Quando la gravidanza diventa “senza veli”

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Per secoli la gravidanza è stata ostracizzata, avvolta da tabù e consuetudini, talvolta, paradossali. Era convinzione comune, infatti, che le gravidanze fossero questioni di competenza esclusivamente femminile e che, dunque, le donne fossero poco più che incubatrici viventi.

Una domanda però, a questo punto, sorge spontanea: oggi, la gravidanza è ancora una questione propria delle donne? Certamente nei secoli alcune cose sono cambiate radicalmente. Basti pensare che le donne dell’epoca vittoriana, dovevano necessariamente portare il corsetto, simbolo di uno status sociale specifico, causando problemi di salute non solo a loro stesse, ma anche al feto.

Verso la fine del ‘700, invece, cominciò contrariamente una strana moda negli ambienti londinesi: le donne cominciarono ad indossare imbottiture sotto le vesti poco sopra lo stomaco, in stile impero, che le facevano apparire in attesa, enfatizzando delle morbide pance. Come di consuetudine, la stampa satirica di allora prese di mira questo costume, che ebbe vita breve, ma sicuramente fu molto bizzarro. È solo dagli anni ‘70 in poi che i caratteri fisici e psicologici della gestazione cominciarono ad essere rappresentati all’interno dei ritratti.

La mostra “Portraying Pregnancy from Holbein to Social Media” ha offerto una vasta esposizione, al Foundling Museum di Londra, del corpo femminile in gravidanza negli ultimi 500 anni, nonostante questa condizione fosse costantemente celata nella ritrattistica ufficiale. Per anni, infatti, in vari momenti della storia le immagini di donne incinte sono state considerate trasgressive e imbarazzanti. Di certo la maternità ha suscitato grande interesse sociale e sebbene fossero numerose le iconografie riguardanti questo tema nel passato, soltanto oggi ha acquisito grande visibilità, soprattutto in concomitanza dell’era dei social media. Le gravidanze hanno conquistato social e copertine.

Oggi l’ostentazione delle pance da parte di personaggi pubblici è alla pari di lifestyle lussuosi ed idealizzati: sembra che l’attesa sia quasi divenuta uno status symbol. Ciò che un tempo veniva celato e tenuto segreto nella sfera privata, oggi diviene un evento di dominio pubblico.

di Nunzia Gargiulo
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 207
LUGLIO 2020

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