La passione del nonno Raffaele, ha portato Giuseppe, Emiddia, Sonia e Lella ad inaugurare un progetto enologico, volto alla chiara identificazione del Vesuvio in quanto territorio peculiare, essendo l’unico vulcano attivo in Europa continentale. Condizioni climatiche e di giacitura che impongono una lettura autonoma e “artistica”, al fine di produrre vini che siano espressione chiara del contesto.
Un’azienda che affonda le radici in una saga familiare che abbraccia la seconda parte del ‘900, è oggi condotta da giovani, per il quale la tradizione e la sperimentazione hanno peso in egual misura. Nasce così il Dressel 19.2, da uve Caprettone, vinificate, macerate e affinate in dolia di terracotta. Otto ettari di vigna, divisi in piccole particelle, su cui sono in atto studi agronomici, al fine di introdurre una “zonazione” aziendale, da riportare, laddove le caratteristiche siano peculiari, nei vini del futuro.

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Il progetto enologico ha un’impronta “sostenibile”. Abolito uso di prodotti di sintesi, si opera nel totale rispetto del terroir, secondo stilemi che, dal biologico, si traducono antroposoficamente in una conduzione biodinamica del parco agricolo aziendale. L’azienda tiene molto anche alla trasmissione di tali concetti, non solo attraverso i vini, ma anche con un programma di trasmissione della cultura biodinamica.
Nasce così la vigna didattico/sperimentale. Un vigneto di circa mezzo ettaro, posto all’interno della tenuta pompeiana di Bosco de’ Medici. Un luogo dove l’ingente flusso di appassionati proveniente da tutto il mondo, e che ogni giorno visita la cantina, può apprendere tutto sui segreti che sottendono a questi processi produttivi. Infine, Bosco de’ Medici è tra le prime aziende in Italia a sperimentare la vitivinicoltura frequenziale.
Una tecnica d’implementazione della conduzione biodinamica, basata sulla diffusione di radiofrequenze a sostegno dei processi viticolturali della vigna. Una linea di produzione basata su tre livelli: Linea Vesuvio con i due Lacryma Christi Doc (Lavaflava e Lavarubra);
Linea Pompei (con i due Pompeii Bianco e Rosso da uve Caprettone e Piedirosso in purezza); Linea Archeologica (Dressel 19.2 ed Agathos).

di Massimo Petrone

TRATTO DA Magazine Informare N° 191
Marzo 2019

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