Questione di taglie: dalle sample size verso nuove visioni

Vi siete mai chiesti come mai a sfilare in passerella ci siano sfilze di giovani donne magrissime? Sicuramente sì, ma c’è ben più di un singolo motivo.

Non si tratta solo di canoni estetici, i modelli svolgono questo lavoro affinché, con la propria fisicità, diano agli abiti vestibilità per accentuare cadenza e tagli. Focus sui vestiti e non sui corpi, quest’ultimi devono adattarsi agli abiti e non viceversa.
Un pensiero blando, idealistico che può essere apprezzato o meno, tuttavia il problema di base risiede nelle sample size.
Sono le taglie campione, su queste si basano le proporzioni utili a creare il capo che verrà presentato al defilé. Generalmente la size perfetta degli abiti da sfilata è una 36 o una 38 e le modelle che non rientrano in queste cercano in ogni modo di riuscirci. Per farlo si sottopongono ad uno stress fisico e psicologico assurdo che le porta ad abbracciare parecchi disturbi alimentari ed un’ossessione sul loro peso.
Per superare i casting delle agenzie che reclutano modelle, i requisiti sono certamente l’altezza, seno contenuto, vita e fianchi stretti.
Qualcosa però sembra stia cambiando.
Molti sono stufi di veder trasmettere un immaginario di moda basato esclusivamente su corpi perfetti e bilanciati, ma troppo esili e tendenti al malessere. Tra questi risiedono anche professionisti del settore stesso.
L’ultimo messaggio allarmante è stato rilasciato dalla stylist Francesca Burns che con un post su Instagram ha espresso l’assurda realtà taglie. Trovandosi su un set, si è interfacciata con una modella minuscola che nonostante una 38 di taglia ha fatto fatica ad indossare un paio di pantaloni Celine di Hedi Slimane, non riuscendo a chiuderli. L’indossatrice si è sentita a disagio nonostante le sue proporzioni. I pantaloni in questione erano ancor più piccoli della taglia campione standard.
C’è una percezione scorretta dietro tutto ciò e non si può più promuovere un’immagine così sbagliata che mette in crisi molte persone, in primis le donne.
Nel notare chili di troppo ricorrono a diete drastiche, pillole dimagranti, esercizi fisici eccessivi e digiuni. Sottopongono la propria salute fisica a stress malsani. Proprio la stylist Burns si è chiesta, giustamente, se sia poi così difficile aumentare le taglie campione. Non è possibile che il settore richieda di esser ancor più magre delle stesse taglie base, vorrebbe significare incentivare l’anoressia.

Di fatto, non è complicato apportare una modifica a queste tabelle di taglie ma sono certamente più efficienti ed economiche da produrre anche se restano un valido ostacolo all’inclusività della moda. Fortunatamente, alcuni stilisti stanno cambiando parere e non solo promuovono le modelle curvy e le ingaggiano per sfilare, ma grazie a loro vogliono avvicinarsi ai propri consumatori.
Usare l’immagine di modelle curvy o con taglie nella media richiama più pubblico perché questo ha per l’appunto taglie nella media. Infatti, la Spring/Summer 2021 di settembre ha visto, in più di una sfilata, una varietà di taglie più vicina alla normalità. Gli stilisti si stanno rendendo conto di quanto la moda, seppur abbracci sempre temi differenti, impone barriere difficili da scalfire. Ciò non concerne solo la circonferenza dei fianchi e del seno ma anche l’aspetto estetico. Tutta l’esteriorità della figura moda è posta sotto riflettori fatti di giudizi e pregiudizi. Gli standard di bellezza non devono essere limitati da misure eccessivamente minime.
Un semplice numero scoraggia tante ragazze giovani che si autoconvincono di essere sbagliate, imperfette e deformi solo perché non riescono ad entrare in un paio di jeans. Per quanto sia difficile che si arrivi a modificare le sample size, di recente i marchi hanno iniziato ad includere donne, corpi e ideali di peso e bellezza diversi.
L’omogeneità che compone questo mix di personalità aiuta gli utenti ad avvicinarsi allo storytelling dei brand oltre che a regalare outfit incantevoli a chi veste più di una 38. La moda non appartiene al club dei magri, è di tutti. Nonostante finora sia trapelato solo questo mito, è giunta l’ora di sfatarlo.

di Chiara Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

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