Promuovere la Blue Economy del litorale

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Innovazione e condivisione della conoscenza per una Castel Volturno più sostenibile usando le risorse del mare
Si ritiene, a ragione, che la rinascita di un luogo sia strettamente legata a quella della comunità che lo abita, e che quindi possa avvenire non soltanto migliorandone le strutture materiali, edifici e infrastrutture, ma soprattutto agendo sulla parte immateriale, culturale, sociale ed economicarecuperando l’identità dei luoghiIn un territorio complesso come quello di Castel Volturno, caratterizzato da forti emergenze ambientali, sociali ed economiche, ma anche dalla bellezza dei tramonti sul mare, dalle pinete e dalle lunghe spiagge di sabbia dorata, queste considerazioni possono certamente avere valore. Per stimolare crescita culturale e sociale, ma soprattutto inclusione ed integrazione tra le comunità, si dovrebbe trasformare questa lunga striscia di terra bagnata dal Mar Mediterraneo in un luogo di conoscenza ed innovazione, in grado di focalizzare l’interesse dei diversi gruppi di popolazione.  

Un luogo aperto a tutte le comunità, a tutte le età, ma soprattutto a tutti gli attori economici, esistenti e potenziali. Quale identità migliore se quella del mare, così presente e talvolta invadente a Castel Volturno?  

Questo mare, la cui apparente disponibilità è messa in pericolo da un crescente consumo di risorse, dovuto a sviluppo industriale, pesca eccessiva, perdita di biodiversità e di habitat, cambiamento climatico, inquinamento e intensa urbanizzazione delle coste, e tutto questo anche a causa di controlli insufficienti e leggi inadeguate.

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Questo mare così ricco di ecosistemi, biologicamente diversi e altamente produttivi, potenzialmente il maggiore fornitore di cibo, materiali, energia e servizi ecologici. Nell’ultimo decennio, si è assistito ad un crescente interesse verso l’esplorazione del potenziale della risorsa mare e alla definizione di strategie sostenibili alternative per lo sfruttamento di questa preziosa risorsa. Ciò ha portato nel 2012 alla ratifica di un nuovo paradigma, la blue economy, e alla creazione di un nuovo Sustainable Development Goal (SDG), il numero 14, inteso a conservare e usare in modo sostenibile oceani, mari e le risorse marine. Secondo la definizione data dalle Nazioni Unite, la blue economy racchiude tutti quei settori economici che determinano la sostenibilità d’uso delle risorse del mare” (https://www.un.org/development/desa/en/news/sustainable/blue-economy.html).

L’interesse verso la risorsa mare è stato poi confermato dall’Unione Europea, che nel 2014 ha elaborato un piano coordinato per un uso coerente e sostenibile delle risorse marinela Blue Growth (Crescita Blu). Il piano, basato sul concetto di sviluppo economico marino e marittimo sostenibile, è soprattutto orientato al miglioramento del benessere sociale, attraverso un uso sinergico, non conflittuale e sostenibile del mare, che consenta crescita e prosperità. Indubbiamente, si tratta di una strategia a lungo termine, tesa a sostenere il miglioramento dei principali fattori socioeconomici marini e marittimi (alimentazione, trasporti, turismo, prodotti chimici e materiali, energia, sicurezza, salute degli ecosistemi), con l’obiettivo finale di creare nuovi posti di lavoro, cosiddetti “blu”, in un’ottica di sostenibilità. Nel campo della blue economy, nel Mediterraneo vi è l’iniziativa BLUEMED ‘Research and innovation initiative for blue jobs and growth in the Mediterranean area’ (http://www.bluemed-initiative.eu/), dal 2017 formalmente sostenuta da tutti i paesi membri dell’UE e dell’Unione per il Mediterraneo (UfM), compresi i paesi terzi 
Queste iniziative intendono assicurare una governance, in grado di valorizzare economicamente la risorsa mare, ridurre i conflitti tra gli utenti, assicurare sostenibilità e prosperità a lungo termine e conservare allo stesso tempo l’integrità degli ecosistemi. Tuttavia, molto può, anzi si deve fare a livello nazionale e locale, a partire da una maggiore attenzione alle economie collegate alle risorse del mare e delle coste, mediante attività di studio, monitoraggio, sensibilizzazione e formazione, per colmare sia lacune di conoscenza e tecnologiche che il mancato o insufficiente trasferimento delle conoscenze nella pratica. Lo sviluppo di una cultura condivisa a livello locale può aiutare a comprendere come tecnologie e conoscenze, nuove ed esistenti, possano essere impiegate per superare problemi e migliorare il nostro uso del mare, ma anche a ridurre concorrenza e conflitti tra gli interessi degli attori economici.  
Informareonline-Blue Economy-2Tornando a Castel Volturno, si può immaginare la creazione di un incubatore di blue economy, sostenuto scientificamente dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, e in particolare dall’Istituto di studi sul Mediterraneo (www.ismed.cnr.it) e dall’Istituto di scienze marine (www.ismar.cnr.it), grazie al recente protocollo d’intesa firmato con il Comune. Questi potrebbero fornire supporto didattico/formativo, coinvolgendo i giovani in età scolare e post-scolare, avviare un Osservatorio per il monitoraggio dinamico del litorale Domizio e del Lago Patria, e soprattutto fornire supporto, anche manageriale, alla creazione di start-up innovative nel campo delle biotecnologie blu, energie rinnovabili marine, risorse mineralie acquacolture. Ovviamente, un simile incubatore potrebbe avvalersi di diversi altri attori, a partire dal coinvolgimento di Ministero dell’Ambiente e del Cluster Tecnologico Nazionale Blue Italian Growth (CTN-BIG), per proseguire agli attori regionali e locali, impegnati nei diversi settori produttivi, e alle comunità locali. Sviluppare consapevolezza a livello locale dell’importanza di questa risorsa contribuirà ad un cambiamento culturale, anzitutto, per trasformarsi in economico e sociale nel medio termine. E questo è più di un augurio.       

 

di Giuseppe Pace (ISMed-CNR)

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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