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Lo diciamo tutti, ma a quale eredità facciamo appello? La legge ancora indaga su quale siano i criteri adatti per la successione in assenza di testamento ma nessuno ha mai pensato di scavare nel profondo dei legami familiari per scoprire quanto potenti e profondi questi possano rivelarsi. “L’Eredità’’ è l’ultimo cortometraggio di Raffaele Ceriello, giovane regista napoletano che, ancora una volta, ha iniziato il suo lavoro a partire da un fatto di cronaca.

Da Vibo Valentia la storia arriva a Napoli, dove i protagonisti si trovano ad essere vittime di camorra.

La storia raccontata è quella di una famiglia che decide di non piegarsi alle minacce dei malviventi del Paese pur di conservare un ‘’pezzo di terra’’. L’eredità era da preservare, da custodire per il fratello andato via di casa molti anni prima.

Ma la camorra vuole proprio quel terreno e decide di non restare ferma. Non agisce blandamente.
La camorra è perfida, uccide il padre.
I legami familiari, però, vanno oltre ogni forma di paura, sono la prova evidente che è l’unione a fare la forza. Non resta, quindi, che combattere il terrore pur di conservare un ricordo.

«L’Eredità è non piegare la testa, non il pezzo di terra» – racconta Raffaele Ceriello.
Scene scure, tra occhi lucidi e immagini toccanti. Il cortometraggio è girato tra Ponticelli e Barra, in quelle zone lasciate ai margini della società. Piccoli centri che non sono sotto gli occhi dei riflettori, non hanno un programma di riqualificazione sociale ma chiedono aiuto ogni giorno.

In queste zone si vive tra la paura di combattere e la forza di riuscirci insieme. Raffaele Ceriello cura un Laboratorio di cinema nelle scuole del napoletano perché crede nel valore sociale dell’istruzione e nella scuola come istituzione, come potente comunità educativa. «Credo che chi racconta storie voglia combattere.

L’arte, però, non basta. C’è bisogno di politiche sociali molto più solide per salvare questi territori» – conclude Raffaele.

di Giovanna Cirillo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

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