Putin per sempre: il referendum per abolire il limite dei due mandati in cambio di regali e premi

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La settimana che va dal 25 giugno al 1° luglio resterà con ogni probabilità impressa nella storia della Russia e non solo. Il Cremlino, infatti, ha indetto un referendum costituzionale con l’obiettivo di eliminare il limite di due mandati consecutivi per la carica di Presidente della Federazione Russa, attualmente ricoperta da Vladimir Putin.

L’ex funzionario del KGB russo è stato primo ministro dal 1999 al 2000, prima di diventare Presidente ad interim al posto del dimissionario Boris El’cin che lo indicò come suo successore. Il primo dei due mandati cominciò ufficialmente il 7 maggio 2000 e fu rinnovato lo stesso giorno di 4 anni più tardi, per concludersi nel 2008, quando proprio la legge vigente ne vietò un’ulteriore candidatura.

«E ora che si fa?» avrà esclamato il buon Vladimir, sicuramente non felice della “disoccupazione forzata”. Ed ecco, allora che, mentre Dmitrij Medvedev prendeva il suo posto di Presidente, Putin si “accontentava” di nuovo del ruolo di primo ministro. Solo fino al 2012, logicamente, quando ha potuto riprendere il suo percorso da Presidente per due mandati consecutivi, con scadenza nel 2024. Sì, avete capito bene. Non abbiamo sbagliato una banale addizione. Una riforma costituzionale ha allungato il periodo di carica del Presidente a sei anni. Piccolo regalino per Vladimir?

Fatto sta che, pur allungando i tempi per lasciare il buon Putin lì dov’è, il 2024 non è poi così lontano. E allora? Semplice! E’ pronta la consultazione popolare per allungare la vita del Presidente Putin, magari fino al 2036! Il capo dello Stato russo gode di un largo consenso e la modifica costituzionale che gli darebbe la possibilità di essere Presidente praticamente a vita sembra sia solo una formalità.

L’unico concreto ostacolo potrebbe essere la reticenza dei russi a partecipare al plebiscito costituzionale, per la prima volta promosso anche in una versione online. Come risolvere questa spinosa questione? Semplice anche questo: con premi da lotteria! Verrà lanciata la campagna “Milioni di premi” con cui il Dipartimento del commercio e dei servizi di Mosca fornirà gratuitamente buoni regalo e servizi ai cittadini della capitale che dimostreranno di aver votato. Anche nelle altre città si studiano modi per motivare l’elettorato. C’è chi si sta inventando estrazioni aventi come premi appartamenti, box auto, automobili, smartphone.

Viene rispolverata anche il più classico passaparola: nelle aziende pubbliche i dirigenti invitano i sottoposti a convincere altre persone al voto, mettendo “in palio” ferie e promozioni.

Pensate che il suo amore per il popolo, quindi, Putin lo mostrerà regalando coupon per fare la spesa, andare al ristorante, comprare gadget per lo smartphone, pagare i parcheggi o ricevere sconti per l’acquisto di un televisore. Pensate che sono stati stanziati ben 10 miliardi di rubli (pari a 130 milioni di euro circa!). Un incentivo al voto, insomma, del tutto disinteressato e in nome di un grande amore per la democrazia, riconosciuto a Vladimir Putin da tutto il mondo.

Insomma, il Presidente in carica propone un referendum costituzionale per modificare una regola che lo riguarda da vicino. Uno strumento democratico, no? E lo fa anche attraverso un sistema online. Innovativo, non trovate? E al diavolo chi volesse mettere in dubbio la trasparenza e l’onestà in questo processo di cambiamento! Complottisti! Il segretario del partito comunista Gennady Zyuganov ha chiesto alla presidente della Commissione elettorale Ella Pamfilova di impedire l’uso del voto elettronico sugli emendamenti costituzionali denunciandolo come grande minaccia per «la segretezza del voto così come la libertà di espressione». In tutta risposta il sindaco di Mosca, Sergey Sobyanin, ha vietato per il 27 giugno una manifestazione dell’opposizione contro le modifiche costituzionali. Non pensate che sia una limitazione della libertà. La motivazione è la pandemia… Ah, sono stati vietati anche spazi in TV per i sostenitori del no. Colpa del Covid anche in questo caso?

«Se stiamo parlando di una Russia forte, allora dopo Putin ci sarà Putin. Tutto ciò che accadrà dopo il presidente Putin avverrà secondo gli schemi da lui definiti» ha affermato Vyaceslav Volodin, presidente del Parlamento Russo. «La Russia non può che essere forte. Putin l’ha resa tale. Ha istituito un sistema che rende il paese più forte ogni anno. Tutto ciò che egli ha creato dalle fondamenta funzionerà sicuramente in futuro, e il presidente che gli succederà farà affidamento su questo. Ciò significa che dopo Putin ci sarà Putin. C’è Putin, c’è la Russia, non c’è Putin, non c’è la Russia».

Affermazioni che confermano la vocazione democratica di un Paese che la prossima settimana, a quanto pare, si troverà a decidere tra Putin… e Putin.

Avevamo affrontato il tema del concetto di democrazia di Putin anche qui
Internet che spaventa: Putin “protegge la Russia” e mette le mani sulla Rete

 

di Angelo Velardi

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