Stazione Bayard

Quando era il Sud a dettare il passo: il primato della Stazione Bayard

Silvia De Martino 09/10/2023
Updated 2023/10/08 at 5:26 PM
5 Minuti per la lettura

Ad oggi passa quasi inosservata. La maggior parte delle persone ci passano davanti nello scorrere incessante della propria vita e ne ignorano l’esistenza. I più curiosi notano una struttura fatiscente, abbandonata all’erosione del tempo e all’assalto della vegetazione selvaggia. Ma quasi sempre il tutto finisce lì: nessun approfondimento, una domanda lasciata al vento senza risposta. Nel mentre quello che ad
oggi è un vero e proprio rudere, resta lì. Inerme, abbandonato, incapace di raccontare la sua storia. Eppure vi assicuro, che avrebbe una grande storia da raccontare. Una di quelle uniche. La storia di un primato tutto napoletano, di cui si dovrebbe andare fieri. Un primato di quelli che si dovrebbe mettere in vetrina, non nascondere sotto un telo di degrado e disinteresse.

Era il 3 ottobre del 1839 quando quella struttura di tufo su Corso Garibaldi, un tempo Via dei Fossi, aprì per la prima volta le sue porte ai napoletani. Portava il nome di Stazione Bayard, dall’ingegnere a cui ne fu affidata la costruzione, e da lì quel giorno partì alle 10 del mattino il primo treno a vapore italiano. Puntuale verso le nuove tecnologie, simbolo della lungimiranza di Ferdinando II: era la prima linea ferroviaria d’Italia, a Napoli.

Collegava la capitale del Regno delle Due Sicilie a Portici per facilitare al sovrano il raggiungimento della residenza estiva. All’epoca la curiosità dei napoletani fu tale che per mesi la ferrovia registrò numeri altissimi: nei successivi quaranta giorni la nuova invenzione accolse quasi 90 mila passeggeri.

STAZIONE BAYARD: DALLA LUCE ALL’OMBRA

184 anni dopo è tutta un’altra storia. Ad oggi questo luogo ha dimenticato lo splendore di un tempo e riversa in uno stato di totale abbandono e degrado. Quando nel 1866 venne costruita la Stazione di Napoli Centrale, la Bayard perse la funzione di capolinea e fu destinata ad uso deposito per la Società per le Strade Ferrate Meridionali. Una nuova vita la ottenne nel 1930 quando sorse lì il Teatro Italia, affidato al Dopolavoro Ferroviario delle Ferrovie dello Stato.

La Seconda Guerra Mondiale, però, portò a danni irreversibili a seguito di diversi bombardamenti. Il crollo di gran parte della struttura fu poi totale nel 1980 a seguito del terremoto che colpì l’Irpinia. La Stazione Bayard, la cui proprietà ad oggi è del Comune di Napoli, giace in uno stato di abbandono, in attesa un giorno di rivedere aperte le sue porte.

I PROGETTI DI RIQUALIFICAZIONE

Diversi sono i progetti di riqualificazione della struttura che sono stati proposti e presentati, ma ad oggi non c’è ancora nulla di ufficiale. A spingere in prima linea per Stazione Napoli-Portici è l’AIGE, che da anni porta avanti un progetto di restauro firmato dall’architetto Aldo Loris Rossi. Questo prevede la riemersione della vecchia stazione, l’insediamento del Museo delle Comunicazioni Viarie e un centro di informazioni turistiche. Dare spazio ad attività museale in un contesto come quello del Corso Garibaldi rappresenterebbe anche un modo per riqualificare l’area, creare occupazione e far crescere l’economia.

NAPOLI RECLAMA LA SUA STORIA

Quel 3 ottobre del 1839 la locomotiva a vapore Vesuvio percorse su un unico binario poco più di 7 km. 258 viaggiatori a bordo, che si facevano spazio tra l’emozione e gli applausi della folla accorsa per assistere alla partenza. Otto vagoni e, ad una velocità di quasi 50 km/h, il treno raggiunse la stazione del Granatello in 9 minuti e mezzo. Era l’inizio di una nuova era e il Sud Italia, Napoli nello specifico, faceva da modello per una moderna concezione di trasporto. Era il Sud a dettare il passo, ma ad oggi queste storie preferiamo abbandonarle a sé stesse. Vittime del tempo e del disinteresse.

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