“Punta il piccione e spara” è il racconto di un pentito di camorra, Bruno Buttone, narrato in prima persona, nel libro scritto dalla giornalista casertana Marilù Musto e pubblicato dalla casa editrice Gnasso Editore.

 A fare da sfondo c’è la storia di una Marcianise losca, tra affari disonesti e una criminalità più che organizzata. La storia di una vita segnata dalla perdita di un fratello, una delle poche vittime di “lupara bianca” della storia di camorra di Marcianise, fino al pentimento in carcere ricordando i suoi studi universitari, la dedizione per la famiglia, le estorsioni da migliaia di euro e le uccisioni all’ordine del giorno. Bruno Buttone oggi è un collaboratore di giustizia, ex killer dell’autorevole clan Belforte di Marcianise che racconta la sua vita da personaggio “bello impossibile”, come ama definirsi, da Robin Hood della sua città a boss da temere. In un periodo in cui non c’è alcun senso di rimorso ma tanta sete di vendetta, in una vita che crede non gli appartenga più, inizia a sparare prima ai piccioni e poi alle persone. In galera, benché accolto come un boss da rispettare, lontano dalle sostanze stupefacenti di cui faceva ampiamente uso, inizia a colpevolizzare la sua città, il suo ambiente e la sua famiglia, tormentato da una domanda: “come può accadere che un ragazzo educato a valori e ideali apparentemente sani, da un giorno all’altro si trasformi in un autentico carnefice?”; mai trovò risposta.

Il suo grido, oggi, è un appello ai giovani perché non cadano nella tentazione della trasgressione e dei facili guadagni ma affinché capiscano quali sono i veri valori della vita. Nell’incontro con la scrittrice Marilù Musto abbiamo chiarito alcuni punti del suo scritto.

Che valore da Bruno Buttone alla vita?
«Diciamo che da egoista e in maniera anche un po’ narcisista da molto valore alla sua vita, il suo problema è stato il non aver dato, invece, valore alla vita degli altri. Ancora oggi lui subisce un po’ la sua volontà di mostrarsi a tutti i costi, se prima come boss oggi come collaboratore. L’idea di presentarsi attraverso un libro è la sua volontà di esserci, per dire “Io non sono sparito”. Bruno Buttone ha scelto di raccontarsi in questo libro per un’esperienza catartica e per purificarsi da tutte le azioni biasimevoli commesse in passato».

Quanto è stato importante per lui la presenza di una donna amata e l’arrivo di un figlio?
«Il fatto che lui abbia poi provato sentimenti molto forti per una donna, figlia del boss di Caivano Salvatore Natale, lo ha fatto sentire di nuovo vivo dopo un lungo periodo da sicario quasi anestetizzato dalla droga. La presa di coscienza è arrivata quando è nato il figlio, decidendo di cambiare vita facendo, paradossalmente, la scelta giusta. Oggi lui è cambiato, spinto dal desiderio di essere una persona normale tra tantissime persone normali. L’amore, chiave di tutte le storie, è stata la forza motrice del suo cambiamento. È l’amore che fa muovere il mondo, è l’amore che migliora le persone, soprattutto l’amore per un figlio».

Un amore che già provava per la sua famiglia di origine? Ad esempio l’amore per il padre che non riusciva a dimostrare.
«Si, innanzitutto perché il padre era una persona violenta, poi paradossalmente Bruno Buttone lo prende a modello. Prende a modello il padre che all’inizio è un ubriacone ma che a un certo punto finisce per cambiare vita trovando un lavoro fisso, mettendo la testa sulle spalle, diventando così per Bruno un orgoglio. Tutto ciò viene scompaginato dalla perdita del fratello. Lui amava molto la sua famiglia di origine anche se, secondo me, voleva emergere tra i sette fratelli, voleva essere il figlio in carriera, in un modo o in un altro. Lo ha fatto nel modo sbagliato».

All’inizio del libro scrivi “Marcianise è cambiata”. È cambiata perché è cambiato il modo di fare camorra o perché si è ridimensionato questo mondo?
«È cambiata perché c’è una nuova amministrazione. È cambiato il modo di affrontare il business, è cambiato il modo di approcciarsi alla politica, è cambiato il modo ma le persone pericolose possono essere ancora lì».

di Giovanna Cirillo

Tratto da Informare n° 183 Luglio 2018

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