Recensione: The Old Guard – Progressive action

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La pandemia ancora infuria, Hollywood si dispera e i cinema sono chiusi. Quindi, cosa si può fare per vedere qualcosa di bello questi giorni se non aprire un sito di streaming? La gemma di oggi è The Old Guard, nuovo film di Netflix diretto da Gina Prince-Bythewood e tratto da una graphic novel di Greg Rucka.

Il film parla di un gruppo di immortali, Andromaca di Scizia (Charlize Theron), una guerriera più antica della storia conosciuta, Sebastian LeLivre (Matthias Schoenaerts), un soldato delle guerre napoleoniche, Nicolò di Genova (Luca Marinelli) e Yusuf al-Kaysani (Marwan Kenzari), soldati di schieramenti opposti durante le Crociate innamoratisi l’uno dell’altro dopo essersi uccisi varie volte sul campo di battaglia. I quattro si fanno ora chiamare Andy, Booker, Nicky e Joe, e fanno i mercenari in giro per il pianeta, cercando di prestare i propri servizi alle cause più nobili. Ma quando una missione per salvare un gruppo di ragazzini si rivela una trappola ordita da una compagnia farmaceutica per carpire il segreto della loro immortalità, si ritrovano a dover fuggire per il globo e trovare il modo di eliminare i propri nemici e cancellare ogni traccia di sé in un’era digitale. Il tutto mentre aggiungono ai propri ranghi Nile (KiKi Layne), una giovane Marine di colore che si è appena ritrovata immortale come loro, e Andy inizia a perdere la propria immortalità.

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Sorprendentemente per una storia di supereroi, il film è piuttosto…terra-terra. I protagonisti non hanno ideali eroici, tragiche backstory che li hanno ispirati ad aiutare il prossimo, ma fanno il loro lavoro perché sono bravi in esso, non hanno idea di cosa li abbia resi immortali e non sanno che altro fare se non tentare di fare la differenza dove possono. Che senso avrebbe, in effetti, costruirsi delle famiglie oltre al loro piccolo gruppo, quando ogni persona intorno a te invecchia e muore mentre tu rimani lo stesso? Che senso avrebbe trovarsi un lavoro, seguire una carriera quando tutti i tuoi colleghi si insospettiscono di come non invecchi mai? Questi sono tutti temi tipici delle storie di immortalità, e a renderli freschi e interessanti anziché i soliti cliché in questo film sono i personaggi, scritti con maestria da Rucka e portati a una solida interpretazione da Bythewood.

Sebastian è quello che più lotta con la propria ‘maledizione’ dei suoi compagni, avendo tentato di rimanere vicino alla propria famiglia originale mentre invecchiavano e morivano, e ricevendo il loro odio per non essere capace di conferire gli stessi poteri a loro. Andy è la più stanca, essendo più vecchia della storia registrata ed essendo stata sola per millenni prima di incontrare gli altri, ed è sollevata alla prospettiva di poter finalmente morire ma determinata a non farlo prima di aver salvato e messo al sicuro i propri amici. Kiki è la novizia, ancora alle prese con il fatto che non potrà più vedere i propri cari e i traumi di ogni morte; ma è una donna forte nonostante tutto, essendo una donna Afroamericana che è riuscita a scavarsi un posto nell’esercito, ed è determinata a dare un senso a questa bizzarra nuova esistenza. Joe e Nicky sono forse quelli con meno problemi, essendo una coppia ormai durante di secoli, ma anche la loro storia è esemplare: due ex-nemici che si sono innamorati nel Medioevo, un periodo in cui una coppia gay interraziale era ancora più a rischio di oggi, e che tuttora sono i personaggi più stabili del gruppo, tenuti insieme dal loro amore e decisi a proteggersi a qualunque costo.

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Sono questi personaggi—effettivamente persone normali, e non eroi che ci salvano da divoratori di mondi o asteroidi in arrivo—a rendere memorabili scene d’azione dal risultato apparentemente scontato (i protagonisti sono immortali e hanno quasi tutti secoli di esperienza), e alla fine è come guardare in azione John Wick: scene coreografate al millimetro e con realismo che diventa quasi black comedy, come una macabra danza in cui ad essere interessante non è se i protagonisti vinceranno o meno, ma tutte le cose folli che faranno per vincere. Ad aggiungere suspense al tutto è la consapevolezza che se un immortale può perdere la propria immortalità come è successo a Nicky, allora ogni proiettile da cui i protagonisti si rialzano stile Wolverine può essere fatale, ma la rassegnazione con cui i protagonisti affrontano ogni battaglia, sul tono di “Oh, ecco un altro Martedì” rende il tutto immensamente godibile.

Il film non è perfetto, certo. Le performance non sono quelle più memorabili che gli attori possono offrire (mi arrischierei quasi a dire che The Old Guard è riuscito a rendere Luca Marinelli, di tutti gli attori, noioso da guardare), ma quello che conta è che stiamo vedendo una storia di supereroi molto convenzionale raccontata in una maniera nuova e interessante, con un cast etnicamente vario, carismatico e solido, il che è già tantissimo in un mondo ormai saturato e omogeneizzato dal Marvel Cinematic Universe. Potremmo definirlo quasi progressista.

Per cui, date uno sguardo a The Old Guard. Sono un paio d’ore ben spese.

di Lorenzo La Bella

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