Può un “Inno” essere “Selvaggio”? Il romanzo d’esordio di Claudia Neri

"Inno Selvaggio" di Claudia Neri

Inno Selvaggio” è il libro d’esordio di Claudia Neri, ventenne napoletana. Risulta composto da nove racconti: sette tragedie intitolate come i sette peccati capitali e il racconto “1984”, scisso in due parti, che è quello che si incarica di far convergere l’essenza di tutti gli altri e portare il lettore ad un equilibrio, assente o precario in tutto il resto dell’opera. Le trame delle tragedie, infatti, non sono collegate, e ogni racconto è scritto in uno stile diverso. Gli effetti dei peccati sono allegorici e metaforici, visti in chiave contemporanea: ad esempio, la Gola è resa attraverso un racconto di guerra, nell’immagine di uomini che divorano altri uomini.

Claudia ha vissuto e lavorato per circa un anno a Londra, attualmente è studentessa di mediazione linguistica presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, copywriter per una web- agency e prossima a diventare giornalista pubblicista.

Sei giovanissima, da quanto tempo scrivi?
«A quattordici anni ho iniziato il mio primo romanzo fantasy, suggestionata dalla lettura di Harry Potter e di Nicolas Flamel. A sedici, invece, è nato il racconto “Ira”. Una volta finito, ho deciso di inserirlo in una raccolta incentrata sui sette peccati capitali. Sono stata influenzata dalla lettura del “Faust” di Marlowe e di Goethe e dal tema della dannazione. È nato così “Inno Selvaggio”».

C’è qualcosa in particolare che vuoi far emergere dai tuoi racconti?
«L’obiettivo che mi pongo è quello di indurre chi mi legge a un cambiamento di prospettiva. Quest’ultimo permette di riuscire a vedere da più punti di vista un’idea, una situazione, un concetto che prima eravamo abituati a vedere secondo un unico modo fisso. Imparare ad immedesimarsi nei personaggi, ma anche nelle persone, perché tutto può essere relativo».

Cosa intendi, invece, per equilibrio finale?
«Tutti i miei personaggi aspirano a qualcosa, alla realizzazione di un bisogno, alla coronazione di un desiderio. Ma, una volta ottenuto ciò che si vuole, si rendono conto che non ne sono appagati. Ciò che resta è un gusto amaro. Equilibrio è l’equilibrio dell’anima, un punto di incontro tra ciò a cui si aspira e ciò che può davvero soddisfare. Questo è anche il motivo per cui le due parti di “1984” si trovano una all’inizio, l’altra nel finale del romanzo.»

Il tema dell’equilibrio e della perfezione si evince anche dalla copertina del libro, realizzata da Claudia stessa, che racconta: «La copertina del libro è una spirale aurea, i cui contorni rappresentano i gironi dell’inferno, richiamando i sette peccati capitali. Al centro una croce rovesciata che funge anche da piano cartesiano per la realizzazione di una sezione aurea, che denota il numero irrazionale 1,618… Lo studio di quest’ultimo ha interessato diverse scienze, dalla medicina all’arte figurativa, dalla botanica alla musica».

Da dove è nato, invece, il titolo?
«Aprendo a caso il mio libro preferito di poesie di Ungaretti, mi sono imbattuta in “Inno alla morte”, a cui ho associato l’aggettivo “selvaggio”, per quanto sia improprio del termine. Quando ci si riferisce a un inno, si pensa generalmente a qualcosa di sacro. “Inno selvaggio” è effettivamente un paradosso. Un esempio è il fatto che, eccetto “Pigrizia”, non ci sono mai indicazioni specifiche sul tempo e sullo spazio. Ho voluto creare un senso di disappartenenza per generare, per assurdo, maggiore corrispondenza tra il lettore e ciò che legge, negandogli la possibilità di crearsi stereotipi mentali sul personaggio».

Claudia su Facebook e su Instagram

di Alessia Giocondo