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Pomigliano vola a Sidney con Vincenzo Pagliara, miglior bartender d’Italia

Simone Cerciello 05/09/2022
Updated 2022/09/05 at 5:51 PM
5 Minuti per la lettura

«A Sidney per rappresentare la bar community italiana»

Volare in Australia per rappresentare un Paese intero, questa la nuova mission di Vincenzo Pagliara, recente vincitore della Diageo Reserve World Class e dunque ufficialmente miglior bartender d’Italia. Vincenzo e il suo Laboratorio Folkloristico, a Pomigliano d’Arco, offrono ai loro clienti un’esperienza capace di miscelare sapori, storia e folklore. Lo abbiamo intervistato, intraprendendo un percorso che va da Vittorio Imbriani al Tommy’s Margarita, passando per Sidney.

Professionalmente com’è cresciuto Vincenzo Pagliara?

«Mi sono avvicinato a questa professione molto tardi, non ho fatto un alberghiero ma in parte sono figlio d’arte, in quanto i miei genitori si trasferirono, prima che io nascessi, in Germania, dove gestivano un ristornate che faceva food all’italiana, con vino e birre. Sono dunque cresciuto in quell’ambiente, tra racconti e aneddoti. Ho frequentato il liceo scientifico, durante l’ultimo anno ho seguito un corso di bartender e ho iniziato a lavorare in vari locali. Professionalmente, dopo i club napoletani, mi sono avvicinato molto di più a quello che è il mondo dei cocktail bar e mi sono poi trasferito a Londra, poiché lì era la meta ideale per apprendere nuove cose, dato che molti bartender venivano dall’estero. Ho trascorso 6 anni nel Regno Unito prima di spostarmi a Shangai, dove ho fatto una pre-opening come beverage director per una lussuosa catena di alberghi; sempre in Cina ho aperto un altro cocktail bar che andava a connettere ingredienti italiani e cinesi».

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Hai girato il mondo ma poi sei tornato nella tua terra. Come mai questa scelta?

«Già durante l’ultimo anno in Inghilterra sentivo la necessità di ritornare in Italia per realizzare una mia idea. Nell’ultimo periodo in Cina ero focalizzato sul progetto di Pomigliano, basandomi sui prodotti locali, tornando a fare un qualcosa che mi piaceva fare e creare una realtà nella mia comunità».

“Laboratorio Folkloristico”, un nome molto particolare, le origini quali sono?

«Abbiamo deciso di creare una realtà che avesse dei richiami al folklore campano, con una visione un po’ più globale; un percorso di ricerche che non si limita ai soli drink. Volevamo trasmettere qualcosa di “handmade”, qualcosa di innovativo e non semplicemente trendy. Utilizziamo solo prodotti locali a km 0, vogliamo dare valore al territorio, ai piccoli produttori, che non sempre vengono valorizzati. Proprio il concetto di “laboratorio folkloristico” è legato molto al concetto di vesuviano e locale, anche attraverso la nostra brand identity, la quale si prefissa di ricreare i 12 conti pomiglianesi, una novella di Vittorio Imbriani; 12 storie che abbiamo fatto ridisegnare da un artista locale e resi molto più funky».

In merito al Diageo Reserve World Class Italia, ci puoi raccontare la tua esperienza? C’era la sensazione di poter raggiungere qualche obbiettivo importante?

«Credo che la World Class sia più un percorso che un obbiettivo da raggiungere, una competizione che testa tutti gli aspetti di un bartender. L’anno scorso sono arrivato secondo, ma quest’anno c’era la sensazione di poter raggiungere un ottimo risultato; l’esperienza dell’anno precedente mi ha aiutato molto, sia nell’approccio che nella preparazione. La finalissima si è tenuta al Roma Bar Show dove siamo stati chiamati a creare 6 drink in 6 minuti con uno speech e una soundtrack scelta da noi. C’erano circa 500 persone, è stata un’emozione unica».

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A brevissimo sarai a Sidney per la Global. Che aspettative hai?

«Alle Global di Sindey ci saranno 50 Paesi e avrò l’onore di rappresentare l’Italia. Ora c’è più consapevolezza e tanta voglia di ottenere buoni risultati, voglio rappresentare al meglio la bar community italiana».

Qual è il drink preferito del miglior bartender d’Italia?

«Il drink preferito del miglior bartender d’Italia è sicuramente un Tommy’s Margarita».

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