“Il Polpettone”: film-inchiesta sul diritto allo studio

"Il polpettone" il docu-film di Raffaele Imbò

Ribellarsi è un diritto

Intervista al giovane regista Raffaele Imbò, creatore del docu-film “Il polpettone”

 

Si può dimenticare il diritto allo studio? La risposta purtroppo è sì. A dimostrarcelo, ci ha pensato Raffaele Imbò: 22 anni, passione per il cinema, il videomaking ed il progetto di un film-inchiesta portato a termine pochi mesi fa. Il 15 luglio dello scorso anno, Raffaele ha pubblicato in maniera del tutto indipendente “Il Polpettone”, inchiesta in cui sono documentate le dinamiche contraddittorie e poco democratiche dell’istituto superiore da lui frequentato, il “V. Telese” di Ischia. Per anni, Raffaele ha filmato con la sua videocamera la totale disorganizzazione dell’istituto che all’epoca, era sotto la dirigenza di Giuliana D’Avino (non nuova a critiche e scontri con studenti e genitori). A caratterizzare l’inchiesta, è proprio il metodo con cui la dirigente agisce nei confronti di docenti ed allievi: corruzione, studenti demotivati, compiti in classe con voti falsati, minacce e ricatti. Il diritto allo studio risulta essere la cosa meno importante: docenti che non adempiono ai loro compiti e classi allo sbando sotto la direzione di una preside dalle ideologie dittatoriali.

«È stato molto faticoso realizzarlo – dice Raffele – la rabbia mi ha spinto a realizzare tutto questo…Ho davvero dedicato tutto il mio tempo a questo film».

Ci sono stati momenti di sconforto, dove hai pensato “ma chi me lo fa fare?”
«Sì, momenti di sconforto ce ne sono stati ma il mio pensiero non è mai stato “chi me lo fa fare”, pensavo invece “chissà se ce la farò!».

Perché sentivi di dovercela fare?
«Per due motivi: credevo fortemente che potesse servire a tutti, ed è servito. Inoltre, che fosse qualcosa di davvero giusto, condivisibile, ricco».

Quando hai capito di dover documentare ciò che accadeva?
«Inizialmente filmavo qualche ragazzata in classe, poi mi sono accorto che dalle varie registrazioni saltavano fuori le contraddizioni degli insegnanti. Ho capito che mi trovavo in una situazione “marcia”; tutto era fuori controllo, così all’inizio del quinto anno ho pensato che continuare a documentare fosse l’unica “boa” a cui aggrapparsi per raccontare con credibilità dei fatti surreali».

Essendo il film ripreso in prima persona, emerge molto l’impatto emotivo degli studenti rispetto alla situazione. Questa esperienza avrà condizionato la tua visione del sistema scolastico…
«Per un lungo periodo non ho voluto neanche parlare di scuola, provo una forte sfiducia. Mi è capitato di incontrare persone adulte che hanno guardato il mio film e si sono rivisti in quelli che furono i loro anni scolastici. Questo la dice lunga sulle falle del sistema scolastico…».

Spesso colpevolizziamo i  giovani etichettandoli come pigri, senza più valori. Nel tuo film riesci a dimostrare il contrario documentando la “fame” di cultura dei tuoi compagni di classe…
«I giovani vanno motivati. Se il giovane è demotivato, è a causa di ciò che lo circonda. Penso che i giovani siano candele da accendere e la scuola, in quegli anni, dovrebbe rappresentare il fiammifero. Di conseguenza, credo sia responsabilità del corpo docente motivarli».

Hai pubblicato il film su YouTube, utilizzatissimo dai giovani. Se dall’altra parte dello schermo ci fosse qualcuno in una situazione analoga a quella da te vissuta, cosa consiglieresti di fare?
«Agire nel modo più sensato possibile. Io ho agito così perché mi è sembrato giusto reagire in quel modo e ribellarmi. Avrei potuto cedere a qualche ricatto, stare alle condizioni che la dirigente dettava, così facendo avrei evitato ogni scontro, ma non è nella mia indole».

Sei stato coraggioso a pubblicare il film senza aver paura di querele o ritorsioni, eppure le persone che preferiscono il silenzio sono sempre molte…
«Beh, un anno dopo Giuliana D’Avino è stata trasferita al “G.Rossini” di Bagnoli e tutt’ ora utilizza lo stesso sistema utilizzato nel mio istituto, ciò vuol dire che nessuno ha lasciato che i suoi discutibili metodi didattici venissero alla luce. Non so spiegarmi perché spesso si tende a non denunciare certi episodi, io parlo per me e posso dire che nella mia situazione non potevo non agire».

Nel film si nota anche la forte unione col tuo gruppo di amici. Loro come hanno reagito a questo film? E come mai “Il polpettone”?
«I miei amici erano increduli, molto sorpresi, nessuno sapeva delle registrazioni. Hanno guardato questo film tantissime volte, che alla fine racconta anche questo: l’amicizia, l’unione. Ho scelto quel titolo perché la quantità di materiale che avevo raccolto era davvero enorme, e sapevo che ne sarebbe venuto fuori un documento pesante, un bel polpettone insomma».

Progetti futuri?
«Per il momento studiare regia e cinematografia, mi concentro sulla formazione».

Un giovane intraprendente e brillante Raffaele, che ha scelto di dar voce alla sua verità e a quella di tanti altri studenti attraverso un progetto realizzato interamente ed esclusivamente da lui. Ci auguriamo che il film sia di monito per docenti, dirigenti, studenti che magari vivono la medesima situazione ma scelgono il silenzio.

 

ecco il trailer del film:

di Daniela Russo

About Redazione Informare

Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito da Officina Volturno, associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.