Quale futuro per la centrale del Garigliano?

Severino Alfieri, responsabile Sogin delle 4 centrali elettronucleari italiane presso cantiere dell'ex camino

Continuano i lavori di decommissioning della struttura: completato lo smantellamento del camino alto 95 m

È recentemente terminato (14 novembre 2017) lo smantellamento del camino all’interno della Centrale elettronucleare del Garigliano. Tra le tante, questa è la prima visibile anche all’esterno tanto da modificare lo skyline dell’intero panorama.

In origine

Costruita tra il ‘59 ed il ‘63, la Centrale andò in produzione dal ‘64 al ‘78 chiudendo definitivamente nell’82 in seguito alla riclassificazione degli indicatori sismici che non la rendevano più idonea soprattutto rispetto a costi e profitti. Da lì la decisione per la cosiddetta “custodia protettiva passiva”, ovvero quello stato di fermo in cui tutto veniva lasciato com’era e messo in sicurezza per poi essere definitivamente smantellato.
Nel 1999 il Governo affida a Sogin gli impianti con il compito del decommissioning ma solo tra il 2010 ed il 2012, ricevute tutte le autorizzazioni utili a procedere con le attività di vero e proprio smantellamento.

Smantellamento del camino: i dati

Quello del camino, alto 95 m, con un diametro di 5 m alla base fino ai 2 della sommità, è il primo grande intervento sul sito ed è costato circa 10 milioni euro in 4 anni. Sono stati prodotti circa 830 t di rifiuti dei quali 800 di cemento e 30 di acciaio mentre solo 7 m³ di rifiuto stoccato insieme come rifiuto radioattivo rimasto in centrale. Inoltre, sono state realizzate operazioni di progettazione e realizzazione funzionali, dalla costruzione dei robot utili alla scarifica del materiale radioattivo alla progettazione degli interventi nelle modalità più consone alle indispensabili autorizzazioni dopo analisi e verifica di ogni ente preposto ai controlli alla costruzione del nuovo camino. Operazioni condotte da imprese e ditte italiane che hanno sempre lavorato in un’ottica di ottimizzazione dei tempi, oltre che nel rispetto di norme e sicurezza. Di non poco conto è stato l’addestramento del personale che avrebbe dovuto eseguire materialmente i lavori su strutture appositamente costruite anche per testarne la sicurezza. È questo il caso del “mokap”, simulacro del tutto simile al camino attorno a cui sono stati costruiti quattro pilastri, dopo una serie di tentativi di individuazione della soluzione migliore, valutando e testando tutti i possibili rischi a cui si sarebbe potuto andare incontro nella realizzazione dello smantellamento sul sito. Tanti i test, compreso la cosiddetta “galleria del vento” fino al completamento dell’operazione senza buttar giù tutto con le cariche esplosive ma smantellando il camino, pezzo per pezzo, e buttando i detriti al suo interno onde evitare impatti traumatici (oltre che rischiosi) all’esterno.

 

Il futuro del decommissioning

Oggi, sgomberate le macerie, si può procedere alla costruzione del nuovo e più basso camino proseguendo anche nella demolizione del serbatoio sopraelevato, elemento che dovrà subire analogo trattamento. Le altre strutture visibili (edificio reattore, sfera, turbina ed uffici) saranno conservati come archeologia industriale e riutilizzati dalle popolazioni ed enti locali, a cui verranno riaffidati, come siti storici.
Il decommissioning del Garigliano si fermerà soltanto quando, eliminata tutta la radioattività presente sul sito, potrà essere restituito alle popolazioni limitrofe come in origine, prima della costruzione. Tanti i progetti possibili ma tra questi uno dei più affascinanti potrebbe essere la realizzazione di un Planetario in forza del suo diametro di circa 50 m e la particolare posizione a 18 m slm., tra i più grandi al mondo.

Tempi di Lavoro

Spesso si segnalano tempi lunghissimi per la realizzazione di opere ma si tratta di apparenti lungaggini giustificate piuttosto dalla nostra legislazione nucleare che, per garantire massima sicurezza, costringe ad adottare misure particolarmente accorte per la tutela dell’ambiente e dell’uomo. Ne deriva, pertanto, un maggiore investimento economico e temporale. Tuttavia, l’AD della Sogin, Luca Desiata, nel chiedere una rivisitazione sui tempi e costi all’Ente internazionale di energia atomica, ha trovato piena aderenza, in termini temporale ed economici, comparabili in toto agli altri paesi del mondo che hanno già cominciato a lavorare in questo campo.

Buone prassi per il mondo

In Italia abbiamo quattro impianti ex produttori di energia e rappresentano ampiamente le quattro tipologie che vanno per la maggiore nel mondo. Il nostro Paese riceve sempre più consensi e riconoscimenti per l’ottima realizzazione dei lavori e sicuramente ci troviamo di fronte ad un settore in piena espansione. Basti pensare che nel giro di pochi anni, oltre 500 reattori nucleari entreranno nel decommissioning oltre l’attuale coinvolgimento di un centinaio.
Appare evidente che il lavoro realizzato sugli impianti italiani potrà fare scuola, se non completamente esportato, anche all’estero. In particolar modo, la centrale di Garigliano che è un impianto di generazione con acqua bollente, simile ad altre 200 nel mondo, così come Caorso.
Trino, d’altro canto, ha un impianto ad acqua pressurizzata che ha avuto ed ancora ha grande successo a partire dalla seconda generazione in poi. Latina, invece, ha un impianto di generazione inglese, come tanti altri in Francia, Inghilterra e Giappone. Le nostre esperienze saranno utilissime per quei paesi del mondo che non hanno ancora comunicato i lavori di decommissioning e permetteranno certamente di aggredire il mercato internazionale.

di Annamaria La Penna

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell’educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.