Fabio Sirimarco, direttore dell’U.O.C. di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale “Cardarelli” di Napoli nonché Direttore dell’VIII Corso interattivo di Ostetricia e Ginecologia “La salute della donna tra evidenze scientifiche e nuove opportunità terapeutiche”, tenutosi a Capri lo scorso mese.

Quali sono le novità di questo Corso?
«Comincia ad entrare nel nostro linguaggio una nuova terminologia. Abbiamo sempre parlato di cervello inteso come sistema nervoso centrale, oggi si sta parlando sempre più di un nuovo cervello che è il cervello viscerale che comunque è in collegamento con il sistema nervoso centrale. Esso è composto dall’intestino, all’interno del quale ci sono 3 miliardi di batteri che determinano il nostro stato di salute. La novità di questo corso è proprio quella di sostenere la validità dell’efficacia del microbiota che fino ad oggi non era stato preso in considerazione. Un’altra conferma è che quando assumiamo antibiotici come terapia, ammazziamo il microbiota e per ricostruire poi la barriera intestinale a volte devono passare dei mesi».

Quando inizia il microbiota e cosa possiamo fare per preservarlo?
«Inizia già nel grembo materno. Al momento del parto, durante l’allattamento e poi durante la crescita. È importante il nostro modo di alimentarci. Fra le cause di distruzione del microbiota, lo stress, gli alimenti industriali, le disfunzioni, dalle sepsi alla gastroenterite alla vulvovaginite. Il messaggio che questo Congresso di Ginecologia ha voluto dare è la multifattorialità della salute della donna che va di pari passo con la salute dell’ambiente in cui viviamo in quanto il microbiota si trova anche nel terreno in cui coltiviamo gli alimenti di cui ci nutriamo. Secondo alcuni studi di epigenetica, infatti, i disturbi ambientali, influiscono moltissimo sulla genetica. I danni ambientali possono portare alla metilazione del dna inducendo un danno al nostro genoma che ci predispone alle malattie».

Come possiamo correre ai ripari?
«La patogenesi di una malattia molto spesso è multifattoriale quindi bisogna andare ad individuare una serie di fattori che possono determinare, non esiste quasi mai un solo fattore di rischio. Una delle opzioni per togliere questa tossicità potrebbe essere la terapia chelante. Sempre l’epigenetica ci dice che i geni possono essere modulati anche attraverso un giusto stile di vita come può essere la scelta della dieta mediterranea. È stato fatto l’esempio prima dal Prof. De Giorgio di un paesino bulgaro dove vi è la massima longevità europea perché fin da ragazzini si fa abuso di yogurt che è ricco di microrganismi che vanno a rinforzare il nostro microbiota. Ma vi è un altro paesino longevo che sta nel Cilento dove alcuni studi internazionali hanno dimostrato che la longevità è dovuta al KM 0, quindi alla dieta mediterranea».

Quali sono invece le novità emerse per il tumore alle ovaie?
«Ancora oggi è la bestia nera di noi medici perché, essendo, il più delle volte, asintomatico, la diagnosi nel 90% delle pazienti è tardiva. Lo si scopre quando una donna sta allo stadio quasi terminale».

Come si fa una buona prevenzione?
«Bisognerebbe sottoporre tutte le donne ad uno screening basato su marcatori tumorali ed ecografia vaginale. Con un semplice prelievo di sangue si ricercano una serie di marcatori, in particolar modo il CA125 e l’HE4. Attraverso i loro valori si ha la percezione che c’è un movimento ematologico che ci orienta mentre l’ecografia transvaginale va a vedere se c’è una ciste ovarica che, se trascurata, può trasformarsi in tumore. Ma quanto costerebbe tutto ciò allo Stato italiano che non ci passa nemmeno lo stretto necessario».

A che età dovrebbe iniziare la prevenzione.
«Quanto prima. Ovviamente, dato che si consiglia l’ecografia vaginale, dopo che la donna ha iniziato i rapporti sessuali. Inoltre, nelle pazienti giovani che hanno una familiarità per il carcinoma della mammella e dell’ovaio i controlli devono essere più frequenti».

Purtroppo c’è ancora un’ultima domanda che andrebbe fatta a chi, nelle Istituzioni, ritiene che la prevenzione abbia un costo eccessivo. Quanto costa allo Stato italiano un percorso di chemioterapia?

di Girolama (Mina) Iazzetta
Foto di Alessia Giocondo

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018