La provocazione del PM Giacomo Urbano: «La Questura a Castel Volturno»

Il PM Giacomo Urbano durante la Tam Tam Basketball vs Magistrati - Photo-credit Gabriele Arenare

Dalla toga alla canotta, dalle cordoniere distintive ai vari ruoli di centro, playmaker e guardia tiratrice. I magistrati sono scesi in campo per diletto ma soprattutto per lanciare un messaggio chiaro alla pubblica opinione e agli organi istituzionali: il litorale domitio, e specificatamente la città di Castel Volturno, non può essere abbandonato al suo destino infausto. E la squadra di basket formata da alcuni servitori dello Stato in Campania, lancia la sfida al massimo esempio di integrazione presente sul territorio castellano: la Tam Tam Basketball. La squadra di ragazzi di seconda generazione, figli di immigrati africani nati e cresciuti in Italia, ha sollevato il grande dibattito sullo “Ius soli”, in seguito ad un clamore mediatico che ha avuto risonanza nazionale. La Tam Tam, guidata dal coach Massimo Antonelli, ha ottenuto dalla Federazione Italiana Pallacanestro una deroga per partecipare ai campionati FIP, in quanto la squadra era stata inizialmente esclusa poiché non contava un minimo di giocatori legislativamente italiani.

 

 

La partita tra pool di magistrati e Tam Tam nasce da un’idea del PM Giacomo Urbano, emotivamente coinvolto dopo essere venuto a conoscenza della realtà sociale e sportiva nata proprio in un territorio particolarmente complesso, quale appunto Castel Volturno. «Non possiamo più far finta di niente, come se il litorale domitio fosse un’enclave che non ci appartiene. Sono passati 50 anni di indifferenza. Abbiamo fatto diventare il Volturno una fogna, permesso uno sbarco incontrollato di immigrati sul territorio e non siamo riusciti a fermare il fenomeno dell’abusivismo edilizio. Dico sempre ai vari questori – continua provocatoriamente il PM Urbano – perché non mettere la Questura a Castel Volturno? Perché non facciamo qualcosa di forte? Qui possiamo trovare il Codice penale messo insieme. Non è concepibile che uno Stato di diritto possa tollerare una situazione del genere. È arrivato il momento che non si può far finta di niente». In merito alla partita, il magistrato afferma: «queste iniziative servono per creare prevenzione, la miglior arma nella nostra società. Una persona di buon senso non può negare a questi ragazzi una possibilità. Sarebbe stato uno schiaffo ulteriore, un girare ancora la faccia. Essere qui, in pantaloncini e canottiera, è un segnale importante che diamo a questi ragazzi perché non servono solo convegni e conferenze ma bisogna scendere in campo con loro».

di Fabio Corsaro
Foto di Gabriele Arenare

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!