Presentato il Rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente

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Presentato questa mattina in Senato il Rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente.

Tra i relatori del Rapporto Ecomafia 2019 il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il sottosegretario on. Salvatore Micillo, primo firmatario della legge 68/2015 che 4 anni fa ha avviato un nuovo modello di tutela penale, che riconosce come reati i delitti contro l’ambiente.

Dai dati raccolti da Legambiente, le infrazioni alla normativa ambientale accertate nell’intero 2018 sono state 28.137, più di 77 al giorno, più di 3,2 ogni ora; 35.104 le persone denunciate e 252 quelle arrestate, mentre il numero dei  sequestri ha superato quota 10.000.

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Le contestazioni da parte delle forze dell’ordine con l’applicazione della legge 68 salgono a 1.108, più di tre al giorno, con un incremento rispetto all’anno precedente pari a +129.  Oltre 5 milioni di euro di sanzioni nelle casse dello Stato con 1.447 prescrizioni emesse.

«Sono numeri che parlano da soli. Le applicazioni della legge sugli ecoreati nell’ultimo anno sono raddoppiate» osserva Micillo.

«Quanto è emerso dal monitoraggio di Legambiente, conferma il successo della legge 68, che io ho amato definire una “rivoluzione ambientale”, andando a colmare un vuoto normativo nel nostro ordinamento giuridico che aspettavamo da anni.

La diminuzione costante degli ecoreati è attribuibile ad un’azione repressiva sempre più efficace ed incisiva. In questi primi quattro anni dalla sua emanazione abbiamo ottenuto due grandi risultati: prevenzione da una parte e record di arresti, in particolare lo scorso anno, che ha colpito con forza le reti ecocriminali dall’altra» ha commentato il sottosegretario.

«Se pensiamo ai settori più colpiti, la filiera del cemento, dell’agroalimentare e dei rifiuti, ci rendiamo conto di quanto investire nella legalità significhi avere a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini e sia vitale per il futuro del nostro Paese.

Le infiltrazioni criminali vanno a vanificare qualsiasi sforzo volto a diffondere la sostenibilità ambientale, attratte dal guadagno economico a scapito del benessere del territorio.
Oggi abbiamo strumenti di repressione migliori rispetto al passato che vanno impiegati in una lotta mirata e costante.

Serve un approccio di sensibilizzazione anche culturale che fermi la corruzione e la connivenza con un sistema malato che fa male a tutta la collettività».

«L’attenzione deve rimanere alta e insistere su questa strada. Ora inizia la fase 2, quella delle bonifiche dei terreni contaminati. Lo Stato deve intervenire in fretta e scusarsi con quei territori che  fino ad oggi hanno visto solo morte e ancora attendono» ha concluso il sottosegretario.

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