“Per… pentito dire” di Gaetano Anastasio: il racconto di una carcerazione ingiusta

Gaetano Anastasio

Parliamo di un romanzo giudiziario ispirato ad un fatto di cronaca vero di memoria “tortoriana”. Carmelo Zappulla, al quale si ispira il protagonista del libro, Melo, la mattina del 30 luglio 1993 veniva tratto in arresto con un’accusa infame, essere il mandante dell’omicidio del compagno della madre. La tragicità di quella vicenda rivive in un libro scritto di pugno da uno dei suoi principali protagonisti, l’avv. Gaetano Anastasio, difensore dell’imputato.

 

Gaetano Anastasio - Per... pentito dire
Gaetano Anastasio – Per… pentito dire

 

“Per… pentito dire – Anatomia di un’accusa” è il titolo che rimanda subito la mente ad uno dei temi centrali del lavoro, l’istituto dei collaboratori di giustizia. Sette furono le cosiddette chiamate in correità che catapultarono l’artista partenopeo in una spirale di eventi inaspettati, dal carcere, alla latitanza, fino a culminare in una agognata assoluzione. Sullo sfondo di questo racconto il mondo dell’avvocatura vissuto attraverso un narrato chiaro ed efficace, con il quale Anastasio dimostra tutta la sua abilità di narratore e di giurista. «La collaborazione di giustizia è un elemento necessario del quale non può farsi a meno per l’accertamento della verità – spiega il legale – chi decide di collaborare ha delle motivazioni senza dubbio rispettabilissime». Il problema riguarda evidentemente la gestione dei pentiti e la valutazione delle loro dichiarazioni. “Io immagino la giustizia come un veliero la cui rotta va verso l’isola della verità. I collaboratori di giustizia sono sicuramente ottimi marinai a cui però non bisogna affidare il timone perché c’è il rischio che naufraghi” scrive con enfasi nel suo libro.

Il libro rivisita quella vicenda modificandone soltanto alcuni aspetti per esigenze narrative, come i nomi dei veri protagonisti, tutti anagrammati ad arte, oppure la presenza del figlio di Anastasio quale suo praticante, ma nei contenuti giuridici ne rappresenta la precisa narrazione.

La storia ebbe una eco mediatica nel contesto campano. Zappulla, di origini siracusane, all’epoca viveva a Castel Volturno, ed era già un cantante ed attore all’apice del successo artistico.

Gaetano Anastasio dovette affrontare un impegno professionale particolarmente impegnativo, che lo costrinse ad un forzato allontamento da casa, sacrificando i suoi affetti più cari per adempiere al suo dovere. «Il libro è anche un modo per parlare del mondo degli avvocati – evidenzia il legale – dei clienti che ci fanno buttare il sangue! Cosa ne sa la gente della nostra sofferenza? Noi ci giochiamo il più grande dei valori, la famiglia». Dopo 25 mesi di processo, al culmine di un’arringa durata circa 6 ore, interamente video ripresa per decisione del consesso giudiziario, e caratterizzata anche da momenti di tensione, la difesa del cantante riesce a dissuadere la Corte. «Nel corso del processo vengono tirati in ballo 4 diversi moventi – spiega Anastasio, facendo luce sulle dinamiche della vicenda processuale – questa flessibilità della causale assunse rilevanza. Vinsi quel processo perché dimostrai come mai fosse nato un teorema Zappulla assolutamente indimostrato. Ad un certo punto si comincia a parlare di Zappulla, ma lui non aveva fatto nulla. Secondo i pentiti uno degli esecutori ricevette l’ordine di uccidere da un boss della cosca mafiosa di Siracusa, amico di Zappulla. I pentiti però si contraddicono tra di loro, rendendo versioni diverse». L’idea di scrivere il libro nasce per caso. Zappulla dopo la tragica esperienza vissuta scrive un suo libro, “Il Ragazzo della Giudecca” ed affida ad un giovane regista, Alfonso Bergamo, i diritti per realizzarne la versione cinematografica, con un cast composto dallo stesso Zappulla, nonché Giancarlo Giannini e Franco Nero. Il film, però, non soddisfa il cantante né Anastasio, il quale spiega «nel film Zappulla era accusato da un solo pentito, apparentemente subornato dal PM, interpretato da Tony Sperandeo, che avrebbe avuto motivi di astio verso il cantante. Zappulla evita la condanna solo grazie alla ritrattazione del collaboratore, in tal modo inoculando il dubbio che lui fosse colpevole». Ebbene, per ristabilire la verità processuale, che neanche Zappulla seppe raccontare nel suo libro, Anastasio ha deciso di affidare ad un romanzo la ricostruzione fedele di quella vicenda.

di Fabio Russo

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018