Per il PM Catello Maresca il blocco della prescrizione non risolve alcun problema della giustizia italiana

Dott. Catello Maresca

Prescrizione sì, prescrizione no. Il dibattito politico e giornalistico si è fiondato su questa tematica ora che ci avviciniamo al 1 gennaio 2020, data dalla quale dovrebbe entrare in vigore la nuova norma sulla prescrizione che introduce il blocco di quest’ultima dopo la sentenza di primo grado.
Una questione che divide i grillini dal PD, con i Dem che continuano ad affermare che le garanzie promesse dal guardasigilli Bonafede per assicurare processi rapidi e con tempi certi “non sono soddisfacenti”, mentre i 5 Stelle trovano la norma estremamente necessaria. Nel caos mediatico dei dibattiti però sembra perdersi quella valutazione tecnica rilevante per un tema che in Italia ha creato una forte spaccatura, oltre che vicende giudiziarie molto discutibili. Su questo punto è significativa l’audizione informale in Commissione Giustizia del Pm e neodocente di legislazione antimafia all’Università L. Vanvitelli, Dott. Catello Maresca.

«Un processo giusto è un processo tempestivo – afferma Maresca – la prescrizione è un Istituto che va a limitare il potere punitivo dello Stato, il quale non può essere sine die.
Questo perché c’è un diritto all’oblio che caratterizza la figura anche della persona offesa che viene colpita dal delitto, ma soprattutto il fondamento tecnico della prescrizione è un fondamento garantista e liberista, deriva dalla necessità di assicurare anche un principio costituzionale che si esprime nel valore rieducativo della pena. Una pena che arriva dopo troppi anni è una pena che non rieduca».

Il Pm della Dda di Napoli quindi ricorda il valore della prescrizione, mettendo in discussione il dibattito pubblico e politico che rischia di far confusione: «Badate bene: l’impatto mediatico che certe discussioni e certi princìpi hanno, rischia di compromettere la valutazione tecnica. La prescrizione del reato è cosa ben diversa dalla ragionevole durata del processo.
Sono due concetti ontologicamente differenti che spesso però vengono confusi a causa di questa “prescrizione mediatica”, perché ormai è diventato un argomento attraverso il quale si cercano di risolvere problematiche create dalla cattiva applicazione normativa o dalla cattiva soluzione di alcuni casi giudiziari. Pensiamo al caso Eternit, alla sentenza sul G8 di Genova. Casi in cui si arriva dopo tanti anni ad un nulla di fatto, perché sostanzialmente questo vede l’opinione pubblica quando si arriva a pronunciare la prescrizione di un reato».
E forse sarebbe ora di tornare a considerare anche alcuni aspetti tecnici che si allontanano dal linguaggio politico; sentiamo spesso parlare di sospensione della pena, ma siamo sicuri che sia una terminologia esatta? Fa bene Maresca a sottolineare che questa “gaffe linguistica” è insensata, “sospesa” significa che poi riprende, peccato che la prescrizione venga letteralmente bloccata dopo la sentenza di primo grado. L’intervento del Dott. Maresca è però estremamente significativo nella misura in cui offre spunti ai componenti della II Commissione per ragionare su vere emergenze con le quali la Giustizia italiana è costretta a fare i conti.

«Allora questo tipo di interventi, per essere efficaci e ponderati, dovrebbero essere accompagnati da alcuni spunti di riforma e di intervento in ordine all’individuazione della priorità dei processi da celebrare. La priorità delle indagini, quindi individuare dei percorsi che consentano ai Procuratori della Repubblica, in ambito di disposizioni tabellari, di parametrare gli interventi e, ovviamente, alla gravità dei delitti territorialmente determinati, la priorità della trattazione delle indagini.
La lotta ferrea all’ostruzionismo formalistico: non è possibile in uno Stato democratico avveduto che su alcuni principi intervengano le Sezioni Unite della Cassazione e non il legislatore». Il Pm Maresca poi tocca punti tabù in Italia: la ripetizione dei processi e la mancanza di innovazione tecnologica all’interno della Giustizia. «Parliamo della rinnovazione dei dibattimenti in caso di modifica di uno dei componenti.
Uno dei motivi dei ritardi dei processi è che vengono ripetuti, questo perché la mobilità interna dei magistrati determina frequentemente che almeno uno dei componenti del collegio, se non il giudice monocratico, cambi sede e di conseguenza i processi che erano in corso devono riiniziare. Bisogna intervenire rendendo tecnologico o telematico il processo penale, non è possibile che ancora oggi le notifiche si facciano a mano, la difficoltà dell’adempimento del formalismo non può rimanere argomento non praticato».

Per poi chiudere con un’osservazione che fa riflettere sul sistema delle pene obsoleto del nostro Paese: «Onorevoli, noi ragioniamo su un sistema scritto da Cesare Beccaria nell’800. Credo che davanti a questi argomenti parlare di prescrizione prima, durante, più o meno lunga, sia veramente un fuor d’opera».

Un intervento quanto mai necessario… Ma alla fine il blocco della prescrizione servirà nei fatti alla Giustizia? Secondo Maresca: «È un azzardo che purtroppo determinerà null’altro che non l’accumularsi, soprattutto nelle Corti d’Appello, dei faldoni di carte in attesa di processi, dando luogo al fenomeno degli “eterni giudicabili”, che già la Corte Costituzionale (45/2015), in relazione ai soggetti affetti da stati mentali incompatibili con la prosecuzione del giudizio, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo». Insomma, probabilmente la politica sta di nuovo curando un semplice raffreddore ignorando volontariamente una grave, ed eterna, patologia.

 

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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