Reggio Emilia: alto il numero di reati per smaltimento illecito dei rifiuti

188
informareonline-traffico-illegale-di-rifiuti-salerno-tunisia-sveglia
Pubblicità
A Reggio il più alto numero di reati per smaltimento illecito dei rifiuti
“occorre sfatare i luoghi comuni, le ecomafie sono ovunque, e principalmente dove ci sia business… occorre alzare l’asticella dei controlli e delle pene ndr.”

Il rapporto Ecomafie 2020 pone la nostra provincia al vertice regionale anche per denunce presentate

Gazzetta di Reggio

REGGIO EMILIA. L’Emilia-Romagna non è in vetta alla classifica delle regioni dove si commettono reati ambientali (nel 2019 è al 12esimo posto nazionale), ma la situazione non è tranquilla. I casi di attività illecite legate alla filiera edilizia, al traffico di rifiuti, a quello di animali, agli incendi dolosi e ai danni al patrimonio archeologico sono infatti stati 1.178, quasi raddoppiati – più 48% – rispetto all’anno precedente.

Pubblicità

Emerge dal rapporto “Ecomafia 2020”, curato da Legambiente regionale, in collaborazione con Libera e il patrocinio dell’associazione Avvocati di Bologna. Per il ciclo dei rifiuti, gli episodi specifici riscontrati sono stati 851, cresciuti del 36%. Le province con il più alto numero di reati di questo tipo commessi (40 ciascuna) sono Forlì-Cesena e Reggio, dove proprio mercoledì i carabinieri forestali hanno concluso l’importante operazione “Esmeralda” su un traffico di batterie esauste che ha coinvolto anche Lombardia, Veneto e Toscana. La nostra provincia ha anche il maggior numero di persone denunciate, mentre Rimini ha il primato di sequestri di immobili abusivi costruiti su terreni demaniali, come stabilimenti balneari.

Fontana sottolinea inoltre che «non tutti sono reati di mafia, ma sempre legati ad attività economiche e di impresa». Le eccezioni però non mancano e sono ricordate da Sofia Nardacchione, responsabile del settore informazione di Libera, che cita le due principali vicende emerse dal maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta. Come il cosiddetto “affare Sorbolo” in provincia di Parma, un intero quartiere costruito dalla cosca (oggi confiscato) a detrimento del risparmio di suolo agricolo. «L’impatto mafioso – spiega Nardacchione – non viene spesso percepito come pericoloso in prima persona. Queste vicende mostrano invece la pericolosità delle mafie che guadagnano in modo illecito a scapito dell’ambiente e dei cittadini che lo vivono». Le diverse sfaccettature che rendono difficile il contrasto ai reati ambientali le spiega Lavio Lazzarini, magistrato della Dda di Bologna: nel 2020 l’ufficio di cui fa parte ha aperto 10 inchieste, 39 negli ultimi 4 anni. Un primo problema sta nell’individuare chi commette gli illeciti, in maggioranza «imprese che svolgono legittimamente la propria attività» ma commettono «violazioni di prescrizioni molteplici e ripetute». Inoltre i processi che vengono istruiti contro le aziende sono caratterizzati da «ottime difese, consulenti e contradditori particolarmente complessi». Il traffico di rifiuti poi, non si fa più «alla vecchia maniera con un camion e poche persone», ma è tutto schermato da autorizzazioni apparentemente in regola e catene di imprese, magari inesistenti o intestate a prestanome. E lo smaltimento illecito di rifiuti «avviene oggi principalmente mediante lo stoccaggio in capannoni, che sono molto difficili da individuare, tanto che spesso vengono scoperti solo quando scoppia un incendio». A questa modalità messa in atto da imprese non del tutto criminali, ci sono poi i reati delle mafie. Un traffico in voga è quello del cosiddetto “oro rosso”, il rame, quasi sempre rubato. Il presidente di Legambiente Emilia-Romagna, Lorenzo Frattini, conclude avanzando al governo alcune proposte che riguardano l’approvazione di due disegni di legge fermi in Parlamento su agromafie e reati contro il patrimonio culturale e archeologico. Chiedendo inoltre di inserire nel codice penale inasprimenti di pene per i reati di traffico di rifiuti e maltrattamenti degli animali.

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità