traduzione letteraria

“Portare all’altra riva”: la traduzione letteraria come spazio di confronto

Redazione Informare 09/12/2023
Updated 2023/12/08 at 8:38 PM
5 Minuti per la lettura

Tanti sono i miti che provano a spiegare perché, nel mondo, esistano lingue diverse. Spesso queste storie raccontano di un tempo lontano in cui tutte le donne e gli uomini riuscivano a comprendersi perfettamente: poi, a un tratto, qualcosa rompe gli equilibri. Fuori dall’universo mitico, quel che resta è la volontà di capirsi gli uni con gli altri, di comunicare sé stessi e la realtà circostante, di trovare parole nuove: “tradurre”, dal composto latino “oltre” (trans) e “ducere” (portare). Oltre l’ostacolo, come nel caso della letteratura: non pochi studiosi si sono confrontati, nel tempo, circa la difficoltosa impresa di rendere un’opera letteraria in un’altra lingua. Ed è un tema che conserva oggi la sua importanza, in un mondo che ancora si fa scenario di conflitti e incomprensioni, a ricordarci che i contatti tra civiltà differenti non sono marginali, ma favoriscono la conoscenza reciproca e donano nuova linfa alle rispettive culture: così la traduzione letteraria si fa spazio di incontro, e consente di esplorare le radici, il passato. Scrive Raffaella Bertazzoli: “Tradurre, nel senso di portarsi al di là, su un’altra sponda, presuppone un’operazione di interscambio […] oggi, più che in altri momenti storici, tradurre è sapere uscire da sé, saper riconoscere l’apertura alla differenza/alterità” (La traduzione: teorie e metodi, Carocci Editore).  

Il convegno al Dipsum di Salerno 

Portare all’altra riva. Tradurre la letteratura è il titolo del convegno tenutosi presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno il 9 e il 10 novembre scorso; un’occasione per discutere di traduzione, spaziando dalle lingue antiche alle moderne, dalla poesia alla medicina. Due giornate ricche di interventi, che hanno affrontato la questione sotto diverse prospettive. A partire dai grandi classici greci e latini: gli studenti neolaureati Danilo Pio d’Auria e Felice Pio Maione hanno illustrato i lavori svolti per la tesi, incentrati rispettivamente sulle traduzioni di alcuni testi dell’Iliade e delle Supplici di Eschilo. Spazio poi al concetto di “traduzione ecosostenibile” dei testi antichi, introdotto da Enrico Ariemma, e agli errori di traduzione dei testi storici (Gianpaolo Urso); uno sguardo alla coesistenza linguistica a Bisanzio (Mario D’Ambrosi). Verso la modernità con le traduzioni di Charles de Brosses (Rosario Pellegrino), per poi approdare alle questioni di genere e soggettività enunciativa, esplorate nel lavoro di Monique Wittig (Michele Bevilacqua); per soffermarsi, infine, sull’Argentina e il Cile degli anni ’70 in Italia, e dunque sul rapporto tra militanza e traduzione (Valentina Ripa).  

“Le traduzioni invecchiano?”

Rivolti invece alla contemporaneità gli interventi della seconda giornata, con le note a margine di una traduzione di Robert Burns (Edoardo Zuccato), le traduzioni dei poeti italiani del Novecento – Quasimodo, Pasolini, Sanguineti – che tradiscono una forte impronta identitaria (Alberto Granese); e la traduzione in spagnolo dei versi di Clemente Rebora a opera di Gerardo Diego (Roberta Alviti). Cosa significa tradurre poesia lo illustra, invece, Carmen Gallo, poetessa e traduttrice, che ha curato di recente una nuova versione italiana di Romeo e Giulietta (BUR Rizzoli). “Le traduzioni invecchiano?” Provando a rispondere a tale quesito, Gallo si rifà alla propria esperienza con i lavori di Shakespeare e T. S. Eliot, e spiega come i testi tradotti possano rivelarsi importanti per comprendere meglio non soltanto l’opera di partenza, ma anche l’epoca in cui la traduzione stessa è stata realizzata. A seguire, gli interventi di Giulia Scuro, che prende in analisi la traduzione dei classici della scienza, e di Ornella Tajani, dedicato alle riflessioni di traduttologia del poeta francese André du Bouchet.  

Il convegno, il cui comitato scientifico era composto da Linda Barone, Raffaele Montesano, Vincenzo Salerno e Giorgio Sica, è stato organizzato in collaborazione con la Società italiana di traduttologia, il Corso di dottorato in studi letterari, linguistici e storici, il Centro Interdipartimentale di ricerca Alfonso Gatto e il Centro Bibliotecario di Ateneo. 

di Annateresa Mirabella

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