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Pratt: un ragazzo che prima mangia, poi te lo racconta

Giuseppe Spada 04/12/2022
Updated 2022/12/04 at 12:57 PM
5 Minuti per la lettura

I social come nuovo mezzo di divulgazione culinaria

Quella con Pratt, a dire il vero, è stata un’intervista facile da fare ed estremamente complessa da redigere. Riascoltando il materiale mi sono resoconto che con questo ragazzo mio coetaneo ci ho scherzato per circa quaranta minuti, parlando di quelle che per me erano veramente grandi curiosità.

Per chi non lo conoscesse Pratt è un TikToker, YouTuber e in generale cittadino dei social che attraverso video e reel racconta le sue esperienze culinarie. Contestualizzandole, facendole uscire dal banale cono d’ombra di semplici assaggi e trasformandole in piccole avventure. 

L’intervista a Pratt: “Con l’aumentare dell’ansia, è aumentata anche la fame nervosa”

Oggi la quantità del cibo ne sta compromettendo la qualità?

«Se intendiamo il comfort food fine a sé stesso, possiamo considerare che in questo periodo storico aumentando l’ansia è aumentata anche la fame nervosa. Alla fine, la qualità non è poi tanto pregiudicata. Anche le grandi catene in questo periodo vanno peggio se le confrontiamo con hamburgherie o pub più artigianali. Oggi ci posizioniamo più in una fascia media, dunque andiamo a cercare la quantità».

C’è stato un piatto che ti ha particolarmente emozionato?

«Beh, sì. Quattro o cinque volte ho avuto l’effetto del critico di “Ratatouille”. Ricordo una pancia di maiale al formaggio a Milano, delle tagliatelle alle noci caramellate che era un dolce fatto da mia nonna in un’occasione particolare, le fettuccine Alfredo alla Tomba di Augusto e poi l’ultima in Islanda. Ero con un amico e abbiamo mangiato un cinnamon rolls, che non è nemmeno una cosa troppo tipica del posto ma col freddo, le mani ghiacciate e le balene che passavano in lontananza è stato bellissimo».

E quindi quanto è importante il contesto nel cibo?

«Il contesto è una cosa che va assolutamente sottolineata. Questa concezione si sta perdendo. Quello che amo fare è raccontare il cibo come un’esperienza di vita che lo spettatore vive attraverso i video come una compagnia. Io non potrei mai dire “questo posto è buono, veniteci a mangiare”. Se noi avessimo la libertà economica avremmo decisamente meno bisogno di scegliere cosa e dove mangiare, perché dal momento in cui una cosa non ti piace avresti la possibilità di andare da un’altra parte. Invece oggi devi già sapere prima dove e cosa mangerai, perché i 20€ che spendi per un pranzo fuori ti pesano tantissimo. Quindi, io ti racconto un’esperienza e in base a quella ti aiuto a scegliere». 

“Non è assolutamente premiata la qualità, ma la quantità”

Ad oggi come riesci a gestire i tuoi social e quanto tempo ti occupa?

«Per me e per le persone che lavorano con me il tempo impiegato è tutto il giorno tutti i giorni. Questo in realtà sta diventando un problema, siamo comunque esseri umani e stiamo leggermente impazzendo. Di recente la nostra grafica si è presa una settimana di vacanza perché rischiava di esplodere. I social sono sempre attivi, tu no. Oggi siamo in nove a lavorare su tutti i social». 

Cosa consigli ad un giovane che vuole iniziare a lavorare con i social?

«Beh, sembra banale ma la scelta del social è importantissima. Anche se alla fine devi averli tutti. Non vorrei dirlo ma devo: viviamo in un periodo storico dove non è assolutamente premiata la qualità ma la quantità. Soprattutto, se vai a cercare la qualità in quello che fai impazzisci, perché lavori il doppio e i numeri rimangono sempre bassi. È interessante guardare i pochissimi che sono riusciti a sfondare con la qualità, ma è altrettanto triste vedere tutti quelli che sono morti provandoci. Il punto è iniziare a fare, fare, fare. Soprattutto è importante fare tutto quello che piace a te. Sulla breve distanza magari non pesa ma a lungo andare diventa davvero difficoltoso produrre contenuti che non ti divertono». 

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