La pineta artificiale e antropica è destinata a scomparire

La Regione Campania, con un decreto del direttore generale della Protezione Civile Italo Giulivo, ha dichiarato lo stato di “grave pericolosità” per gli incendi boschivi.
Da tempo il nostro giornale segnala, sul territorio di Castel Volturno, il pericoloso stato di incuria e di pericolo d’incendio di ampie zone della pineta.
Seppur vero che la pineta del Litorale Domitio è destinata a scomparire, ma come effetto naturale, non per mano dell’uomo, resta comunque un polmone verde da tutelare e salvaguardare.La macchia mediterranea e il lecceto, prima o poi, riprenderanno il proprio posto e la sostituiranno.

In merito abbiamo chiesto una descrizione tecnica sulla pineta del Litorale Domitio, ad
Alessandro Gatto, responsabile WWF:

“La fascia litoranea del Comune di Castel Volturno, dalla foce del fiume Volturno fino al lago di Patria, costituisce un vasto ecosistema naturale che necessita di adeguata tutela, valorizzazione e di oculate azioni di recupero. La maggior parte delle risorse naturalistiche ancora presenti sul territorio sono da interpretarsi come “residuali” ma, allo stesso tempo, di primaria importanza in quanto rappresentano le ultime, preziose testimonianze di un assetto naturale in via di progressiva e veloce disgregazione.
Possiamo suddividere gli ambienti caratteristici del litorale di Castel Volturno nelle seguenti cenosi vegetazionali:
-Pineta antropica di impianto pluridecennale
-Macchia mediterranea sempreverde di tipo litoraneo
-Vegetazione alofitica degli acquitrini litoranei
-Vegetazione idrofitica degli acquitrini
-Vegetazione idrofitica dei corsi d’acqua di tipo estuariale
-Vegetazione psammofila delle dune
-Vegetazione delle praterie sommerse a Posidonia oceanica (potenziale)
-Aspetti di transizione di tipo ecotonico
-Agroecosistemi e giardini antropici

La formazione vegetale che in questa sede ci interessa approfondire è quella denominata “vegetazione psammofila delle dune”.
Gli ambienti sabbiosi litorali, come abbiamo già detto, risultano essere un habitat inospitale per la maggior parte delle specie vegetali.
L’intera area esaminata, ricade, secondo la classificazione della vegetazione, nel climax termoxerofilo delle boscaglie e delle macchie litoranee; in essa si possono distinguere tratti con aspetti che presentano caratteristiche, sia ecologiche, sia geomorfologiche, anche molto differenti e che, inoltre, sono soggetti a sostanziali variazioni dovute all’alternarsi delle stagioni.Gli ambienti psammofili rappresentano quelle aree nelle quali il substrato, su cui si sviluppano determinate specie vegetali, è costituito quasi esclusivamente da depositi eolici sabbiosi sciolti o più o meno consolidati (sabbie).
Le formazioni vegetali caratteristiche adattate ad un ambiente estremo, condizionato dall’azione di forze fisiche, chimiche e meccaniche che, come quelle considerate in questo studio, ne rendono estremamente difficile la vita, vengono definite pioniere. Consideriamo le condizioni in cui si devono affermare e riprodurre queste piante. Il substrato è costituito da sabbia più o meno fine, incoerente e mutevole ad ogni sollecitazione meccanica, i granelli sono separati da notevoli spazi e ciò diminuisce moltissimo la capacità di trattenere l’acqua. Le radici devono avere una buona elasticità in quanto la sabbia sulla quale si attestano tende a muoversi in continuazione, inoltre debbono svilupparsi in lunghezza per attingere agli strati più umidi.

Un’ulteriore caratteristica di questo ambiente, a cui le specie pioniere risultano adattate, è la concentrazione salina che è molto variabile. La parte aerea della pianta deve sopportare, a sua volta, il vento carico di salsedine, di granelli di sabbia e di eventuali sostanze inquinanti. E’ per questo motivo che la maggior parte delle piante pioniere ha un andamento prostrato, strisciante o a cuscinetto appiattito. La forte insolazione nei mesi estivi, generalmente accompagnata da scarse precipitazioni, crea condizioni desertiche. Per comprendere la peculiarità di questa flora, che è costituita dalle piante pioniere, è quindi necessario prendere in esame i fattori climatici e ambientali, che si presentano volta per volta allontanandosi dal mare.
Si arriva, infine, alla pineta artificiale, dove sono presenti le specie: Pinus pinea, Pinus halepensis, Pinus pinaster (sono presenti anche specie esotiche introdotte appartenenti al genere Eucaliptus ed altri) ma anche Quercus ilex (LECCIO, la caratteristica quercia sempreverde mediterranea) che lentamente sta riprendendo il suo posto naturale, in quanto la situazione naturale (climax) degli ecosistemi retrodunali dovrebbe essere rappresentata da boschi e foreste con forte prevalenza del Quercus ilex.”

di Alessandro Gatto e Angelo Morlando

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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