Quanto pensi valga la tua opinione?

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La libertà di espressione è un aspetto fondamentale per la democrazia, ma i social lo fanno conoscere negli abiti più striminziti e odiosi possibili.

Sì, siamo tutti d’accordo: il tuo account Facebook è una cosa privata e se non voglio leggere e condividere ciò che scrivi posso semplicemente eliminarti; altrettanto se non voglio vedere le tue storie, i tuoi tweet e così via, ma una cosa è certa: ciò non ti dà l’autorizzazione a giudicare tutti secondo il tuo (poco) modesto parere.
Siamo, quasi tutti, in grado di fiutare la prossima polemica social che, in modo del tutto errato, invaderà le più grandi testate giornalistiche, i tweet/stati di diverse personalità politiche, così donando sicurezza alla cosiddetta “pancia’” delle persone, che ha come risultato immediato il rigettare pareri su pareri intrinsechi di sessismo, razzismo, xenofobia.
Tanti, oserei dire troppi, sono i casi che possiamo citare.
Teresa Bellanova, ministro dell’agricoltura, ha compiuto il suo giuramento in un vestito blu con balze sull’intera lunghezza, scatenando una sfilza di commenti che disapprovavano il completo, tutti supportati dal tweet di Daniele Capezzone, politico e giornalista italiano, che recitava: “Carnevale? Halloween?’”.
Naturalmente, i commenti, non si sono fermati nel giudicare la scelta dell’abito, del colore, del tessuto ma tentano, invano, di sviscerare questioni molto profonde quindi non adatte al web.

Le hanno criticato la carica da ministro con il solo titolo di terza media, senza volgere il minimo sguardo alla sua carriera sul campo come bracciante, sindacalista e così via.
Il ministro non ha replicato subito alle varie offese ricevute ma ha tentato di ripristinare la situazione con un semplice tweet: “La vera eleganza è rispettare il proprio stato d’animo: io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata.’’

Se googlate “Carola Rackete’” le ricerche più frequenti saranno: famiglia, capelli, reggiseno.
Capitana tedesca della Sea Watch, nel 2019 è sbarcata a Lampedusa con 42 migranti a bordo violando alcune leggi.
L’ex ministro Matteo Salvini è impazzito sui social associandole nomignoli sempre più offensivi, probabilmente elettrizzato dall’opinione pubblica che, come già detto in precedenza, non riuscendo più a reggere i colpi in campo giuridico ha iniziato ad indagare, sempre superficialmente, aizzando polemiche del tutto irrilevanti.
La ridicolezza assoluta si raggiunge con un articolo di Libero che tenta di far notare “il dettaglio sfuggito a molti”, vale a dire il mancato utiizzo del reggiseno da parte di Carola durante l’interrogatorio presso la procura di Agrigento.
Ancora una volta un dettaglio inutile prende il posto più importante all’interno del dibattito pubblico.
Silvia Romano, cooperante italiana che nel 20 novembre 2018 è stata rapita in Kenya, tornata libera il 9 maggio 2020, atterrata a Roma dove si è ricongiunta con la famiglia è stata accolta da Giuseppe Conte, presidente del consiglio, e Luigi Di Maio, ministro degli esteri.
All’atterraggio ha raggiunto le braccia spalancate della famiglia con “tradizionali vestiti somali e il capo coperto”.

I social, i giornali sono totalmente impazziti.
Dopo aver affrontato quattro ore di interrogatorio i giornali riportano le notizie più disparate: convertita all’islam con la propria volontà ma non è stata abbastanza convincente, non le hanno fatto del male, ma quanto abbiamo pagato?
Così il giorno dopo, le vengono dedicate tutte le prime pagine dei quotidiani che la designano come “ingrata”, “musulmana”, “terrorista”.
Alla lista possiamo aggiungere ancora altre persone, come Greta Tumberg o Giovanna Botteri, tutte criticate per motivi futili ed estetici.
Possiamo tentare di tirare le somme e stabilire, una volta per tutte, che i social non sono il posto adatto per creare dialogo, indipendentemente dalla validità delle opinioni espresse, che siano giuste o sbagliate.
Le notizie hanno bisogno di tempo per essere delineate, certificate e capite.
Molto spesso l’opinione dell’utente di turno su un qualsiasi social è inutile, bisogna badare bene a non confondere la libertà di espressione, con la libertà di sparare cazzate.
I commenti restano, l’odio resta e segnano determinati avvenimenti che potevano essere riportati alla storia con un’altra veste.
Il tuo account Facebook, Instagram, Twitter e qualsiasi altro social disponibile è sacrosanto, esprimi le tue opinioni, condividi ciò che vuoi e altrettanto fai con il tuo pensiero ma informati, soffermati e conta fino a dieci prima di digitare stronzate.

di Rosa Cardone

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