Port Reception Facility per un Arcipelago Pulito

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Sintesi della direttiva europea sugli impianti portuali di raccolta

informareonline-arcipelago-pulitoLa DIRETTIVA (UE) 2019/883 è anche conosciuta come quella che incentiva i “pescatori che portano a terra i rifiuti finiti nelle loro reti”. Le norme precedenti stabilivano che se il pescatore, accidentalmente, si trovava nelle reti dei rifiuti, della più svariata natura, ne diveniva automaticamente “produttore” ovvero responsabile del trasporto e dello smaltimento. Sappiamo tutti come andava a finire: il rifiuto veniva rigettato immediatamente in mare.

Di seguito, riportiamo, alcune delle raccomandazioni ritenute più significative, contenute nella direttiva europea:

-l’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 14 delle Nazioni Unite richiama l’attenzione sulle minacce rappresentate dall’inquinamento marino e da quello da sostanze eutrofizzanti, dall’esaurimento delle risorse e dai cambiamenti climatici, tutte principalmente dovute alle azioni umane. Tali minacce esercitano un’ulteriore pressione sui sistemi ambientali quali la biodiversità e l’infrastruttura naturale, creando nel contempo problemi socioeconomici globali, compresi rischi per la salute e la sicurezza e rischi finanziari. L’Unione deve adoperarsi per proteggere le specie marine e sostenere le persone che dipendono dagli oceani in termini di occupazione, risorse o attività ricreative.
-la convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi («convenzione MARPOL») stabilisce i divieti generali relativi agli scarichi delle navi in mare, ma disciplina altresì le condizioni alle quali alcuni tipi di rifiuti possono essere scaricati nell’ambiente marino e prescrive che le parti contraenti garantiscano la fornitura di adeguati impianti portuali di raccolta.
-gli obblighi della norma non si applicano ai porti turistici, ma comunque, vanno fatte le dovute valutazione sui siti di stoccaggio e la necessità di non pesare sulla gestione dei rifiuti urbani dell’ente locale.
-nonostante tali sviluppi normativi, gli scarichi dei rifiuti in mare continuano a verificarsi, comportando costi ambientali, sociali ed economici significativi. Ciò è dovuto a una combinazione di fattori, tra cui l’assenza in alcuni porti di impianti portuali di raccolta adeguati, un’applicazione spesso insufficiente della normativa e la mancanza di incentivi al conferimento dei rifiuti a terra.

In verità, le indicazioni e raccomandazioni europee, in Italia sono già state messe effettivamente in pratica dal progetto Arcipelago Pulito, iniziato per la prima volta in Toscana e che ha visto coinvolti una cooperativa di pescatori di Livorno e alcuni pescherecci impegnati nella raccolta della plastica che galleggia o si deposita sui fondali.
A novembre del 2019 si sono aggiunte Viareggio, Porto Santo Stefano, Porto Ercole, Castiglione delle Pescaia e Piombino.
In sei mesi raccolti circa 18 quintali di rifiuti. Affinché tutto continui con maggior vigore nel resto d’Italia è necessario portare a termine il disegno di legge “Salvamare” che è tutt’ora in corso di esame di commissioni dal 18 febbraio 2020.

Per saperne di più:
www.eur-lex.europa.eu/eli/dir/2019/883/oj

di Angelo Morlando

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

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