I problemi ci accompagnano quotidianamente. Ciò che fa la differenza non è tanto il problema quanto la nostra percezione e l’importanza che diamo allo stesso. Spesso diamo la colpa delle nostre mancanze o incapacità di realizzare i nostri sogni al passato. O meglio, ai traumi a cui associamo le immagini e le riproponiamo ogni qual volta si presenta un problema. Fissarsi sull’idea che la causa delle sofferenze attuali sia nella nostra storia passata equivale a chiudersi in gabbia da soli. Il pensiero e il focus sugli eventi superati ci sottraggono le energie costruttive necessarie a realizzare i nostri desideri ed obiettivi, generando confusione e distogliendoci dal percorso di crescita. Il primo passo per superare un problema consiste nell’innalzamento del livello di coscienza.

informare_online_problemi_6“Quando nell’orizzonte del paziente compariva un qualsiasi interesse più elevato e più ampio, il problema insolubile perdeva tutta la sua urgenza grazie a questo ampliamento delle sue vedute….Non veniva rimosso e reso inconscio, ma appariva semplicemente sotto un’altra luce, e diventava così realmente diverso. I problemi più grandi e importanti della vita sono, in fondo, tutti insolubili; e non possono non esserlo. Essi dunque non potranno mai essere risolti, ma soltanto superati. “ C.G.Jung.

Negare il dolore o prolungarlo: atteggiamenti da evitare

Quando ci sentiamo feriti da qualcuno o quando una situazione ci fa star male, il rischio è di scegliere tra due reazioni diverse, in qualche modo opposte tra di loro, ma entrambe sbagliate.

Far finta di niente e ignorare tutto

informare_online_problemi_3Spesso neghiamo che esista il problema che si sta creando sofferenza, per non farci vedere deboli. In questo modo, però, non diamo tempo al nostro mondo interiore di passare attraverso le fasi naturali e fisiologiche del dolore e dell’autoguarigione.

Non diamo il tempo necessario all’anima per formare “la cicatrice” con il risultato che la ferita scende in profondità e continua a “sanguinare” nell’ombra.

Rendere la ferita un vero “sfregio”

informare_online_traumi_2La reazione opposta consiste nel trasformare l’episodio che ci fa soffrire nella cosa più importante che ci è accaduta: essere feriti diventa un modo di vivere protratto nel tempo attraverso un atteggiamento lamentoso e rassegnato. Così rendiamo forse meno acuto il dolore, ma lo facciamo diventare più duraturo.

Inoltre, corriamo il rischio di idealizzare l’accaduto trovando il rifugio in un mondo inesistente e di bloccarci.

informare_online_problemi_7In questo modo trasformiamo l’esperienza traumatica in una tana mentale dalla quale non vogliamo uscire per paura di soffrire. Fissare lo sguardo sul passato ci blocca in una situazione di impasse mentale, che per giunta ha il potere di ricreare le stesse situazioni negative già vissute. I problemi appartengono al nostro mondo interno: se prendiamo atto che tutto dipende unicamente da noi e non dagli altri, possiamo accedere alle risorse che ci abitano.

I problemi che incontriamo servono a farci evolvere

Esistono due scuole di pensiero sull’importanza psicologica da attribuire a traumi subiti nel passato. La prima ritiene ritiene che la storia personale sia tutto ciò che conta e che i nostri disagi dipendano dalle cause esterne e dai traumi che abbiamo subito in passato. In questo modo non ci si avvia verso la guarigione, anzi si creano nuove resistenze e barriere. In questo modo, rivivendo nella nostra mente il passato, non facciamo altro che solidificarci nel ruolo delle vittime.

Il secondo approccio, invece, ritiene che il disagio non derivi dall’esterno, ma che svolga una funzione evolutiva. Siamo noi a produrre i malesseri, per questo abbiamo già tutte le soluzioni dentro di noi. La sofferenza ha un senso per la nostra crescita e, come direbbe Jung, ci indirizza verso il percorso della nostra individuazione.

Il dolore scorre e se ne va: i problemi svaniscono spontaneamente

informare_online_problemi_5Immaginiamo il dolore come un fiume che scorre: ha un’origine, riceve affluenti, attraversa nuovi territori e poi sfocia perdendosi nel mare.

Non è un evento statico né un monumento. Più lo pensiamo come qualcosa di fisso e rigido, più durerà.

Al contrario, se lo viviamo in maniera naturale e lo vediamo come un qualcosa di fluido, avrà uno svolgimento, con un inizio e soprattutto una fine.

L’autoguarigione è un processo naturale e spontaneo attraverso cui superiamo traumi e ferite. Dopo la ferita sul corpo resta un segno tangibile: significa che abbiamo metabolizzato il trauma e andiamo oltre.

Ma se la cicatrice non si forma è perché riapriamo ogni volta la ferita ripensandoci.

“Non pensare mai di essere speciale perché soffri: è successo a tutti”.

Il peggio che possa capitare non è avere una brutta esperienza, ma pensare di essere segnato dall’averla vissuta.

E’ importante prendere il nostro tempo dopo il trauma subito per elaborare l’evento doloroso. Nei momenti di profonda sofferenza la nostra anima desidera il buio, l’isolamento e il pianto. Il nostro compito consiste nel lasciarsi trasportare dal processo spontaneo di guarigione della nostra anima evitando la negazione e la solidificazione del trauma.

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