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Le violazioni commesse nelle RSA (residenze sanitarie assistenziali) lombarde, correlate all’emergenza coronavirus, sono ormai oggetto di inchiesta da parte della magistratura. Alcune ispezioni dei Nas, effettuate nelle varie strutture italiane, hanno rilevato elementi non conformi relative alle misure necessarie per la prevenzione del Covid-19. Noi di Informare abbiamo contattato alcuni dei responsabili delle Case di Riposo di Castel Volturno, dove si sono registrati zero contagi, per conoscere la condizione degli ospiti durante l’emergenza sanitaria e ricostruire una cronistoria dei giorni che hanno preceduto il lockdown.

«Noi ci siamo mobilitati immediatamente, fin da subito. Il 27 febbraio avevamo già comunicato, seppur solo verbalmente, alle famiglie che non sarebbe più stato possibile accedere alla struttura, ufficializzando poi il provvedimento il 4 marzo», ha dichiarato Antonio Troia, responsabile di “Villa La Yucca”. La struttura, infatti, si è poi mobilitata per adottare tutte le precauzioni e per sanificare l’intero ambiente. «Il 9 marzo abbiamo effettuato una prima sanificazione dell’intera struttura con i prodotti idonei e certificati, che ripetiamo da allora ogni 15/20 giorni». Gli ospiti di “Villa La Yucca”, dunque, risiedono stabilmente all’interno della casa di riposo, dove vengono costantemente monitorati. Infatti, ogni 2/3 giorni, per tre volte al giorno, gli operatori prendono loro la temperatura e misurano la saturazione, per accertarsi delle condizioni di salute degli ospiti. Gli stessi operatori, inoltre, il 1° aprile si sono sottoposti al test integrato per Covid-19 mediante ricerca degli anticorpi (IgG/IgM), dove sono risultati “assenti”, dunque in grado di continuare ad assistere gli anziani.

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Alcuni degli ospiti di “Villa la Yucca”

Un’assistenza che, purtroppo, deve fare a meno, almeno per il momento, del contatto umano di cui gli ospiti di queste strutture hanno bisogno. «Lavorando completamente a porte chiuse, stiamo facendo i conti con un’assenza e un si-lenzio assordante. Noi operatori della struttura siamo un tutt’uno con le famiglie dei nostri utenti, perché, a lungo andare, diventano parte anche della nostra di famiglia», ha dichiarato Manuela Parente, direttrice di “Villa Mary”. «Stiamo fornendo un supporto psicologico sia agli anziani che agli operatori, perché capiamo che anche loro han-no bisogno». Anche Villa Mary, come Villa La Yucca, ha attuato tutte le misure di distanziamento sociale e di prevenzione da prima che venisse emanato il decreto del 9 marzo. «C’è stata una totale assenza da parte degli organi competenti: nessuno ci ha trasmesso di-rettive o linee guida seguire. Infatti, abbiamo e stiamo affrontando quest’emergenza da soli, lavorando d’intuito e attuando tutte le misure volte a tutelare i nostri ospiti».

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lo staff di “Villa Mary”

Premura che, purtroppo, è stata messa in discussione in altre strutture del Nord Italia, dove molte RSA hanno visto il prolificarsi di contagi. «Quegli episodi, per me, sono legati ad una totale irresponsabilità da parte di coloro che gestiscono le strutture in questione», ha commentato la Parente, delineando anche la differrenza tra casa di riposo e RSA. «Lì gli anziani sono numeri, perché, spesso, le RSA sono strutture convenzionate con gli ospedali e, dunque, vi è un riciclo continuo. È impensabile spostare anziani contagiati in strutture preposte all’accoglienza di anziani non autonomi. Per me, che faccio questo lavoro da 20 anni è stato un dolore, apprendere la superficialità con la quale sono stati trattati».

di Carmelina D’aniello
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°205
MAGGIO 2020

 

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