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Progetto da salvare: centro LGBTQ+ del Mediterraneo a Castel Volturno

Pasquale Scialla 05/11/2021
Updated 2021/11/05 at 5:23 PM
5 Minuti per la lettura

Nel 2018 le principali testate giornalistiche nazionali accolsero con entusiasmo la nascita a Castel Volturno del primo progetto di housing destinato a persone appartenenti alla comunità LGBTQ+. Tuttavia, l’iniziativa dell’Arcigay di Caserta non è stata mai realmente avviata e la struttura versa ancora in condizioni precarie. A tal proposito Bernardo Diana, responsabile dell’associazione, ci ha illustrato il quadro della situazione.

Quando vi è stato assegnato questo bene confiscato?

«Partecipammo all’avviso pubblico del Comune di Castel Volturno sotto l’amministrazione Dimitri Russo, che promosse la riqualificazione del Parco Faber, composto da 15 locali confiscate. L’Arcigay di Caserta propose un progetto di housing sociale per persone LGBTQ+ in difficoltà abitativa ed economica, e ricevemmo il locale il 6/12/2018».

Qual è la causa della precarietà di queste unità abitative?

«Questi immobili confiscati sono stati gestiti prima dal Tribunale, poi dall’Amministrazione Nazionale dei Beni Confiscati e, infine, dal Comune di Castel Volturno. Da ciò ne consegue l’abbandono trentennale di questi locali, i quali richiedono dei lavori di manutenzione dai costi elevati. Quando ci fu assegnato il progetto, in maniera ingenua, affermammo di poter provvedere alla ristrutturazione attraverso fondazioni bancarie e bandi, come “Giovani per i beni pubblici”, “Fondazioni per il Sud”, oltre al Bonus 110%. Inoltre, più volte ho fatto presente che tutti i beni assegnati nel Parco Faber sono inutilizzabili, poiché i costi di ristrutturazione sono inaccessibili per fondazioni del terzo settore».

Quali attività sono state organizzate nella villa?

«Nel 2019 abbiamo organizzato dei campi estivi, sia autonomamente che con Libera, mentre l’ultimo progetto è stato il Festival dell’Impegno Civile lo scorso anno, per sollecitare l’apertura dei beni confiscati. Durante la pandemia, invece, abbiamo avuto dei problemi idraulici che causarono l’allagamento del piano inferiore dell’immobile. Prima del danno idraulico potevamo ancora far fronte ai lavori di ristrutturazione ma, ad oggi, sono necessari circa 200-300mila euro, una cifra insostenibile dall’ArciGay, che vanta un patrimonio di soli 10mila euro».

Avete provato a far fronte a tali problematiche con il Comune?

«Nel frattempo c’è stato il cambio di amministrazione con l’ingresso del sindaco Luigi Petrella, più volte invitato al Parco Faber per trovare eventuali soluzioni, ma che ha sempre declinato. A questo punto, chiedemmo all’Ufficio Beni Confiscati del Comune di tenere in considerazione la nostra struttura per il Bando della Regione Campania, ma il Comune ci rispose che non era interessato ad utilizzare questi bandi per locali già assegnati. Sono deluso dal fatto che non riusciamo a creare un dialogo costruttivo con l’amministrazione comunale».

La città di Castel Volturno partecipa attivamente alle vostre proposte? Quanti ragazzi avete ospitato?

«Nessun castellano si è mai interessato al nostro progetto o alla struttura, infatti non contiamo nessun iscritto di questa città. Nel 2018 ospitammo sei persone, ma non qui, bensì in una struttura alberghiera a nostre spese. Durante gli anni, invece, abbiamo avuto richieste da tutt’Italia per il nostro progetto di housing ma, data la condizione della struttura, le abbiamo dovute declinare. Ovviamente, mi sembra chiaro che il progetto di accoglienza non partirà a breve e non sappiamo quantificare se e quando».

Quali sono i vostri progetti futuri?

«L’Arcigay ha predisposto l’utilizzo dell’immobile al Servizio Civile a gennaio del 2022, ma che non potrà svolgersi se la struttura è inagibile. Più volte abbiamo chiesto al Comune di svolgere dei sopralluoghi per verificare l’agibilità del luogo, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Inoltre, è di oggi la notizia che abbiamo vinto il bando Creative Living Lab da 50mila euro, con cui realizzeremo un cineforum galleggiante sul lago Allocca composto da 10 barchette e un maxischermo sul balcone del Centro. Ad oggi, stiamo tentando di raccogliere fondi e organizzare attività per tenere in vita questo luogo, ci stiamo provando davvero. Ma se dovessimo continuare a vedere continui rifiuti, saremo costretti a consegnare le chiavi».

di Pasquale Scialla

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°223 – NOVEMBRE 2021

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