«[…] Sono in macchina, guardo fuori dal finestrino e mi ritrovo a scrutare un fantastico tramonto. È raro soffermarsi a osservarne uno, siamo così presi dagli impegni che, come al solito, non riusciamo a percepire tutto ciò che ci è intorno. Un tramonto meraviglioso, tendente al rosa. È meraviglioso, ma anche innaturale. Mia madre mi spiega che quel colore è dovuto all’inquinamento della città. Avevo notato qualcosa di strano: i tramonti mi hanno sempre trasmesso una certa calma e, in quei momenti, riuscivo a sentirmi davvero in pace con me stessa.

Quel tramonto era quasi tetro. Pareva che il cielo fosse stato imprigionato con forza in una cella e provasse, senza successo, a liberarsi. Preferisco i tramonti “normali” ma non posso lamentarmi, non ne ho alcun diritto. Non è il cielo che sceglie di essere inquinato: è l’uomo che, ancora una volta, causa un danno a se stesso, rischiando di perdere una delle poche cose importanti che gli sono rimaste» (Simona, 14 anni, Caserta).

Il grido delle nuove generazioni

Il discorso di una sedicenne, la svedese Greta Thunberg, durante la Conferenza Mondiale sul Clima ha smosso l’umanità intera riguardo una tematica, quella ambientale, da anni presente sulla bocca delle istituzioni. Il tema di una liceale, Simona, che vive a Marcianise (CE) e che si rende portavoce inconscia del nostro territorio, lascia a chi lo legge dell’amaro in bocca misto a impotenza. Ci si sente deboli e, soprattutto, responsabili di un mondo che sta cambiando o, meglio, ribellando. E, di fatto, sono le nuove generazioni che stanno iniziando ad accompagnare il grido d’aiuto della Terra e di Madre Natura. Sentono, più di noi adulti, che il loro futuro è in pericolo.

Un singolo fiocco di neve può piegare una foglia di bambù

“Sentire” è il verbo giusto perché è strettamente legato alla dimensione fisica ed emotiva dell’uomo. La questione ambientale è a tutti gli effetti una questione culturale: se il livello culturale di un Paese, una città o una comunità è alto, allora è possibile che l’ambiente venga percepito come dimora di ognuno di noi. Copenaghen (capitale della Danimarca, ndr) e Reykjavík (capitale dell’Islanda, ndr) sono riuscite a concretizzare questo concetto: sono diventate le maggiori città ecosostenibili. Le loro abitazioni sono a energia rinnovabile e per le strade si circola in bici; nel 2040 si sono poste l’obiettivo di diventare al 100% carbon free, ovvero in grado di riassorbire interamente le proprie emissioni di CO2.  Se si pensa che questo possa diminuire il grado di soddisfazione dei cittadini, si sbaglia: il tenore di vita delle due città è tra i più alti del mondo.

Non è necessario fare grandi cose, il cambiamento parte dai piccoli gesti quotidiani. Chiudere l’acqua mentre si lavano i denti con lo spazzolino, evitare di utilizzare buste di plastica “usa e getta” per la spesa, consumare meno carne. Utile inoltre fare per bene la raccolta differenziata non devono essere delle azioni forzate, ma abitudini che rientrano in uno stile di vita “green”: utile per noi e per l’Ambiente.

 

di Alessia Giocondo

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