Quell’Italica Omertà che non ci fa volare

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Nel Nord Italia si sospende una maestra, all’epoca dei fatti precaria, per il proprio dovere: perché di questo stiamo parlando, in quanto Pubblico Ufficiale.

Viene sospesa dalla dirigente perché sporge denuncia ai carabinieri dopo essersi accorta che una bimba della sua classe appariva spesso con indubbi segni di botte. Siamo all’inverosimile, ma restiamo ai fatti: la bimba durante l’anno scolastico in corso, arrivava spesso con evidenti lividi  e  si abbandonava a crisi di pianto. La sua maestra – perché la maestra delle elementari non è una maestra qualunque ma è la nostra maestra, per tutta la vita – davanti ad un ulteriore episodio e sapendo anche che a casa la piccola non viveva una situazione familiare serena, decide di non voltarsi dall’altra parte ed informa  la Preside, che successivamente non da mai una risposta alla docente, nonostante le sue sollecitazioni.

È a questo punto, dunque, che la docente decide di agire e si rivolge alle autorità sporgendo denuncia formale. La bimba viene allontanata dalla famiglia per essere temporaneamente affidata alla nonna, e l’insegnante si becca una sospensione di un giorno, per “violazione di segreto d’ufficio”  nonché  “danno di immagine” all’istituto.

D’accordo, esiste un protocollo, ma quanto tempo e perché avrebbe ancora dovuto aspettare la maestra?

Non è mai facile per un insegnante mettere tutto nero su bianco, esporsi  con le autorità competenti in situazioni di presumibile violenza domestica, per ovvi motivi: si rischia  l’allontanamento dei bimbi da casa e ci si chiede se si sta veramente facendo il bene del bambino oppure no.

Ma si può, per amore dell’immagine della scuola, tacere? La risposta è NO.

Vedete, l’omertà è una brutta bestia, pur se ingombrante sta in mezzo a noi e per un assurdo gioco di riposizionamento ed inversione dei ruoli chi denuncia, chi parla, chi non tace diventa l’appestato, quello che “parla assai”, quello “dalla denuncia facile”,  quello che “ti fa trovare nei casini”. Noi, che viviamo in terra di camorra, ne sappiamo qualcosa.

Quando questo paese capirà che questa molto “Italica omertà”  è dannosa per sè e per le sue future generazioni, ci sarà forse una vera svolta.

Quando finalmente capiremo – e questo come umanità – che l’essere umano vince solo quando coopera in ambito sociale, aziendale, comunitario, familiare?

Tutti noi siamo inchiodati ad una povertà di spirito che ci fa stare nell’etichetta del finto perbenismo, che non ci fà lanciare il sassolino più in là, oltre quell’orticello che ci siamo costruiti  intorno e che proteggiamo con le unghie e con i denti. Apriamoci, è ora di farlo.

Ci si apre sempre meno all’altro, e questo non dovrebbe mai accadere, soprattutto quando l’altro si trova in una condizione di inferiorità oggettiva perché minore, perché anziano, perché più debole. L’omertà genera solo altra omertà, che a sua volta genera i silenzi, ed i silenzi costruiscono muri.

In un mondo ipercomunicativo, il problema è  la comunicazione, perché l’abbiamo distorta e con essa abbiamo distrorto la realtà, riuscendo addirittura a derubricare il reato di maltrattamento a favore del  “danno di immagine”.

Ancora una volta, il contenitore vince sul contenuto.

Ma se anche la scuola cede e abbassa il capo  a questi  dictat, perde il suo ruolo fondamentale di Istituzione Educativa, che oggi più che mai deve essere inclusiva, attenta vigile, perché gli allievi accolti, ascoltati e capiti, sono cittadini migliori. E laddove la famiglia ha delle carenze la scuola deve essere presente, non può far finta di non vedere perché da solo, non ce la fa nessuno. Siamo tutti bravi quando tutto va bene.

Solo il caso ha voluto che questa brava insegnante si trovasse al posto giusto ed intercettasse il malessere della bimba facendo la sua parte fino in fondo; non dimentichiamoci però – perché siamo abituati a farlo presto –  che mesi fa per l’omertà di tutto il corpo docente di una scuola del napoletano – e ci sono intercettazioni raccapriccianti – ci ha rimesso la vita un bimbo di 7 anni percosso a morte dal patrigno, senza che nessuno proferisse parola.

E noi, saremmo dunque, la “cosiddetta società civile”.

di Adelaide Gentile

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