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PoliticaMente – Rubrica di riflessione civile e democratica. Ep 2 La concordia sociale

Nicola Iannotta 02/09/2022
Updated 2022/09/02 at 3:25 PM
6 Minuti per la lettura

Venerdì scorso vi abbiamo presentato la nostra nuova rubrica di approfondimento culturale, PoliticaMente: una rubrica di riflessione civile e democratica che ci accompagnerà settimanalmente e ci offrirà lo spazio e il tempo per ragionare su questioni di interesse collettivo che condizionano la nostra vita democratica. (Clicca qui per recuperare il primo episodio).

Dopo aver presentato il progetto venerdì scorso, da quest’oggi designeremo un tema specifico e cercheremo di sviscerarlo nella sua dimensione storica e attuale. Lo faremo grazie all’aiuto della Prof.ssa Annamaria Rufino, esperta di Sociologia del diritto.

Per quest’oggi abbiamo scelto di parlare della “concordia” come elemento base nocciolo del bisogno umano di organizzarsi in comunità.

Professoressa, da cosa pensa bisogni ripartire per riscoprire il valore del vivere insieme in una comunità?

Ripartiamo dalla “concordia” e dal suo valore attestativo dei principi democratici. Aggiungiamo un’espressione tanto ricorrente in questi giorni, ovvero il richiamo di politici e mezzi di comunicazione alla “vita delle persone”. Sulla concordia, purtroppo, nessuno può affermare che esista, ma è altrettanto grave che oggi, nel 2022, si metta in evidenza quest’emergenza: la vita delle persone. Facciamo un passo indietro e riandiamo agli articoli della Costituzione, della nostra Costituzione, a cui tutti plaudiamo per la sua eccellenza. E su questo valore non abbiamo, giustamente, dubbi. Chi può difendere o tutelare, oggi, quegli articoli, che appaiono contraddetti proprio dal rinvio, allarmante, alla vita delle persone?

La conoscenza della Costituzione lo permetterebbe?

La Costituzione stabilisce le direttrici lungo le quali instradare la concordia tra i cittadini: lavoro, equità, tutela dei diritti, compiti dello Stato e rapporto con gli altri Stati. Queste quelle a più ampio raggio.

La nostra Costituzione è coerente con quello spirito sistemico che, nel periodo storico in cui fu scritta, attribuiva alle Istituzioni, il compito di “governare” il mutamento sociale. All’epoca i cittadini venivano da una lunga fase di stravolgimento, di pericoli, di rischi e frammentazioni. L’unico e più forte motivo di condivisione era il bisogno di stabilità e sicurezza. Dall’alto, le Istituzioni furono legittimate ad operare il cambiamento proprio interpretando, nella giusta direzione, quel bisogno.

Si pensa normalmente che ogni cambiamento porti o possa portare ad un miglioramento. Anche nel nostro oggi storico è questo l’auspicio più condiviso. Ma è proprio su questo termine “condivisione” che occorre soffermarsi, oltre che, ovviamente, sull’effettività del miglioramento.

Lo sgretolarsi delle strutture sociali ha frammentato l’interazione interpersonale necessaria a strutturare la condivisione, soprattutto in vista dell’individuazione degli obiettivi da raggiungere. Potremmo sintetizzare il tutto con la parola ” valore”. Qual è oggi il valore sociale che attribuiamo alle nostre azioni? E, soprattutto, quali sono gli strumenti di misurazione per condividere il cambiamento? Non c’è dubbio che il principale strumento di misurazione sia il tempo. Negli anni eravamo abituati a misurare, con sufficiente certezza, il tempo necessario per raggiungere i risultati. Oggi, è frequente arrendersi al mancato miglioramento o all’assenza di cambiamento tra il prima e il dopo. Ancor più correttamente si dovrebbe ammettere, come spesso sentiamo dire: tutto tempo sprecato, nulla è cambiato! Tutto ciò ha inciso sulla vita delle persone, sulla loro possibilità di condividere e partecipare, sul tempo e gli spazi di vita, a partire dal quotidiano.

Questo mutamento ha cambiato anche il modo di agire “democratico” nella quotidianità delle persone?

Sì, torniamo al valore della democrazia. Qual è stata la modalità a cui si sono affidati i cittadini per rafforzare la condivisione e la “concordia”, come l’avrebbe definita Cicerone? Lo spazio politico sarebbe stato il luogo più consono in questa direzione, ma sappiamo tutti che così non è stato. Il quotidiano di tutti, il luogo dove sono state riversate riflessioni, aspettative, valutazioni critiche, sono stati i social. Un grande paradosso, che ha contribuito ad allontanare tutti dal quotidiano nella sua essenza reale, un luogo senza spazio e senza tempo. Un luogo che ha estraniato, ammutolito e separato tutti da tutto e da tutti. Un rifugio, si potrebbe definire, a fronte dell’allontanamento dalla politica e, dunque, dalla democrazia.

Dove rintracciare allora la concordia fra le parti che animano la vita sociale?

Nelle relazioni concrete, nell’interazione personale, fatta di sguardi, espressioni, discussioni e, perché’ no, di emozioni, ma anche di errori valutativi e di correzioni, che tutti possiamo “realmente” impegnarci per la tutela dei diritti e la costruzione del futuro, dunque per la democrazia. Di quel rifugio hanno approfittato in tanti, comuni cittadini disorientati o resi aggressivi, ma, soprattutto, i politici, sicuri della possibilità di strumentalizzare gli effetti dell’allontanamento dalla vita reale delle persone.

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