Il Casertano continua ad essere fortemente segnato dal predominio dei Casalesi, che può contare su un radicato sistema di relazioni intessuto con politici locali su consolidate alleanze tra i gruppi aggregati al citato cartello: i clan Schiavone, Zagaria e Bidognetti.

Questo è quanto emerge nella relazione della Dia al Parlamento, in riferimento al secondo semestre del 2019. Tali alleanze consentono – differentemente da quanto accade nella città di Caserta, dove non esiste un’unica coalizione di riferimento – di mantenere una pax mafiosa che non ha subito contraccolpi neanche a seguito della cattura e, in alcuni casi della collaborazione con la Giustizia, di esponenti apicali di quei clan.

Dalle recenti operazioni emerge un’inevitabile trasformazione della fisiologia criminale delle compagini del cartello casalese, dovuta all’iniezione di giovani leve, talvolta creando sodalizi unitari, seppur occasionali, senza rinunciare al controllo del territorio sul quale esercitare pressioni per contenere scissioni interne e forze centrifughe di gruppi emergenti.

Per quanto attiene ai settori illeciti d’interesse, si conferma quello dei giochi e delle scommesse illegali. Tra gli elementi di novità, si segnala il sempre maggiore ricorso alla vendita di stupefacenti. Il 9 luglio 2019, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare che ha svelato l’esistenza di una centrale di spaccio nell’alto casertano, gestita da una donna, moglie di un affiliato storico al clan Schiavone, della quale avrebbe fatto parte anche un associato al gruppo Iovine.

L’operazione “Tabula Rasa”, iniziata nel 2017, ha accertato l’esistenza e l’operatività di due distinte associazioni criminali dedite allo spaccio di cocaina, entrambe con sede logistica nel comune di Castel Volturno, con l’assenso della famiglia Bidognetti, che riceveva in cambio periodici versamenti di somme di denaro.

Sono emerse inoltre cointeressenze criminali con cittadini albanesi, attivi nel casertano, per la fornitura di armi, marijuana e hashish importate dall’Albania, differentemente dalla cocaina che veniva acquistata nel quartiere napoletano di Secondigliano. Le sostanze stupefacenti – hashish e marijuana, importate dall’Albania dai correi albanesi – venivano prevalentemente rivendute lungo il litorale domitio.

Indice del forte dinamismo della camorra casertana è anche l’ingerenza tentacolare nella realtà economica e nel tessuto sociale. Ne sono riprova non solo il perdurare delle attività estorsive ma soprattutto la capacità di influenzare ampi settori produttivi, tra cui quello degli appalti, grazie al ruolo di imprenditori-camorristi che costituiscono l’asse portante della strategia del cartello dei Casalesi. Non a caso, diverse indagini del recente passato hanno fatto luce su episodi corruttivi che continuano a minare il sistema sanitario campano. Molte di queste operazioni hanno riguardato ingerenze delle famiglie che rappresentano il vertice del cartello dei Casalesi su presidi ospedalieri casertani; famiglie che, in alcuni casi, hanno operato in accordo con il gruppo Belforte di Marcianise.

Tra i settori d’interesse dei Casalesi si confermano anche quello edilizio e, più in generale, gli appalti pubblici. L’attenzione degli investigatori si è concentrata su una famiglia di imprenditori di Villa Literno.

Le indagini hanno accertato l’esistenza di un patto stretto con il gruppo Zagaria per ottenere protezione dal sodalizio in cambio di altri favori, quali la sistematica monetizzazione di assegni provento degli affari illeciti del clan e la messa a disposizione degli stessi Zagaria delle relazioni imprenditoriali. Tra gli addebiti contestati figurano anche alcune condotte corruttive, poste in essere tra il 2008 e il 2012, in connessione con la realizzazione del parcheggio multipiano “San Carlo”.

All’interno del clan Schiavone si registra una spaccatura tra i componenti del nucleo familiare, dopo la decisione di collaborare con la giustizia, assunta nel 2018, da uno dei figli del capo clan – da anni detenuto in regime ex art. 41 bis O.P. – e l’adesione al programma di protezione previsto per i parenti dei collaboratori, della moglie del capo clan e di un altro dei figli, intervenuta poco tempo dopo.

Al pari di quanto rilevato per le altre componenti del cartello dei Casalesi, anche per il gruppo Zagaria le estorsioni continuano a rappresentare una rilevante fonte di profitti, come attestato da un’indagine condotta dai Carabinieri che, a ottobre 2019, hanno arrestato tre pregiudicati imputati di una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, avvenuta nel periodo compreso tra aprile a ottobre 2019, ai danni di un imprenditore proprietario di un’azienda bufalina di Cancello ed Arnone. Al vertice dell’associazione figurava un pregiudicato storicamente legato agli Zagaria.

Da segnalare che, in relazione alla pandemia da COVID 19, è stata concessa, a fine aprile 2020, la detenzione domiciliare, in provincia di Brescia, al boss Pasquale Zagaria.

Un altro elemento di forza del sodalizio è dato dalla diversificazione delle attività illecite, che spaziano in svariati ambiti. Nel mese di settembre 2019, i Carabinieri di Aversa hanno eseguito un provvedimento restrittivo che ha evidenziato un sistema di truffe al Servizio Sanitario Nazionale, finalizzato al reperimento fraudolento di medicinali di classe “A”, da destinare ad un commercio parallelo, principalmente all’estero.

Persiste la presenza del clan Bidognetti, soprattutto a Castel Volturno, dove da anni coesistono gruppi camorristici e criminalità nigeriana e ghanese. Il territorio è diventato un punto nevralgico di traffici internazionali di droga e della gestione della prostituzione su strada.

Nell’area capuana, che comprende i comuni di S. Maria La Fossa, Capua, Vitulazio, Bellona, Triflisco, Grazzanise, Sparanise e Pignataro Maggiore, permane l’influenza dei gruppi Mezzero, Papa e Ligato. Nell’ambito di quest’ultimo sodalizio si è registrato un tentativo di riorganizzazione da parte delle nuove generazioni che, nonostante la detenzione dei capi storici, sono state in grado di ridare forza al clan.

Nel comprensorio di San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico ed Arienzo risultano ancora attivi elementi del clan Massaro. Sempre nel territorio marcianisano, si rileva la presenza del clan Pagnozzi, che opera prevalentemente nella confinante provincia beneventana.

Nel comune di Mondragone e sul litorale domitio è presente il sodalizio Gagliardi-Fragnoli-Pagliuca, erede della famiglia La Torre.

Il territorio casertano, infine, continua ad essere oggetto di particolare attenzione per quanto riguarda il fenomeno dello smaltimento illegale di rifiuti, che ha determinato gravissimi problemi di salute pubblica, nonché – parallelamente – la bonifica di aree dove, negli anni, sono stati sversati illecitamente rifiuti di ogni genere. Una delle zone maggiormente interessate da tale criticità è la cd. Terra dei Fuochi, che comprende un vasto territorio che si snoda tra le province di Napoli e Caserta.

di Simone Cerciello

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