“Progetto di vita”, minacce per l’associazione che opera in Puglia e Calabria

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Sicurezza, giustizia e legalità. Valori costituzionalmente tutelati che a qualcuno vicino alle cosche non piacciono. È costellato di minacce di morte e intimidazioni di ogni genere il percorso intrapreso da due pugliesi, Adriana Colacicco e Gerardo Gatti, fondatori del “Progetto di vita”, che mira a un consorzio dei Comuni in cui viene piantato l’”albero della legalità” in memoria delle vittime di mafia e promuove la “cultura del rispetto, della sicurezza, della dignità e persegue la serena convivenza tra le persone e tra i popoli attraverso la pace e la libertà”.

Un itinerario non solo simbolico ma che stimola le amministrazioni ad azioni concrete, accompagnato da una lettera di encomio del Presidente della Repubblica Mattarella e approvato dalla Santa Sede e già condiviso dal presidente francese Macron e adottato in Kenya, perché nel mezzo della savana un modello di buona gestione è apparso un esempio da seguire, che va oltre i concetti di volontariato e di solidarietà spicciola alla “Aiutiamoli a casa loro”. Ma sia in Puglia, dove è iniziato il loro cammino, che in Calabria, dove sta proseguendo con numerose adesioni dei sindaci un po’ in tutte le province, sono scattate le intimidazioni, puntualmente denunciate. Non hanno mai reso pubbliche le minacce di morte, spesso attuate con modalità inquietanti, di cui sono stati fatti oggetto. Ma hanno depositato un memoriale alla Procura di Bari (loro luogo di residenza). Il Quotidiano ne è in possesso ed è in grado di ripercorrere il loro calvario, già costato l’attuazione di una radiovigilanza ogni qualvolta arrivano in Calabria. Anche se proprio l’altro giorno il pm della Procura di Crotone Andrea Corvino ha chiesto l’archiviazione per un’intimidazione compiuta nell’estate scorsa a Verzino.

Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio nel settembre 2018 a Crotone, dove Colacicco e Gatti partecipano a un convegno sui diritti umani organizzato dai Verdi. L’indomani, appena svegli, ritrovarono sotto la porta della loro camera d’albergo una busta contenete un messaggio con la scritta “Morirete”. Alla Procura di Bari i due precisano di non aver denunciato, “erroneamente”, l’episodio. Il secondo e il terzo episodio intimidatorio avvennero sempre nel 2018: buste anonime furono imbucate nelle rispettive cassettine della posta, a Bari e Gioia del Colle.

Il quarto episodio risale al 5 maggio 2019, quando ci fu la presentazione dei candidati della lista di Europa Verde alla circoscrizione del Sud per le elezioni europee e la Colacicco era candidata. Quando si avviarono verso la loro auto rinvenirono una pagina di Vangelo tratta dal versetto “Giovanni 19.16”, quello relativo a Pilato, sulla quale compariva il segno “X”. Ancora niente denunce, la divulgazione del “Progetto di vita” continua. Nel dicembre 2019, pochi giorni dopo un convegno svoltosi a Gioia del Colle sul tema “Coscienza civica e Valori legalmente riconosciuti”, la Colacicco trovò il portone di casa sua atorcigilato con un grosso catenaccio che imprediva l’entrata e l’uscita. Lei chiamò i carabinieri che riuscirono faticosamente a rimuovere il catenaccio. E ancora convegni, e pagine di giornale con la scritta “Bastardi”, sempre a Gioia del Colle. Dove, sempre nel dicembre 2019, la busta bianca spedita a casa della Colacicco conteneva un ritaglio di un articolo del “Quotidiano del Sud” che raccontava il convegno sulla legalità svoltosi il 28 novembre e sul quale era incollata l’immagine di una pistola con la scritta “Morirete”.

Anche l’indagine su questo episodio viene archiviato. E siamo all’ottava, inquietante, intimidazione. Nel luglio scorso la Colacicco riceve nella posta una busta contenete una lingua di animale. Successivamente sul portabagagli dell’auto di Gatti viene rinvenuta una busta bianca vuota recante il suo indirizzo. E ancora, a casa della Colacicco arriva una lettera scritta con un normografo: “non serve andare a carabignieri a infami come voi o polizzia voi dovete morire e deciso infami”. I soliti ignoti arrivano addirittura a togliere tutti i bulloni alle gomme dell’auto di Gatti che viaggiava col figlio, la Colacicco e sua madre.

Torniamo in Calabria. Ad agosto Colacicco e Gatti sono a Verzino per la piantumazione dell’albero della legalità e quando si avvicinano alla loro auto trovano un foglio che riportava la scritta a mano “Morirete infami”. Ma questo non basta a frenare il loro cammino che prosegue nella vicina Pallagorio, dove piantano l’albero, e successivamente a Carfizzi e Umbriatico. «Sin da quando abbiamo iniziato il cammino con il Progetto di Vita, è stato subito chiaro quanto difficile e irto era il percorso. Con il tempo e dopo tutto quello che ci è accaduto, abbiamo cercato di mutare la paura in coraggio di parlare e denunciare. Purtroppo oggi sentire parlare di mafie, di massoneria e dei loro legami con la politica non piace a nessuno, invece a noi sì», è detto, tra l’altro, nel memoriale al vaglio degli inquirenti.

di Antonio Anastasi
Fonte: Quotidiano del sud

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