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Pozzi pieni di veleni tumorali, ma le aree sono diventate residenziali per magia politica

Migliaia di persone esposte a rischi terribili.
Dodici pozzi che tutti conoscevano, vicini a una vasca di acqua tossica che tutti fingevano di non aver mai sentito nominare. Perché le amministrazioni che si sono succedute negli anni sapevano e non sono mai intervenute per mettere in sicurezza la zona. Anzi, qualche anno fa, l’area è stata trasformata in zona residenziale.
Tutto, mentre le stanze politiche tacevano e l’incidenza tumorale cresceva di anno in anno.
Caserta è una storia che non conosce confine di vergogna, un’area che sembra non aver mai contemplato la decenza civile, soprattutto quando si tratta di inquinamento e salvaguardia della salute pubblica. E non si tratta di un breve lasso di tempo, ma di trent’anni di intensivo sfruttamento industriale della zona Saint Gobain, tra Caserta e San Nicola la Strada. Ma, la scoperta di dodici pozzi per l’emungimento di acqua tossica, è soltanto il segnacolo di un vero capolavoro dell’inefficienza e dell’esercizio di connivenza al quale ci hanno abituato le classi dirigenti casertane, nel corso degli ultimi tre decenni.
Perché avremmo anche accettato, nella conformazione rassegnata che questa terra ci ha impresso, la scoperta di acque avvelenate a due passi dalla Reggia, ma mai avremmo potuto pensare all’uso di quei liquidi cancerogeni nella fertirrigazione dei prodotti che abbiamo portato sulla tavola nostra e dei nostri bambini e, orribile soltanto a scriverlo, nessuno avrebbe mai potuto sospettare un uso addirittura irriguo e di approvvigionamento quotidiano per le nuove abitazioni, sorte proprio a ridosso della mefitica piscina rossa. La grande vasca che, nel fondo di una cava della ex zona industriale, raccoglie i ristagni della lavorazione di vetro e ferro dal 1958. A due passi dai nuovi complessi residenziali, autorizzati senza mai provvedere alla bonifica di pozzi e piscine, pieni di reflui tossici che, solo per un caso tecnico, non sono stati convogliati nella rete idrica per il consumo umano. Ma, quell’acqua è stata usata per oltre tre decenni nella costante irrigazione dei prodotti agricoli e nella distribuzione per usi non alimentari che, a scanso di agitazione di negazionisti domenicali, è pericolosa quanto berla direttamente.
Secondo la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, siamo di fronte a una delle più devastanti scoperte in fatto di pericolo ambientale. I valori di arsenico, inodore e insapore, superano di ben novecento volte i limiti di tollerabilità per la sicurezza umana. Oltre i novecento milligrammi di contaminante in un litro d’acqua che, secondo le tabelle, non potrebbe superare il limite di dieci mg del veleno preferito dai Borgia, il pericolosissimo arsenico. Ma non è l’unico elemento tossico a ribollire sotto le nuove abitazioni di quella zona di Caserta.
La piscina, l’invaso infernale che contiene la parte liquida delle lavorazioni industriali, è letteralmente piena di cromo che le conferisce il colorito ruggine. Sopra, sono cresciute discariche e zone residenziali, in un terrificante caos “autorizzato” che ha reso l’area Saint Gobain tra le più pericolose nelle zone urbane della provincia casertana. La procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo contro ignoti. A chiarirlo lo stesso procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Maria Antonietta Troncone: «Le indagini proseguono – ha spiegato la Troncone – perché potrebbero esserci responsabilità nelle pubbliche amministrazioni che negli anni non hanno fatto nulla, nonostante tutti, dai cittadini agli amministratori, sapessero dell’inquinamento in atto».
E sul cambio di destinazione della zona aleggia il timore più denso. «La variazione avrebbe dovuto comportare una bonifica della zona – ha detto il Procuratore – ma ciò non è mai stato fatto. Nella popolazione abbiamo registrato tanta rassegnazione».
Nessuno, con responsabilità condivise tra amministrazioni politiche, organi di controllo sanitario e fasce dirigenti casertane, ha mai provveduto ad allertare chi oggi risiede proprio sulla piscina rossa e a pochissimi metri dai pozzi contaminati dall’arsenico. Anzi, sembra che il silenzio sia stato il miglior collante per far proliferare l’affarismo edilizio della “nuova Caserta”. Tutti i programmi di riqualificazione, stilati dal 1988 anno di dismissione delle attività Saint Gobain, sono rimasti solo su carta. Come quello del 1996, firmato dalla Regione Campania, dalla Provincia di Caserta, dal Consorzio Asi e da Progetto Industrie srl.
Un piano che avrebbe dovuto riclassificare la zona, partendo da una radicale opera di bonifica delle matrici contaminate. Nulla è mai stato realizzato, ma la cementificazione residenziale della Saint Gobain è andata avanti, senza alcun controllo. Oggi, i tumori alla prostata in quella zona, si attestano su livelli preoccupanti e San Nicola la Strada, tra la piscina rossa e gli invasi della maxidiscarica Lo Uttaro, ne è capitale inquietante. Secondo gli inquirenti, non ci sarebbe alcun nesso di causalità. Ma Caserta sembra poggiare su una sterminata vasca di acqua tossica che, nel 2015, diede i primi segni di riemersione con il sequestro di ben 22 pozzi, nel recinto produttivo della ex Nokia Solution and Network spa di Marcianise, a due passi dalla zona dei pozzi contaminati con arsenico.
Le analisi effettuate dall’Arpac su vari pozzi presenti nella zona evidenziarono la presenza di solventi organici aromatici ed idrocarburi clorurati nella falda acquifera di molto superiori alla concentrazione soglia di contaminazione, facendo registrare la presenza di tetracloroetilene nell’ordine di centinaia (2/300) di ug/L, laddove il limite consentito è di 10 ug/L. per la rete di distribuzione e di lug/L per le acque sotterranee. Anche in quel caso, arrivò prima la Procura. Perché della politica e dell’infinita latitanza della classe dirigente casertana sembravano esserne pieni persino i pozzi contaminati che, ad oggi, riemergono nella loro effettiva struttura. Un reticolo sterminato di bombe chimiche pronte a esplodere nella salute di un popolo che, troppo spesso, ha girato la faccia solo da una parte: verso la scheda elettorale.
Caserta ritorna agli onori delle cronache ambientali, peggio di prima. Stavolta, è stato consentito di realizzare centinaia di moduli abitativi, direttamente su acque e terreni contaminati.

di Salvatore Minieri 

TRATTO DA Magazine Informare N°191
Marzo 2019

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