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Al giorno d’oggi, giornali, film, libri, serie tv e persino canzoni trattano il tema dei disturbi del comportamento alimentare anche detti DCA. Nonostante ciò però, la gravità e il pericolo che essi costituiscono, a livello fisico e mentale, è tutt’altro che noto a tutti.

Purtroppo infatti sono numerosissime le persone disinformate e soprattutto malinformate al riguardo.  Quando si parla di DCA  la malainformazione è molto rischiosa, i giudizi, le battute, i commenti e anche le critiche “costruttive” giocano un ruolo fondamentale nel meccanismo che si innesca  nella mente di chi ne soffre, di conseguenza, pronunciare  una frase fuori posto può provocare gravi conseguenze. Per evitare di cadere in luoghi comuni e falsità e, soprattutto, per prevenire questo tipo di disturbi,  diffondere informazione riguardo il tema è fondamentale.

I disturbi del comportamento alimentare sono molto più numerosi di quanto si possa immaginare, i più noti sono sicuramente l’anoressia nervosa e la bulimia, ma ne esistono molti di più tra cui l’obesità, il binge-eating, il picacismo, il disturbo evitante restrittivo e il disturbo da ruminazione.

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Per comprendere quali sono le sfaccettature di due dei più noti disturbi del comportamento alimentare abbiamo qui la testimonianza di Giulia, una ragazza adolescente che soffre di bulimia con accenni di anoressia nervosa. Giulia dopo anni di sofferenza  ha trovato la forza di parlarne e affrontare la malattia, ma la sua battaglia non è ancora finita.

«A volte sembra davvero che io stia meglio ma purtroppo quando si parla di DCA è difficile uscirne realmente. Ogni mattina è una sorpresa, mi guardo allo specchio e non riesco ad accettarmi, ma ci sto lavorando sopra».

Ciò che ci spiega Giulia e che, le persone spesso non comprendono, è il meccanismo che si innesca nella mente di chi ne soffre.

Alla base della Bulimia ci sono moltissimi fattori ma sicuramente quello che li accomuna è l’ossessione per il peso corporeo dato dalla scarsa autostima di se e dall’ impossibilità di  accettarsi per come si è, cercando in tutti i modi di migliorarsi e perfezionarsi, perdendo peso. Per fare ciò l’unico modo apparente sembra sottoporsi a diete ferree e rigide regole alimentari, sfogandosi poi attraverso abbuffate incontrollate di cibo.

Il comportamento che segue le abbuffate può essere vomito autoindotto, abuso di diuretici e lassativi, esercizio fisico eccessivo o addirittura digiuno. Si tratta ovviamente di un circolo vizioso: in seguito alle abbuffate la paura di prendere peso porta a autoinfliggersi punizioni che essendo così rigide porteranno nuovamente ad altre abbuffate. Il vomito e le altre tecniche per evitare di ingrassare sono tutti modi per avere l’impressione di tenere meglio sotto controllo la propria vita e alleviare il malessere emotivo. Pertanto non si può ricondurre la bulimia a una singola causa, ma piuttosto un insieme di fattori.
 «Il cibo per me era diventato un ossessione –spiega Giulia– non pensavo ad altro tutto il giorno, la sola idea di ingrassare mi terrorizzava e ammetto che ancora adesso mi spaventa, nonostante io stia migliorando. Mi capitava spessissimo di saltare il pranzo per poi abbuffarmi la sera. Dopo le abbuffate i sensi di colpa mi laceravano, qualsiasi metodo per liberarmi delle calorie assunte sarebbe stato meno straziante dei sensi di colpa. Così ho iniziato a vomitare. La sensazione che si prova è di continuo fallimento ogni volta che si mangia più di ciò che le regole autoimposte permettono» – Giulia ci racconta il suo rapporto con il cibo e con il suo corpo, descritto come ossessivo e morboso.

Ultimamente i pazienti DCA sono aumentati notevolmente. Questo sicuramente perché nell’epoca in cui viviamo , in particolare nel mondo dei social, i canoni estetici imposti dalla società sono irraggiungibili. Diventa, così, facile credere di essere sbagliati. I social però non sono la realtà e assolutamente non vanno  perseguiti modelli impossibili e irreali.

Un passo importante per prevenire e curare i DCA è certamente rendersi conto che la salute fisica e mentale viene prima di qualsiasi fisico apparentemente perfetto. tutti siamo perfetti a modo nostro e non sono certamente kili in più o in meno a definirci come persone.

di Benedetta Calise

 

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