Quanto sarà rivoluzionario Biden per gli Stati Uniti?

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New York, NY- La mattina del 7 di novembre 2020 sono corsa alla finestra pensando ci fossero altre nuove manifestazioni in corso: in fondo, non sarebbe stata una novità considerando le varie ripercussioni dovute al movimento del Black Lives Matter che abbiamo vissuto negli ultimi mesi. Ma questa volta, il rumore proveniente dalla strada era diverso. Le varie voci, hanno iniziato ad accompagnarsi a clacson vari, e a padelle e cucchiai suonati a mo’ di tamburi dalle finestre dei vicini. Incredula, conoscendo le predizioni dei tempi extra lunghi per contare i voti spediti per posta a causa della pandemia, ho controllato il conteggio del collegio elettorale, il punteggio determinante per la vincita delle presidenziali. Non c’erano più dubbi: l’ex vicepresidente Joe Biden aveva raggiunto il numero necessario per essere nominato come quarantasettesimo presidente eletto (president-elect) degli Stati Uniti d’America. New York, bolla prevalentemente democratica, si è unita così in celebrazione a tutte le altre grandi città degli Stati Uniti, anche loro prevalentemente democratiche, come Washington D.C., Miami, San Francisco, e Los Angeles. Ma tutta questa esultanza era a risposta della vittoria di Biden o alla sconfitta di Donald Trump? I sondaggi quotano molto di più la seconda opzione.

Secondo il Monmouth Polling Institute, nel complesso, poco più della metà del pubblico americano è felice (34%) o soddisfatto (18%) della sconfitta di Trump, mentre quasi 4 su 10 sono insoddisfatti (28%) o arrabbiati (10%). La rabbia nella base di Trump è legata alla convinzione che le elezioni siano state rubate. Tra gli elettori di Biden, il 57% si dice contento che la loro scelta abbia vinto, ma ancora di più (73%) è contento che Trump abbia perso, confermando la nostra ipotesi. Come possiamo spiegare questi numeri? Biden si trova in politica da più di 40 anni, e in tutti questi, non ha mai ottenuto la fama di essere un politico particolarmente rivoluzionario, ciò di cui hanno tragicamente bisogno gli Stati Uniti, soprattutto dopo questo anno che ha portato alla luce ancora di più i problemi della Nazione: dal precario sistema sanitario, ai problemi di razzismo, alla disparità netta tra l’1% e tutto il resto della popolazione.
Prima di essere eletto il 47° vicepresidente degli Stati Uniti, Biden ha servito come senatore del Delaware per 36 anni. Le elezioni del 2020 sono in realtà la terza volta che Biden si candida alla presidenza. Ha corso una volta nel 1987 e di nuovo nel 2008. Nel 2008, dopo aver abbandonato la “corsa”, il presidente Barack Obama gli offrì la posizione di vicepresidente, che ha ricoperto dal 2009 al 2017.
Come senatore del Delaware, Biden ha votato a favore di molte politiche per le quali è stato, ed è ancora, criticato. Alcuni esempi sono il Defense of Marriage Act del 1996, quando Biden fu uno dei 32 Democratici al Senato a votare per la legge che definisce il matrimonio come “un’unione tra un uomo e una donna”, che a sua volta ha causato molta indignazione da parte della comunità LGBTQ +. Un altro esempio è stato il suo favore per l’approvazione del Crime Bill del 1994. Questo disegno di legge, sebbene abbia un forte sostegno sia dai repubblicani che dai democratici, è stato ampiamente criticato, poiché è stato il motivo per cui molte persone di colore sono state incarcerate negli anni 90. Biden ha preso provvedimenti per fare ammenda con coloro che sono stati feriti dalle sue politiche. Nel 2012, come vicepresidente, si è pronunciato a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Da allora è stato solo a favore della comunità LGBTQ +. Ha anche parlato più volte della legge sul crimine, incluso nei dibattiti presidenziali pre-elezioni, anche se con pochi risultati concreti al momento.

Detto questo, è evidente che il presidente eletto stia facendo uno sforzo iniziale per abbracciare il bisogno di rivoluzione nelle politiche americane. L’esempio più concreto di questo è la scelta dell’ex Senatrice della California Kamala Harris come sua vice-presidente: la prima donna, la prima nera e la prima vicepresidente americano-asiatica eletta. In aggiunta, il 24 di novembre, Biden ha annunciato le scelte per i membri del suo gabinetto.
Nella squadra, ha scelto Avril Haines, un ex-vicedirettrice della CIA, che sarebbe la prima donna a servire come direttrice dell’intelligence nazionale se fosse confermata, e Alejandro Mayorkas, che sarebbe il primo latino e il primo immigrato a guidare il Dipartimento per la sicurezza interna. Inoltre, Jake Sullivan, scelto come consigliere per la sicurezza nazionale, sarebbe la persona più giovane a coordinare la squadra di sicurezza nazionale degli ultimi decenni. Inoltre, Biden ha scelto l’ex segretario di Stato John Kerry come suo inviato per il clima, altro argomento decisamente conflittuale. Kerry, sarà un funzionario a livello di gabinetto nell’amministrazione di Biden e siederà nel Consiglio di sicurezza nazionale. “Questa sarà la prima volta che il consiglio di sicurezza includerà un funzionario dedicato al cambiamento climatico, che riflette l’impegno del presidente eletto ad affrontare il cambiamento climatico come una questione urgente di sicurezza nazionale” – ha detto lunedì il team di transizione di Biden in una dichiarazione (CNN).
È vero: Biden ha confermato che si riunirà l’America all’accordo di Parigi sul clima delle Nazioni Unite, ma ha anche dichiarato che non abolirà il fracking, ciò che era invece previsto dal rivoluzionario piano di legge Green New Deal, ideato dalla congress-woman Alexandria Ocasio Cortez ed abbracciato dall’ex candidato democratico Bernie Sanders. La “fratturazione idraulica” consiste nel frantumare la roccia usando fluidi saturi di sostanze chimiche ed iniettati nel sottosuolo ad alta pressione, provocando dei danni irreversibili all’ecosistema circostante.
Come il resto degli attivisti ed accademici sul clima, condivido la preoccupazione che il piano per il clima di Biden sia stata solo una trovata per acquisire più voti. Al momento, possiamo solo essere speranzosi nel suo piano di investimento in energia pulita e giustizia ambientale (e nelle elezioni locali), pagato annullando gli incentivi fiscali di Trump che arricchiscono le aziende a scapito dei posti di lavoro americani e dell’ambiente. Biden non sarà di certo il candidato perfetto, ma perlomeno, possiamo celebrare queste piccole vincite nella giusta direzione: un’America che rappresenta la diversità della sua popolazione anche nella Casa Bianca, e che rispetta l’ambiente, che fino adesso è stato sfruttato da generazioni di politici a fine di profitti economici.

di Ludovica Martella

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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