Lo scorso giovedì 10 maggio 2018 il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ha presentato in esclusiva una scoperta straordinaria, avvenuta nell’area di Civita Giuliana, zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei, dove erano stati intercettati cunicoli clandestini. Grazie all’operazione congiunta del Parco Archeologico di Pompei con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, gli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, dallo scorso agosto è stato avviato un intervento di scavo allo scopo di proseguire nelle indagini e salvare il patrimonio archeologico in pericolo. L’intervento ha portato alla luce una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale, dalla quale sono emersi anche diversi reperti (anfore, utensili da cucina, parte di un letto in legno di cui è stato possibile realizzare il calco) e una tomba del periodo post 79 d.C. che custodiva lo scheletro del defunto. Per la prima volta è stato, inoltre, possibile restituire, attraverso la tecnica dei calchi, la sagoma integra di un cavallo rinvenuto in uno degli ambienti dello scavo.

 

Cunicoli a laser scanner
Cunicoli a laser scanner

 

Tra gli ambienti individuati è emersa una stalla con resti equini. La tecnica dei calchi ha permesso di identificare una mangiatoia la cui struttura, probabilmente costruita in materiale deperibile, è ancora visibile unicamente grazie al calco in gesso. Allo stesso modo l’individuazione, nella zona centrale della stalla, di un vuoto causato dal deperimento di materiale organico all’interno dello strato denominato “tuono”, ha consentito la realizzazione di un calco in gesso di un equide. L’animale poggia sul suolo con il fianco sinistro e mostra allo sguardo quello destro. Gli arti posteriori sembrano sconvolti dalle attività dei tombaroli che hanno interessato l’area in tempi recenti. L’esame radiologico dello scheletro potrà restituire dati molto più precisi ed anche fornire informazioni sullo stato di salute osteologica dell’animale (es. patologie scheletriche). L’attribuzione alla specie non è al momento del tutto certa, ma da una prima analisi sembra probabile che si tratti di un cavallo (Equus caballus).

Gli scavi della città di Pompei, iniziati nel 1748, continuano ancora oggi a stupire, portando alla luce resti di un sito archeologico il cui fascino rimarrà sempre immutato.

di Teresa Lanna

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