Regionali, Terra: ecco l’appello degli intellettuali

Con Terra per costruire uno spazio politico ambientalista e popolare in Campania

Terra ha lanciato un appello per iniziare un percorso dal basso, condiviso e partecipato, che metta al centro dell’agenda politica la questione ambientale in vista delle prossime elezioni regionali. Come ricercatori/trici e intellettuali che da sempre si interessano delle questioni ambientali appoggiamo con convinzione questa iniziativa.

Stiamo appena uscendo da una lunga quarantena. In realtà la pandemia non è certo scomparsa: dal Brasile agli Stati Uniti, il COVID-19 continua a diffondersi e a mietere vittime. Eppure c’è una gran voglia di “tornare alla normalità,” alla vita di sempre. È un desiderio più che comprensibile dopo mesi di isolamento e di sacrifici, ma lascia senza risposta la domanda più importante che dovremmo farci: cosa e chi ci hanno portato dentro questa crisi pandemica? I movimenti latino-americani ci insegnano uno slogan molto bello, visionario che invita a non tornare alla normalità perché la normalità era il problema.

In Campania, nelle nostre comunità, sappiamo bene che non c’è una normalità rassicurante alla quale tornare. Qui lo scontro tra un modello di produzione e consumo rapace e la vita si è manifestato non solo con l’eccezionalità della pandemia ma anche con la quotidianità del biocidio che in maniera silenziosa ma non meno pervasiva ha occupato le nostre comunità e le nostre vite. Chi vive nella Terra dei Fuochi, a Sarno, a Pianura, a Chiaiano o a Sant’Arcangelo Trimonte conosce bene di cosa sia fatta questa normalità, di cosa puzzi, che colore abbia, che incubi porti ogni notte e di quali angosce marchi le giornate.

Ma la Campania non è stata solo una grande discarica socioecologica dove sversare i residui del benessere altrui, propagandando una idea tossica di sviluppo che subordina la vita e la salute al profitto. La nostra regione è anche stata il terreno fertile dove da più di vent’anni è germogliato e cresciuto un movimento ambientalista forte, originale, popolare. Lo abbiamo detto tante volte e lo ripetiamo ancora: l’ambientalismo popolare dall’Amazzonia alla Val di Susa, dalla Campania a New Orleans mette insieme giustizia sociale e giustizia ambientale, ecologia e lotta alle discriminazioni razziali, di genere e di classe.

Il nostro ambientalismo non vede gli/le operai/e come nemici ma come possibili alleati in una lotta che vuole liberare tutti e tutte dal ricatto occupazionale. Non siamo liberi/e se siamo costretti/e a scegliere tra salute e reddito.

L’ambientalismo popolare è transfemminista perché riconosce nel patriarcato e nel regime eteronormativo le radici profonde di una crisi ecologica che si basa sull‘idea di una superiorità della produzione (di reddito e di merci) sulla riproduzione e la cura (di vita e comunità).

L’ambientalismo popolare è antirazzista e anticolonialista perché riconosce che il biocidio si genera nella inferiorizzazione di certi popoli e delle loro terre, cosí che possano venire sfruttati e degradati a vantaggio di altri.
L’ambientalismo popolare è quello che ha messo insieme, in tutti questi anni, proposta e resistenza, che non ha avuto paura a dire NO, perché come ci insegnano le sorelle e i fratelli zapatisti, il no al sistema dominante è già un SI a tanti altri mondi possibili.

Sotto elezioni, in tanti/e strizzeranno l’occhio a tematiche ambientaliste. Parleranno superficialmente di sviluppo sostenibile (senza rendersi conto che quel concetto rischia di essere oggi usurato), di energie rinnovabili, e forse i più colti si avventureranno sulle strade traditrici del capitalismo verde. Tutte/i si scopriranno ambientalisti/e; ovviamente criticando gli ambientalisti cattivi, quelli che protestano, quelli che dicono no, quelli che hanno un’idea diversa di cosa vuol dire prendersi cura delle nostre comunità, costruendo nuove relazioni socioecologiche. Chi ha governato questa regione o l’intero paese per decenni, all’improvviso prometterà ricette salvifiche che risolveranno tutti i nostri problemi ecologici, dai rifiuti tossici alle ecoballe, dalla mobilità insostenibile all’agricoltura industriale e via mentendo. Ma davvero si può dare un credito ecologico a chi non ha fatto nulla ma anzi ha criminalizzato quanti/e lottavano contro la distruzione ambientale della nostra regione?

Per questo accogliamo con grande entusiasmo l’appello di Terra. Crediamo che la questione ambientale sia centrale per immaginare una nuova idea di comunità qui in Campania e nel mondo. L’ ambientalismo popolare di cui Terra si fa portavoce mette al centro la questione ambientale come un prisma attraverso il quale ripensare tutte le grandi questioni che abbiamo davanti: la sanità (che dev’essere pubblica e diffusa), l’economia (che deve essere circolare e riproduttiva), il reddito (che deve essere di autodeterminazione e di cura), la bonifica e la riconversione ecologica, i trasporti, la formazione, l’abitare la città, la lotta alle mafie e alla corruzione, la costruzione di una società accogliente, solidale e depurata dal machismo — ecco alcune delle questioni che cambiano completamente di prospettiva se osservate dal punto di vista dell’ambientalismo popolare.

Se c’è una cosa che abbiamo capito dagli errori del passato è che il come è importante almeno se non di più del cosa. Non si può immaginare un mondo nuovo, oltre la normalità pre-pandemia, con i mezz(ucc)i e i modi di fare di sempre. Per questo ci piace l’appello di Terra. Non è il solito fremito pre-elettorale e non solo perché non è certo estemporaneo, ma anche perché non si risolve in una chiamata al voto. Piuttosto Terra fa una chiamata alla politica, che non è solo il momento o la pratica del voto ma piuttosto una pratica di fare comunità.

Sappiamo bene che la competizione elettorale non esaurisce affatto la nostra pratica politica. L’ambientalismo che Terra incarna è vivo nelle strade, nei presidi, nelle lotte territoriali, nei progetti di solidarietà, negli orti urbani, nelle aule occupate di scuole e università, nei collettivi transfemministi, in tante associazioni, parrocchie, gruppi più o meno organizzati. Non ci vuole una lista per fare politica, ma la sfida elettorale può essere uno strumento utile, una cassa di risonanza per mettere al centro del dibattito i temi ambientali che ci stanno a cuore e che crediamo siano l’unica chiave per un cambiamento radicale della realtà.

Chi è content* di come vanno le cose, chi ha fretta a tornare alla normalità, chi non si sente soffocare dai fumi acri dei roghi tossici e di un sistema di produzione che contamina tutto e tutte/i sarà soddisfatto di poter scegliere tra i soliti noti, gli stessi che si candidano da anni. Per tutti e tutte le altre, accogliamo l’appello di Terra e diamoci una possibilità.
Noi ci stiamo.

PRIME SOTTOSCRIZIONI

Marco Armiero
Direttore dell’Environmental Humanities Laboratory, Stoccolma;

Piero Bevilacqua
storico;

Antonello Petrillo,
Università degli Studi S. Orsola Benincasa;

Maria Federica Palestino,
Università degli Studi di Napoli Federico II;

Stefania Barca,
Centro di Studi Sociali, Università di Coimbra;

Federica Giardini,
Università Roma Tre;

Laura Guidi
La camera blu, Rivista di Studi di genere, Università di
Napoli Federico II;

Alessandro Pezzella
Ricercatore Fed 2 chimica organica;

Giuseppe Orlandini
Ph.D presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

Rosario Savino
Medico esperto in PNEI e Scienza della cura integrata, Neuropsichiatra Infantile-NONPI-DS28-ASL Napoli1;

Giuseppe Foscari
docente di storia moderna e contemporanea, Università di Salerno;

Giovanni Russo Spena
giurista ed ex parlamentare, già docente di Diritto Amministrativo alla Federico II di Napoli;

Amalia Spanò
giornalista, Direttrice Rubriche Meridionali, Docente universitaria Storia dell’arte a Lisbona;

Maria Cristina Galasso
musicista, docente Conservatorio di Avellino;

Marina De Chiara
docente Letteratura inglese, Università degli studi L’Orientale di Napoli;

Andrea F. De Carlo
docente Università degli studi L’Orientale di Napoli;

Sandro dal Piaz,
Ordinario di Urbanistica università “Federico II”Napoli

Giuseppe Vitiello
Professore Onorario, Dipartimento di Fisica “E.R.Caianiello”, Università di Salerno.

Angelo Curti
produttore teatrale

Alessandro Pezzella
Ricercatore Chimica Organica, Università degli Studi di Napoli Federico II,

Enrico Iannelli
scrittore (vincitore Campiello Giovani 2016) ed attore

Rosario Savino
Medico esperto in PNEI e Scienza della cura integrata,Neuropsichiatra Infantile-NONPI-DS28-ASLNapoli1Centro

Andrea Renzi,
attore;

Giuseppe Foscari
docente di storia moderna e contemporanea, Università di Salerno;

Rosanna Morabito
docente di lingua serbo-croata, Università degli studi L’Orientale di Napoli;

Andrea F. De Carlo
docente Università degli studi L’Orientale di Napoli;

Claudio Luongo
presidente RESET

Maurizio Fraissinet
zoologo, esperto nella gestione delle aree naturali protette

Sergio Ulgiati,
Docente di Chimica Ambientale, Università degli Studi “Parthenope” di Napoli.

Adriana La Volpe,
ricercatrice biologa e genetista in pensione

Roberto Radice,
Architetto

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