daniela barberio prevenzione mentale

Prevenzione e salute mentale: se ne parla poco

Updated 2024/06/20 at 1:36 AM
6 Minuti per la lettura

Quando parliamo di prevenzione viene automatico pensare che ci si riferisca solo ad una questione fisica, mentre la salute mentale viene spesso data per scontata, ma perché? In Italia si parla ancora troppo poco dell’importanza della cura dell’aspetto psicologico sottovalutandone i rischi. La Dottoressa Daniela Barberio, responsabile SSD Psicologia presso l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale, combatte da anni per dare alla salute mentale la dignità che merita e per diffondere in maniera sempre più consapevole l’importanza dell’aspetto psicologico.

«Noi vorremmo promuovere la salute sempre, non solo per i pazienti oncologici. Si parla di prevenzione più di salute fisica, ma non si pensa mai a prevenire e salvaguardare la salute mentale. Ci sono delle fasi della nostra vita che ci mettono particolarmente in crisi, come le crisi d’identità o momenti inevitabili del nostro percorso che potrebbero farci sorgere qualche dubbio.

Trovare un affiancamento psicologico in un certo tipo di situazioni non sarebbe solo appagante dal punto di vista emotivo, ma porterebbe ad una consapevolezza maggiore di chi si vuole essere e di dove si sta andando nella propria vita, prevenendo così conseguenze di scelte sbagliate che potrebbero compromettere la nostra serenità mentale. Anche perché i cambiamenti sono veri e propri eventi traumatici che però, attraverso la terapia possiamo superare: dobbiamo viverci il processo e capire che la terapia ci rende liberi. Jacques Lacan, psicanalista e psichiatra francese, diceva che una delle cose più difficili per l’essere umano è intercettare il desiderio e quindi capire quali sono i nostri desideri per poterli soddisfare.

Molto spesso ciò che desideriamo appartiene agli altri, magari perché ci viene inculcato un determinato pensiero o ci viene suggerita una determinata strada da seguire, ma quei desideri non sono realmente nostri, vengono presi in prestito. Un intervento psicologico preventivo può aiutare proprio ad intercettare chi siamo ed a capire quale sia il percorso di vita più adatto a noi». 

Nel caso dei pazienti oncologici come si affronta la salute mentale? 

«Anche quando si parla di oncologia, molte volte viene data per scontata la salvaguardia della salute mentale, ma invece è fondamentale per accompagnare il paziente in varie fasi di metabolizzazione della malattia. Al momento della comunicazione della diagnosi, la tua vita cambia completamente, inoltre i trattamenti necessari stressano il paziente non solo da un punto di vista fisico, ma anche psicologico perché ovviamente ci si stanca, bisogna cambiare abitudini e potrebbero esserci notizie sul corso della malattia sia positive che negative, insomma le ragioni sono tante.

Anche terminare la terapia e rientrare nella vita di tutti i giorni risulta complicato per un paziente, risulta quindi necessario un affiancamento psicologico che aiuti i pazienti a sentirsi sicuri e ad affrontare il cambiamento ed il reinserimento alla vita di tutti i giorni senza paura. Molti pensano che una diagnosi simile possa rendere i pazienti oncologici più deboli, ma al contrario, la propria vita viene così stravolta che si diventa paradossalmente più coraggiosi e non si ha paura di prendere decisioni che magari venivano rimandate da troppo tempo. In più ora esistono i GOM, ovvero gruppi oncologici multidisciplinari, dove vi sono varie figure mediche, tra cui quella dello psicologo che aiuta il paziente ad essere meno disorientato ed a trovare il supporto e l’aiuto di cui ha bisogno». 

Prevenzione mentale: quali sono le iniziative dedicate ai pazienti oncologici? 

«A breve partiremo con i Laboratori dell’Anima, presso l’Ascalesi che è il nostro polo territoriale, ovvero dei laboratori dove i pazienti avranno la possibilità di esprimere l’arte in tutte le sue forme. Ci saranno laboratori di danzaterapia, teatro, fotografia, in maniera tale che il paziente possa dare forma a tutto il vissuto emotivo affrontato durante la terapia. Inoltre, offrire una soluzione stimolante che non riguardi sempre e solo la psicoterapia, sprona il paziente a lasciarsi andare ed infatti il mio augurio è che loro riescano a vivere questo spazio con spensieratezza.

Poi c’è Lo Sportello dei Sogni, una collaborazione nata con quest’associazione. Durante la terapia o alla fine di quest’ultima, quando il paziente preferisce, chiediamo loro se hanno qualche sogno che vorrebbero realizzare e noi dove possiamo aiutiamo loro ad esaudirlo tramite l’aiuto dello sportello dei sogni. Infine, c’è la Ludoteca, purtroppo al momento chiusa, che è uno spazio nato per figli di pazienti oncologici, ma al quale poi ho voluto integrare anche i figli dei dipendenti per creare uno spazio ludico ed inclusivo. Tutto ciò che ho creato è solo merito dei pazienti, sono le loro storie ad avermi ispirata». 

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