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8 Dicembre 1980: quando hanno sparato a John Lennon

Gianrenzo Orbassano 08/12/2022
Updated 2022/12/06 at 8:06 PM
10 Minuti per la lettura

Parlare di John Lennon oggi è fondamentale. Non solo per il suo contributo alla musica pop, principalmente insieme ai The Beatles. John Lennon ha attraversato molte fasi nella sua vita in cui ha dovuto prendere posizioni antipatiche anche ai suoi stessi fans.

Quanti fans dell’epoca, non hanno potuto digerire la sua uscita dalla band di Liverpool il 10 Aprile del 1970? In quanti hanno considerato – ancora oggi – negativamente la sua relazione con Yoko Ono? Queste scelte però lo hanno reso, nel bene e nel male, un artista riconosciuto e contemporaneo: si è dedicato alla musica, ma ha lasciato molto spazio alla sua vita personale, ai suoi interessi, alle sue debolezze. Se non ci sono molti dubbi sulla sua importanza e complessità musicale, qualche critica John se l’ha incassata per la sua vita personale e soprattutto per il suo impegno politico.

Cinque proiettili e Lennon morì: storia di un attivista politico, oltre che un ex Beatle

Nel sociale, John Lennon si è dedicato per molti anni all’attivismo politico: da idolo delle teenagers a simbolo del pacifismo negli anni della guerra in Vietnam. E poi, sappiamo tutti come è finita. Cinque colpi di pistola, precisamente di una calibro 38: Lennon, colpito all’arteria succlavia, sanguinando gravemente, riuscì a fare qualche passo e a sussurrare: «I’m shot, I’m shot» mentre Yoko Ono, disperata, chiamava aiuto.

A sparare fu Mark David Chapman. Un grande fan dei The Beatles, ma anche una persona con gravi problemi psichici. Da quando Lennon decise di rompere con i suoi colleghi di Liverpool, Chapman nutrì un forte rancore nei suoi confronti. Dalle motivazioni del suo gesto, Chapman ha fatto capire che Lennon era colpevole di aver tradito gli ideali per cui si batteva.

Chapman era ossessionato da un libro che – a suo dire – ha cambiato totalmente la sua prospettiva, trovando in quelle pagine il suo senso di vivere. Il libro in questione è “Il giovane Holden” di J.D. Salinger. Chapman infatti comincia a trasportare il comportamento del protagonista del libro nella sua vita. Si sente come Holden Caufield, con l’esigenza di rigettare e purificare una società ipocrita.

Lennon? Ipocrita e traditore: così Mark David Chapman uccise il suo idolo

E chi potrebbe essere – per Mark Chapman – più ipocrita di uno dei suoi miti di sempre? Chi più di quello che ha sciolto i Beatles, che ha tradito i suoi ideali e che parla predica bene nella canzone più sopravvalutata di sempre, Imagine – “Imagine no possession” – ma che “possiede uno yacht, delle case e milioni di dollari ottenuti vendendo dischi ai fan che credono alle sue bugie”?

A tutto ciò, aggiungiamo i gravi squilibri mentali del Chapman, la sua rovinosa realtà, la sua smania di trovare una sua identità, un obiettivo nella vita. L’obiettivo di Chapman era quello di punire il traditore. Lo fece la sera dell’8 dicembre 1980. Mark Chapman è appostato davanti al Dakota, celebre edificio di Manhattan e residenza di John Lennon. In un primo momento, avendo davanti Lennon e la sua compagna Yoko Ono, riesce solo a chiedergli un autografo. E la foto qui in basso lo ritrae proprio mentre firma un autografo al suo killer. Dietro l’obiettivo, quel giorno, c’è Paul Goresh con la sua Minolta XG1. 

Ma Chapman non si scoraggia e attese che John Lennon fece di nuovo capolino fuori il Dakota: “Ehi, mister Lennon”, subito dopo cinque spari. Nel trambusto generale Mark resta immobile, apre la sua copia del giovane Holden e si mette a leggere. Il custode del Dakota Building, Mr. Perdomo, gridò a Chapman: “Lo sai che cosa hai fatto?”, al che Chapman rispose con lucida freddezza: “Sì, ho appena sparato a John Lennon”. Alle 23:07, John Lennon morì in ospedale. In tv, i primi a dare la notizia sono i telecronisti della partita del Monday Night Football tra Miami Dolphins e the Patriots. Quel ragazzo ossessionato dai Beatles e dal giovane Holden è diventato per tutti l’assassino di John Lennon.

Non è solo Imagine

Vale sempre la pena parlare di grandi personalità che si sono spesi per parlare di pace. Il mondo di ieri, non è poi così diverso da quello di oggi. Proprio per questo, nel mondo di oggi bisogna ricordare alla gente che ci sono stati personaggi che hanno parlato chiaramente a chi stava al potere, che hanno messo in pericolo la loro incolumità per una causa politica e civile.

Okay, ma senza cadere in facili idealizzazioni: dobbiamo ricordare che John Lennon parlava di pace da un grattacielo americano. Offriva spunti per una società utopica, dall’alto del suo agio e delle sue stesse contraddizioni. Tornando alla sua figura di musicista, purtroppo – e questo è un peccato – molti di noi associano la figura di John Lennon al brano “Imagine“, senza considerare le mille sfaccettature di quello che è stato un personaggio complesso. John Lennon è stato un artista – attivista contemporaneo, perseguitato come quelli che oggi si schierano contro tutte le guerre.

Come musicista e cantante, John Lennon ha scritto l’inno pacifista per eccellenza Give Peace a ChanceHappy Xmas (War Is Over), ormai un classico natalizio, l’entusiasmante Instant Karma! e la straziante Cold Turkey nella quale canta senza remore il dolore durante la disintossicazione dall’eroina. Un album che ha fortemente descritto il cambio di vita del musicista, è sicuramente “John Lennon/Plastic Ono Band” del 1970. Non è solo un disco d’esordio condiviso con Yoko Ono, ma rappresenta oggi il lavoro discografico in cui l’ex-Beatle si riappropria di se stesso, della sua persona con il raggiungimento di una consapevolezza diversa. “God“, “Mother” e “Love” sono delle perle che possiamo considerare artisticamente molto più interessanti della sola “Imagine”. Così come l’album Double Fantasy del 1980, dove ricordiamo il singolo “Woman“.

John e Yoko: quei due bed-in per la pace del mondo

Il suo modo di attirare l’attenzione per dare un segnale contro la guerra in Vietnam fu proprio un atto di attivismo politico molto simile ai sit – in di oggi: era il 1969 John Lennon e Yoko Ono, decisero di usare la propria influenza per mettere in atto una protesta pacifica mai vista prima contro la guerra. Si sistemarono nella stanza 702 dell’hotel Hilton di Amsterdam allestendo cartelli con su scritto Hair Peace Bed Peace proprio sulle due finestre sopra le loro teste.

Per una settimana, dal 25 al 31 Marzo, aprirono le porte della loro stanza ai giornalisti ininterrottamente dalle ore 9 alle ore 21 e sbalordirono la stampa di tutto il mondo. A chi si aspettava strani esibizionismi e scene di sesso, John e Yoko diedero ben altro: accolsero la stampa con discorsi sulla pace, sull’amore, sulla politica indossando semplici pigiami bianchi e stando sotto lenzuola per tutto il tempo.

Ce ne fu un secondo di Bed-in: doveva svolgersi a New York, ma John Lennon non ebbe il permesso di entrare in paese a causa di una condanna per detenzione di marijuana. Optarono per il Fairmont The Queen Elizabeth hotel a Montreal. Ci rimasero dal 26 al 31 Maggio del 1969. Nella suite in cui ebbe luogo l’evento vennero appese illustrazioni sull’amore e la pace da loro stessi disegnate.

Un vero peccato aver perso John Lennon così presto

Come leader dei Beatles John era probabilmente la persona più famosa d’Occidente. Quando ha deciso di mettere la sua fama al servizio della pace non voleva promuovere se stesso, ma regalare al mondo una situazione migliore. In realtà Lennon era un ribelle, voleva utilizzare la sua arte per far capire quello che pensava e che sentiva, per far sì che altri potessero fare del mondo un posto migliore. Era stanco di essere stato un idolo, sapeva di non essere la risposta alle domande del mondo, voleva semplicemente provocare la gente affinché ponesse le domande giuste. Un vero peccato ricordarlo oggi solo per una canzone. Un vero peccato averlo perduto così troppo giovane.

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