Real Atellana Due Sicilie. Un messaggio di storia e passione

Pur essendo relativamente recente la sua fondazione, la storia della Real Atellana Due Sicilie affonda le sue radici in quella del Tifo Identitario. Se mai vi fosse capitato di veder sventolare sullo stadio una bandiera cosiddetta “borbonica”, con chiari riferimenti al Regno delle Due Sicilie, quello è il vessillo di un gruppo sempre più numeroso di tifosi, ma non chiamateli nostalgici.

Lo scopo del Tifoso Identitario non è il rimpianto dei bei tempi andati, piuttosto quello di divulgare la storia dimenticata del meridione italiano. Ecco il perché delle profonde radici storiche. Una storia dimenticata e troppo spesso rinvangata a scopi elettorali per far leva su sentimenti pregni di sconforto e orgoglio regionalista.

Iscritta alla Lega Nazionale Dilettanti Calcio a 5, è la prima squadra ufficiale registrata alla Figc con logo e nome delle Due Sicilie. E l’intenzione di questa scelta è chiara: la divulgazione della storia del Regno delle Due Sicilie come patrimonio da non dimenticare.

Come ci racconta il Presidente e co-fondatore Alberto Petillo: “Il primo precedente storico della bandiera duosiciliana su di uno stadio risale al 5 novembre 2015, quando in occasione dell’incontro di Europa League contro il Midtylland vennero sbandierati al San Paolo 100 vessilli. In fretta il GOS sentenziò che si trattava di una manifestazione non autorizzata e che non erano richiamati i colori delle squadre in campo. Motivo per cui le bandiere vennero in fretta rimosse.

Ma ormai la strada era stata segnata: da quell’iniziativa nacquero il Napoli Club Due Sicilie ed il Napoli Club Briganti, affiliato all’associazione italiana Napoli Club e di cui sono presidente, che ha nel logo lo stemma delle Due Sicilie. In tal senso la nostra bandiera entra nello stadio in quanto associata ai colori sociali del Napoli Calcio”.

Il passo successivo vide la nascita della Real Atellana Due Sicilie.

La squadra ha l’organizzazione e le caratteristiche di una qualunque compagine sportiva, all’inizio i giocatori reclutati non conoscevano la realtà e le motivazioni del Tifo Identitario. Oggi scendono in campo soprattutto per testimoniarlo, nonostante le innumerevoli difficoltà che incontrano, ce lo dimostra Giovanni Fiorillo, il bomber della squadra.

“È un mondo difficile quello delle serie minori: allenamenti estenuanti dopo una giornata di lavoro. Ma buttiamo il cuore oltre l’ostacolo e scendiamo in campo soprattutto per raccontare la nostra storia, la nostra realtà.

Noi siamo una piccola squadra che non ha grandi mezzi e magari la differenza si percepisce quando incontriamo squadre con grandi sponsor alle spalle, eppure le nostre soddisfazioni siamo riusciti a prendercele”.  Secondi nella Coppa Campania e lanciati verso il secondo posto in campionato 2019/2020, i ragazzi sono stati fermati dalla pandemia e il loro futuro è sospeso come quello di tutti gli sportivi delle serie minori.

“Chi ama lo sport non ha vissuto bene questo lungo stop, in Italia non ci sono investimenti adeguati sui giovani e sulle piccole realtà e spesso chi non ha soldi non gioca, e così lo sport muore”. Queste le parole del Mister Salvatore Reccia.

“Spesso le piccole squadre non sanno dove allenarsi o giocano in condizioni precarie, i nostri sponsor sono del territorio e credono nel progetto come i giocatori che sono scesi di categoria per giocare con noi”.

Speriamo che con la ripresa questi ragazzi possano ricominciare a giocare e a portare il loro messaggio. La curiosità ed il rilievo mediatico sollevato dai social ha fatto sì che l’attenzione intorno a loro crescesse sempre più, le loro magliette sono diventate molto richieste, grazie anche alle innumerevoli iniziative che portano avanti i due Napoli Club.

Il Tifo Identitario serve a ricordare che la storia viene scritta dai vincitori, ma non può essere dimenticata.

di Alessandra Criscuolo
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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