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Questa politica non è credibile: l’analisi del non-voto di Castel Volturno

Antonio Casaccio 28/09/2022
Updated 2022/09/29 at 11:05 AM
10 Minuti per la lettura

Il non-voto di Castel Volturno

Quando in un comune l’affluenza al voto è del 36,1% non c’è alcuna analisi che tenga. Nessun M5S né Fratelli d’Italia, né destra né sinistra: davanti a un dato così l’unica ammissione è che la politica ha perso. Ben oltre la metà dei cittadini di Castel Volturno ha scelto il non-voto, decidendo di disertare questa tornata elettorale e i motivi possono essere tanti, ma tutti con un denominatore comune: in questo territorio la politica non si sente e non si vede.

Maltempo e trasporti

In tanti hanno ricondotto l’allontanamento dalle urne dei castellani come conseguenza del maltempo della passata domenica, un’ipotesi realistica ma che non si esaurisce nella pioggia o in cittadini che hanno paura di bagnarsi. La realtà è che Castel Volturno si estende in lunghezza per 27km e i trasporti pubblici non sono garantiti in tutte le aree del territorio, perché a Castel Volturno o hai una macchina di proprietà, o utilizzi i taxi a nero sulla domitiana oppure, semplicemente, te ne stai a casa. La stazione più vicina (Villa Literno) è a 17km e il trasporto su bus lascia ancora scoperte alcune aree come Bagnara. In tutti questi anni la politica non è riuscita a farsi valere nelle sedi regionali competenti per far sì che ai cittadini venisse garantita una mobilità necessaria ad un territorio geograficamente particolare, che si estende in lunghezza e che ha sacche di povertà tali da non permettere a tutti i nuclei familiari di avere un proprio mezzo di trasporto.

Nulla è cambiato

Se i trasporti possono essere una parte delle motivazioni, dall’altra c’è la rassegnazione nel vedere un territorio con straordinarie potenzialità, ma con un cambiamento che non parte. Nessuna organizzazione per affrontare l’estate, un piano parcheggi inesistente che ha lasciato in balìa del “turismo” incontrollato i tanti residenti. La pulizia del territorio resta un miraggio e quando, come fatto dalla nostra testata, vengono richiesti i dati sulla raccolta differenziata l’unica risposta è il silenzio. La politica a Castel Volturno si è macchiata di un silenzio aberrante, che ha avuto come emblema i due anni di chiusura del Ponte di Lago Patria, l’insistente chiusura del Ponte di Castel Volturno e opere apparentemente bellissime, come il Parco Urbano, ancora sigillate. Castel Volturno subisce l’ennesima amministrazione incapace di creare prospettive e di sfruttare gli enormi spazi che il territorio ha la fortuna di avere. I giovani non hanno punti di aggregazione, non c’è più un cinema, una biblioteca comunale, un’aula studio. Nulla. A Castel Volturno la prospettiva è affidata al privato lungimirante, dalla politica ci si aspetta poco e niente. Dopo l’enensima morte la Domitiana è stata ancora al buio per settimane e solo l’eco mediatico nazionale ha smosso qualcosa, perché è così che va: se c’è politica è di emergenza, mai prospettica.

Alto tradimento

Se la politica comunale delle attuali e passate amministrazioni ha fatto poco, ancor meno attenta è stata la politica nazionale. Castel Volturno continua a subìre il costo ingiusto di migliaia di invisibili (extracomunitari irregolari) che senza uno stralcio di diritti pagano affitti in nero, lavorano nella campagne per pochi spicci e sono ghettizzati in porzioni di territorio. Tutti lo sappiamo e ognuno continua a ripeterlo, ma qui la storia è sempre la stessa. La verità è che la politica nazionale sembra aver deciso di abbandonare questa piccola parte d’Italia, ottima per passerelle e slogan altisonanti ma evidentemente poco utile alla “vera politica”. I più diffidenti dicono che Castel Volturno è lasciata a sé stessa perché “la povera gente non muove tanti voti” e, vista la realtà, il dubbio che questo ragionamento sia fondato è sempre più rilevante. Indifferenza per indifferenza: è questo l’astensionismo di Castel Volturno.

Passiamo ai partiti

Il vincitore (dopo il non-voto)

Fatta l’analisi di ciò che ha deciso di fare più della maggioranza dei cittadini, passiamo ad un resoconto della scelta dei pochi che sono andati a votare. Il M5S fa il pieno, non solo a Castel Volturno e non solo per il Rdc, ma in tutto il Mezzogiorno. Se si pensa che il M5S sia il primo partito al Sud perché siamo tutti nullafacenti e percettori del Reddito di cittadinanza, o si è politicamente scarsi o si è Luigi Marattin. D’altronde è stato questo il limite della passata campagna elettorale, ovvero concentrare il dibattito su una misura che, bene o male, ha tutelato le fasce più povere della popolazione in un momento di crisi che ha portato il 20% delle Pmi (Piccole medie imprese) alla chiusura nella sola provincia di Caserta. Il M5S ha preso al Sud i voti sui temi abbandonati inconcepibilmente dalla “sinistra”, la quale si ostina a non parlare di disuguaglianze sempre più forti e di una condizione di povertà reale nel Mezzogiorno. Di certo il Rdc, soprattutto in territori come Castel Volturno, può aver aiutato, ma la verità è che Conte ha portato a casa un risultato che pochi prevedevano (i sondaggi lo davano tra l’8 e il 10%).

Il secondo ma vero vincitore

Il successo di Fratelli d’Italia, che si attesta al 21% a Castel Volturno, non è di certo frutto del buon operato dell’amministrazione Petrella o di una forte campagna elettorale che, a parte la parentesi “Meloni a Caserta”, non c’è stata. L’elettore, già di per sé sfiduciato, ha premiato la costanza e la caparbietà attraverso le quali il partito della fiamma tricolore si è distinto rispetto agli altri. Giorgia Meloni è l’unica a non aver accettato la famosa quanto odiata “Agenda Draghi“. I partiti che hanno visto nell’agenda del “Migliore di Bruxelles” una salvezza, quantomeno nel programma politico, hanno pagato amaramente nel risultato elettorale (vedi PD, Azione e Iv). Gli italiani hanno voluto una rottura con quel modo di fare e intendere la politica e Giorgia Meloni è riuscita a sintetizzare al meglio questo sentimento, con toni decisi che in un territorio che vive le difficoltà sopramenzionante fanno di certo breccia. Non si tratta di razzismo, ma la condizione delle periferie e dei ghetti territoriali hanno acuito un’intolleranza tanto dannosa quanto reale. Il sistema di accoglienza e immissione nel mondo del lavoro dell’extracomunitario irregolare va pianificato, diversamente si creano sacche di povertà dove l’illecità è l’unica strada per sopravvivere nel breve termine. Il centrosinistra governativo ha fallito sul sistema accoglienza, vedremo la Meloni cosa saprà fare.

Il grande sconfitto

6,8% al Senato e 7,2% alla Camera per il PD a Castel Volturno. Un dato ancor più triste di quello nazionale, ma il PD a Caserta è un coniglio bianco su sfondo bianco. D’altronde quando gli argomenti sono: alternativa al fascismo, contrasto al Rdc e tirocini pagati per gli studenti (bello, ma non basta) non puoi aspettarti più di tanto. Il centrosinistra è stato incapace di farsi forza sui temi disuguaglianze e disoccupazione che nel casertano sono una realtà allucinante. L’abilità dei candidati non è in discussione, ma stavolta a pagare è stato il partito e ciò che rappresenta a livello regionale e nazionale, anche perché localmente c’è poco e nulla di attraente. Il nuovo Congresso sarà l’ennesima occasione per tirar su una segreteria che manca di appeal, oltre che a dinamiche di potere interne al partito apertamente in contrasto con il volto innovatore che il PD prova a darsi (senza successo). Con ogni probabilità vedremo un Partito Democratico a guida Bonaccini o Schlein, ma retto in tutto e per tutto in Campania da Vincenzo De Luca. Ora che a livello nazionale si è tornati all’anno zero è l’ora di decidere cosa fare da grande e di tempo ce n’è: più o meno cinque anni.

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3 Commenti
  • Analisi ineccepibile. Una sola cosa cambierei: il termine politica con politici. La politica, tutto sommato, è una entità astratta, non si vede e non si tocca, un pò come la musica e come la musica può essere più o meno gradevole, dipende dagli esecutori. Quelli che si vedono e si toccano (meglio evitare) sono i politici cioè quelli che dovrebbero rendere la politica un bene al servizio del popolo, di quel popolo di cui essi stessi fanno parte ma che sembrano dimenticarsene e considerano la politica solo un lavoro da cui trarre, personalmente, quanti più benefici è possibile quasi come fosse un servizio di loro esclusivo utilizzo.

  • Caro direttore, condivido la tua analisi. I risultati non mi sorprendono, perché anche io sono da tempo critico nei confronti dell’amministrazione comunale e delle forze politiche presenti sul territorio. Tanto critico da avere il bisogno di distinguere o integrare con la mia memoria, i riferimenti alle passate amministrazioni che i giovani possono non conoscere. Ti lamenti, tra le altre cose che qui tralascio, dell’ assenza del trasporto pubblico. Lo fanno tutti. Ebbene, nel corso degli anni novanta, furono istituiti due Bus, circolare destra e circolare sinistra del Volturno, senza ricorrere a finanziamenti regionali. Ma la subentrante amministrazione li soppresse, come pure altre iniziative. È una cosa che può sfuggire, ma io che coltivo la memoria, lo noto…e intervengo a beneficio di tutti. Ti invio cordiali saluti.

  • Il.mo, reputo tale sua analisi indiscutibile, forse un po’ troppo attenta nel non valicare i limiti del racconto.
    Ritengo che, vista la continua e fulminea corsa verso il baratro, quale il territorio si sta avviando, e di vitale importanza che, chi come lei ( visto il suo continuo sforzo) vorrebbe vedere, anche se solo da altezze vertiginose, un futuro, non di definizioni da megalomane, ma semplicemente al passo con il crescere della civiltà, dovrebbe essere crudo e senza giri di parole, nel dare le giuste definizioni riguardo al territorio e chi lo fa’, il popolo, la parte viva e non la parte inanimata.
    Sa bene che, le strade non si danneggiano ma vengono danneggiate, i luoghi non si sporcano ma vengono sporcati ed educati non si nasce ma lo si impara dagli altri.

    Detto ciò, a parte la questione dell’astensione al voto, la quale a mio parere, dato il contesto, è riduttivo accostarla al fattore politico, non credo che ( senza generalizzare) la maggior parte capisca, semplicemente il senso del votare.

    Volevo arrivare da un’altra parte, ma devo fare un appunto sulla parte in cui lei che ritengo sia persona intelligente, solo per partito preso, non ammette che il voto al partito 5stelle sia stato dato dai percettori del reddito per continuare a beneficiarne, e questo non vuol di che il popolo del sud sia il popolo dei nullafacenti, ma come non giustificare chi ( legalmente) grazie allo stato riesce a portare a casa, anche 1.600 euro mensile, a quel punto caro direttore, come si potrebbe non condividere colui il quale e destinatario di una offerta di lavoro a 1.000 euro mensile, e lei sa che è così.
    Sfaticati no ma approfittatori ( in buona fede) si.
    Vede, io ritengo che si sia creato una lotta tra chi ha votato i cinque stelle per difesa verso il reddito e chi invece gli si è scagliato contro votando la Meloni.
    Adesso non ci limitiamo a domandarci come farebbero le persone senza il reddito, ma non sento in nessuna trasmissione che venga chiesto chi e perché è contro il reddito.
    Lasciamo perdere la favola del come faranno, sappiamo tutti che gli aiuti verso i redditi zero sono sempre esistiti.

    Adesso invece le voglio dire la mia riguardo al territorio.
    Gli extracomunitari non sono stati ghettizzati come lei afferma, lo sappiamo no! Essi stessi hanno creato il ghetto a propri gusti e piaceri, lei sa bene che sono state varie le zone in questione ghettizzate, per poi essere allontanati o dalla civiltà o forse dall’interessamento della popolazione precedentemente insediatasi.

    Caro mio( mi passi la confidenzialità) si è arrivati ad un livello di civiltà troppo basso, da un livello culturale troppo inferiore a qualsiasi media, da una assenza di educazione e rispetto per gli ma anche per se stessi, lontano da ogni logica, vige l’opportunità e l’opportunismo, regna l’ illegalità e la mancanza di regole, vince il più forzuto e non il più forte, e poi si è creato volutamente un contesto dove ogni uscita vi è sbarrata, proprio per evitare intromissioni che andrebbero a ledere gli interessi.
    In tutto ciò, non potrà essere sicuramente la politica locale che salverà il territorio, solo i poteri forti, dall’alto, quando decideranno e se lo faranno, che il momento di fermare tutto è arrivato, allora qualcosa può cambiare.

    Sono poche ma indispensabili le cose che possono salvare il territorio, la legge, il rispetto, l’educazione è la cultura scolastica.
    Grazie e saluti

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