Quartieri Lontani – La nona arte

101
Pubblicità

Sono restio a parlare di un determinato autore se di quest’ultimo ho letto soltanto un’opera. Però, ahimè, non è questo il caso di Jirō Taniguchi. Di questo artista ho potuto apprezzare (almeno per adesso) solo “Quartieri lontani” (Harakuna machi e).  Ma tanto è bastato per incantarmi, per farmi immedesimare in un mondo ricco di sentimenti puri e sinceri, una realtà nostalgica in grado di comunicare il tepore tipico dell’infanzia. Prima di parlare dell’opera è bene fare un breve excursus su quella che è stata la figura di Taniguchi. Quest’ultimo è famoso ai più per essere stato l’autore in grado di fondere, nei suoi magnifici lavori, il fumetto occidentale con il manga. Ma purtroppo, proprio per questo motivo, non è stato mai visto di buon occhio dal pubblico nipponico, che ha sempre accolto con una certa freddezza le opere di Taniguchi. Non ha di certo reagito così l’Europa, in particolar modo la Francia, che ha sempre amato questo artista. Le opere di Taniguchi, nella maggior parte dei casi, godono di una forte componente autobiografica e profondamente intima, non è raro trovare infatti gli ambienti, i luoghi e le situazioni che l’autore ha vissuto in prima persona sulla propria pelle. “Quartieri lontani” non fa eccezione. La storia è ambientata nella piccola città di Kurayoshi, nella prefettura di Tottori, dove Taniguchi è nato e cresciuto. La storia segue le vicende di Hiroshi Nakahara, un uomo d’affari di mezza età sposato e con due figlie che, di ritorno da un viaggio di lavoro, sbaglia treno e si ritrova nella sua città natale, Kurayoshi appunto. Qui, mentre prega sulla tomba della propria famiglia, il protagonista si trova catapultato 34 anni nel passato e avrà l’occasione di rivivere i suoi 14 anni. Non si può discutere molto della trama, dal momento che sarebbe semplice cadere in spoiler e spezzare la magia della scoperta dii quest’opera. Vi basti sapere che il protagonista affronterà i suoi 14 anni in maniera differente dai “primi”, lo farà con la consapevolezza e la sicurezza di un uomo di 48 e soprattutto, tenterà di modificare alcuni eventi poco felici della sua vita.

 I quartieri lontani di cui parla il titolo, sono tali per molteplici (e forse involontari) motivi. Innanzitutto, lo sono geograficamente per il protagonista, che ormai vive Tokyo e soprattutto lo sono all’interno della sua memoria e della sua coscienza, ormai corrotte dall’età adulta e dalle scelte che egli ha compiuto. E poi, quei quartieri, sono lontani anche in un senso più tridimensionale del termine, lo sono per il lettore. In particolare, per quel lettore europeo tanto affezionato a Taniguchi, abituato a considerare il Giappone come un grande mistero, il grande intreccio di quartieri e metropoli frenetiche che racchiudono usi e costumi troppo diversi dai nostri. Taniguchi ci mostra un lato del Sollevante più “umano” e intimo. Una realtà quotidiana piena di normalità, una normalità che diventa per il lettore safe zone.

Pubblicità

Del lato tecnico, quello rilegato ai disegni, mi sembra quasi superfluo parlare. Qualsiasi parola dovessi utilizzare non sarebbe certo in grado di restituirvi la morbidezza e la bontà dei tratti di Taniguchi, e soprattutto quel senso di tranquillità e di nostalgia che non vi appartengono ma al quale vi affezionerete tantissimo. Per non chiamare in causa le 9 pagine colorate all’interno dell’opera, che dimostreranno un gusto e una sensibilità eccezionali nell’utilizzo del colore.

Personalmente ho acquistato l’ultima ristampa, quella del 2021 della “Coconino Press”, una versione con pagine di ottima fattura: estremamente spesse, gradevoli al tatto e con una resa dei disegni superba. Quella che ho avuto la fortuna di trovarmi tra le mani è un’opera che non può mancare sugli scaffali non solo degli appassionati di fumetti ma di tutti coloro che più in generale amano la compagnia di una buona lettura.

di Giuseppe Spada

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità