“Recovery fund adeguato, ma volume insufficiente”

Intervista all’eurodeputata dei Verdi tedeschi Alexandra Geese

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Alexandra Geese, politico tedesco membro del Parlamento europeo – Verdi tedeschi (Bündnis 90/Die Grünen), è stata una delle prime personalità politiche a lanciare una petizione per la solidarietà italo-tedesca, in un momento in cui l’Italia sembrava esser stata lasciata sola nel rispondere all’emergenza sanitaria ed economica. Un appello che ha raccolto più di 20mila firme e che ha avuto grande eco mediatico. L’On. Geese è un politico non solo molto attento alle tematiche ambientali, ma decisamente critico sull’andamento del sistema economico fino ad oggi: un meccanismo che avrebbe destinato la maggior parte della ricchezza in pochissime mani e che avrebbe adoperato con decisioni scellerate a danno dell’ambiente.

On. Geese, l’Unione europea deve affrontare la sfida del coronavirus. Il premier Conte ha giudicato la strada del “Mes” estremamente inadeguata nonostante l’eliminazione di diversi vincoli per l’accesso al fondo. Qual è la sua posizione in merito a questa vicenda e quali misure dovrebbe adottare l’Europa?

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In seguito al coronavirus dovremo affrontare la recessione più grave dalla Seconda guerra mondiale, per far fronte a ciò il Mes è uno strumento totalmente inadeguato, ma non bisogna demonizzarlo come fanno la Lega e parte dei 5 Stelle. Il Mes è insufficiente perché all’Italia spetterebbero meno di 40 miliardi e, inoltre, il Meccanismo di stabilità europea si aggiunge al debito preesistente dello Stato, e questo è proprio quello che l’Italia dovrebbe evitare. Noi Verdi del Parlamento europeo chiediamo un fondo di mille miliardi finanziato in base alla forza economica degli Stati membri che eroga contributi agli Stati che ne hanno maggiormente bisogno. Questa per noi è una soluzione di vera solidarietà. Anche l’ultimo Consiglio europeo non ha portato i risultati sperati, ora toccherà alla Commissione preparare una proposta; da quello che sentiamo l’intenzione è quella di preparare un fondo con un volume tra i 300 e i 500 miliardi, oltre le tre misure già decise che totalizzano ulteriori 540 miliardi, compreso il Mes. Questo “Recovery Fund” dovrebbe essere gestito attraverso il quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea, ovvero quello strumento finanziario che si estende su sette anni. Saranno più o meno 200 miliardi all’anno in aggiunta alle altre misure. Pensiamo che questo strumento sia adeguato, ma il volume non è sufficiente. Il vantaggio è che dovrebbe essere costituito da metà contributi e metà prestiti, quindi solo un metà pesa sull’indebitamento dello Stato. Un segno di solidarietà non sufficiente, ma che va nella giusta direzione. Bisogna dire, inoltre, che anche il Parlamento avrà la sua voce nel definire come saranno spesi questi soldi, di conseguenza c’è un maggiore controllo democratico.

Il suo partito è stato uno dei primi a lanciare un appello alla Cancelliera Angela Merkel, affinché venisse incontro alle esigenze dell’economia italiana in questo momento di profonda crisi. Che risposte avete trovato dopo il vostro appello?

Sì, siamo stati tre deputati Verdi, due del Parlamento europeo e una del Bundestag a lanciare un appello di solidarietà italo-tedesca, raccogliendo più di 25 mila firme e i primi firmatari sono nomi importanti della politica e dell’economia italiana come Enrico Letta, Tito Boeri, Mario Monti etc.

Ma hanno firmato questo appello anche economisti centristi tedeschi, che per la crisi del 2008 erano contrari agli eurobond e che invece oggi hanno firmato la nostra proposta che prevede bond comuni per superare questa emergenza. La società civile è a favore di una vera solidarietà e la Cancelliera Merkel sembra si stia muovendo verso misure di solidarietà che però escludono il termine “bond”, questo perché in Germania c’è una demonizzazione degli eurobond come c’è in Italia per il Mes.

Il coronavirus ha avuto un impatto molto forte sull’intera economia mondiale. Come dovrà muoversi l’Unione europea per il post-virus? Quali investimenti e strategie comuni dovranno essere messe in campo per fronteggiare futuri rischi di pandemia?

Bisogna sforzarsi in una trasformazione ecologica e sociale dell’economia. Non ha alcun senso tornare al sistema precedente che non ha evidentemente funzionato, sia sul piano sanitario che su quello sociale. Dobbiamo investire in una trasformazione dell’economia che garantisca una distribuzione equa della ricchezza, senza l’accentramento nelle mani dell’1% della popolazione. Noi Verdi vogliamo davvero invertire la rotta ed è per questo che pensiamo che tali risorse vadano investite in: infrastrutture, un sistema di energia che non emetta più Co2, trasporti e un’agricoltura più rispettosa delle risorse del pianeta. Vogliamo un sistema economico che punti sui sistemi sanitari, sull’educazione e su sistemi pubblici resilienti e solidi.

Parte della popolazione mondiale è ora costretta a restare a casa, ma queste misure di quarantena hanno fatto sì che la natura riuscisse a riprendersi gli spazi che prima erano occupati dall’uomo (seppur in piccola parte al momento). Qual è il messaggio che deve arrivare ai cittadini e come dovrà cambiare il nostro rapporto con la natura dopo il virus?

Dobbiamo imparare a convivere in pace con la natura e con l’ambiente circostante. Dobbiamo avere maggiore rispetto, d’altronde questa pandemia deriva proprio dal fatto che costringiamo animali selvatici a vivere troppo vicini tra di loro e a noi. Il disboscamento è una delle cause di questo fenomeno, mi chiedo perché non possiamo lasciare agli animali il loro spazio limitandoci a prendere ciò che davvero ci serve. Sappiamo anche che il riscaldamento globale aumenta il rischio di nuove malattie, aumentano i rischi di trasmissione, nei nostri Paesi arrivano specie di zanzare che finora non erano presenti. Dobbiamo proteggere il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti a vivere su questo Pianeta.

L’European Green Party gode di numerosi consensi, ma in diversi Stati il partito dei Verdi non riesce a raggiungere buoni risultati. Qual crede che sia la forza del vostro partito in Germania?

In Germania abbiamo conseguito consensi davvero notevoli fino al 2019. Credo che la ricetta vincente sia l’unità nella diversità. Il nostro partito ha diverse anime, affrontiamo la questione ecologica (che è molto forte), ma diamo valore alle questioni sociali, ad un’equa distribuzione della ricchezza, ai diritti civili e, inoltre, abbiamo un forte sentimento femminista, nel nostro partito le donne ricoprono il 50% dei ruoli, siamo indubbiamente un’eccezione. La partecipazione politica è aperta a tutti e questo ci fa comprendere meglio la realtà che ci circonda. Anche nel nostro partito ci sono dibattiti interni, ma l’importante è essere uniti nel messaggio profondo da dare all’esterno.

di Antonio Casaccio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°205
MAGGIO 2020

 

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