Real Orto Botanico di Napoli: l’attività scientifica pre e post Covid

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Anche il Real Orto Botanico dell’Università Federico II di Napoli sito in Via Foria 223,  si attiene alle disposizioni attualmente vigenti post covid. In particolare a rivelarlo è il Direttore Paolo Caputo:

Dopo il lockdown nel Real Orto Botanico di Napoli quali attività riprendono e sono accessibili al pubblico?

«Solo l’apertura al pubblico del giardino, non si prevedono attività organizzate di nessuna natura per il prossimo futuro poi si vedrà. L’ingresso ai visitatori del giardino è possibile dalle 9 alle 13 dal lunedì al venerdì per un numero giornaliero di ingressi massimo di 30 autorizzati i quali sono tenuti a rilasciare i propri dati».

Come si accede alla prenotazione?

«La prenotazione avviene compilando il modulo presente sul sito dell’Orto Botanico».

Personalità di spicco in ambito accademico-culturale è il Professor Giuseppe Scala, attualmente in pensione a rivestire il ruolo di volontario del Real Orto Botanico di Napoli ed è lo stesso a rivelare alcuni dettagli inerenti la sua attività di collaborazione con la struttura dell’Università.

Qual è stato il suo percorso professionale?

«Ho rivestito il ruolo di professore di chimica applicata ai tessili e tintoria in Italia ed all’estero specie in India ed in Egitto. Ho avuto la possibilità di seguire alcune missioni archeologiche con ruolo di analista chimico di reperti ritrovati. Le analisi condotte sono state svolte presso l’Istituto delle Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR di Montelibretti. In tale ruolo ho acquisito e portato presso il  museo di Paleobotanica ed etnobotanica del Real Orto Botanico di Napoli una collezione di fibre tessili proveniente da tutto il mondo comprendente sete esotiche  prodotte da farfalle Antarea, Attacus ed Atlas e pure seta vegetale e fibre tessili e poco note come ad esempio la Girardinia dell’Himalaya e tessili sud americani. Ho tinto con coloranti vegetali campioni di tessuti in vari colori ora esposti nel museo insieme a sostanze tintorie. Sono state in passato realizzate due vetrine dedicate all’India ed all’Egitto con i prodotti tipici di queste nazioni. Sono esposte anche resine ed essudati di vari alberi insetticidi e detergenti naturali. Vi è poi una mostra di cordami ottenuti da varie specie vegetali. Queste mostre vogliono essere utili a studenti e studiosi al fine di realizzare nuovi materiali nei campi della moda e di prodotti merceologici innovativi. Queste attività sono svolte in collaborazione con la dottoressa Manuela De Matteis Tortora che cura la Carpospermateca e la sezione di Etnobotanica del Museo con l’assistente Stefano Gaudino e attualmente seguono le indicazioni di prescrizione post covid».

Il vostro ultimo lavoro prima del covid?

«Stavamo portando a termine uno studio sulla fabbricazione della carta dal millesettecento a tutt’oggi mirante all’identificazione delle materie prime adoperate e dei  reperti acquisiti che saranno esposti in una apposita vetrina possibile da osservare alla prossima apertura del Museo. Era in preparazione una raccolta di microfotografie al microscopio ottico utili al  riconoscimento delle fibre tessili  da parte di  studenti, ricercatori ed archeologi; inoltre è in preparazione un compendio di fisiochimica per studenti di biologia e materie botaniche».

di Manuela De Rosa 

Foto di Giuseppe Moggia 

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