Psycho-Pass e la trappola dell’utopia

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La parola utopia è spesso sinonimo di paradiso. Ma se vi è un’utopia che dovrebbe spaventarvi, questa è Psycho-Pass.
Questo franchise di animazione giapponese è ambientato nel Giappone del 2112, una società isolazionista con confini e porti chiusi governata dall’intelligenza artificiale Sybil System.

Esso misura i livelli di stress di ogni persona, analizzandone depressione, rabbia, ansia e assegnandovi un valore numerico, il coefficiente di criminalità o Psycho-Pass.
Strumenti per rilevare lo Psycho-Pass sono presenti in ogni angolo, in ogni porta, in ogni telecamera, citofono, stanza. E appena ne viene rivelato uno troppo alto, la polizia corre ad arrestarne il proprietario.
Lo fa con una pistola, il Dominator, che agisce in autonomia e ha il potere di paralizzare la vittima, che sia un criminale o un innocente, o di farla letteralmente esplodere a seconda dei valori dello Psycho-Pass.
Ufficialmente, vi sono Ministeri, politici, burocrati, ma il potere è in mano al Sybil, che assegna carriere e istruzione alle persone in base a rigidi test attitudinali e scansioni del Psycho-Pass. Ufficialmente, tutti sono felici in questo sistema sicurissimo.

Ma a volte gli innocenti vengono arrestati senza aver commesso alcun crimine, solo per un aumento del coefficiente di criminalità, e a volte qualcuno impazzisce tentando di sopprimere il proprio malessere per evitare di essere arrestato.
I poliziotti, divisi tra Ispettori e Esecutori (questi ultimi cittadini di seconda classe che entrano nella polizia per non passare la vita in galera a causa del proprio Psycho-Pass troppo alto) troppo spesso ascrivono alla logica del “noi e loro”, preferendo supportare questo sistema. Perché chi vive nell’utopia fa di tutto per preservarla. Inutile essere liberi. Lasciamo la giustizia ad una entità superiore.

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Il mondo di Psycho-Pass è ossessionato dal crimine e dal punire il crimine, che esso sia reale o immaginario. Una società digitalizzata dove le minacce di morte sono all’ordine del giorno, dove si inventano software di riconoscimento facciale per vittimizzare sempre le stesse comunità emarginate, dove il “noi e loro” regna sovrano proprio grazie ai demagoghi e ai social, dove il 10% della popolazione carceraria è imprigionata per errori giudiziari eppure il giustizialismo ogni volta raggiunge livelli spropositati, non è così lontana dal mondo di Psycho-Pass. Ma vogliamo davvero creare la sua utopia?

di Lorenzo La Bella

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 216

APRILE 2021

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