Polemica sul crocifisso: fiumi di parole

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“Ci risiamo!”, verrebbe da affermare a pieni polmoni. Come una risacca senza tempo che riporta indietro cose che sembravano lontane, è riscoppiata, in questi giorni, la polemica sul crocifisso.

Affiggerlo o meno all’interno delle aule scolastiche? Il vespaio è stato sollevato dal neo ministro dell’istruzione, Fieramonti. Come è liturgia in questi casi, l’opinione pubblica si è divisa. Da un lato, quelli che affermano con ancora più forza la laicità dello stato, che vedono nel crocifisso solo un simbolo religioso e, per questo motivo, inappropriato e fuori luogo rispetto ad altre sedi che non siano le chiese; dall’altro ci sono quelli che, pur non essendo particolarmente religiosi, vedono nel simbolo di Cristo in croce, non solo una realtà religiosa, ma culturale.

All’origine di tale polemica il solito leit motiv: il crocifisso è discriminante ed esporlo nelle aule scolastiche porterebbe disagio a chi non è cristiano e a chi è di religione diversa da quella cristiana. O, semplicemente, a chi non crede in Dio. Dinanzi a tutto questo, occorre tentare di fare un’analisi fenomenologica del crocifisso che esula il tipo di appartenenza a una credenza religiosa o meno.

Perché il crocifisso generebbe discriminazione? È davvero così? È davvero soltanto qualcosa che appartiene alla fede cattolica?

Esso è, anzitutto, l’immagine di una rivoluzione che ha cambiato il mondo. Questo risulta innegabile: basti pensare come, da un punto di vista storico, la nascita di Cristo rappresenti uno spartiacque ineludibile. È poi simbolo del dolore, realtà che, evidentemente, l’attuale società cerca di edulcorare o ammorbidire, vedendo in esso sempre qualcosa di totalmente negativo. La corona di spine, le piaghe e i chiodi del Cristo evocano le sue sofferenze, ma al tempo stesso, quelle di centinaia di migliaia di persone. Basterebbero queste semplici e banali considerazioni a ricordare che il crocifisso non è solo legato al mondo cattolico. A ciò si unisce poi il fatto che la stessa croce, simbolo di morte e solitudine, rammenta una finitudine che va oltre il credo religioso e che riguarda ogni persona, al di là della propria fede, al di là di ogni condizione sociale. Senza alcun dubbio,non si trovano altri segni con una tale carica evocativa che descrivono così perfettamente la parabola umana e il suo destino. E dunque, la verità è che il crocifisso è parte sì della storia, ma non solo di quella dei cristiani, ma del mondo stesso. Come può una tale realtà simbolica che abbraccia ogni persona essere discriminante per qualcuno?

L’ateo (per definizione etimologica) è uno “senza Dio”, ma non senza il proprio simile.

E, per quanto la storia ci racconti di migliaia di persone martoriate, flagellate, tradite, uccise ingiustamente, Cristo le rappresenta tutte, perché prima di Lui nessuno aveva parlato di uguaglianza e fratellanza; prima di Lui, nessuno aveva rotto così profondamente la barriera tra ricchi e poveri capovolgendo la logica del mondo, preferendo i secondi ai primi. E nessuno, prima di Lui, ha mostrato come la via che salva l’uomo, ogni uomo, è e rimane la solidarietà, bandiera che non muta col passare dei secoli e che travalica e travolge ogni civiltà. Nessuno come Lui ha ricordato la potenza liberante del perdono che riabilita non solo chi lo riceve, ma prima ancora chi lo dona. E, infine, nessuno prima di Cristo ci ha insegnato che è la capacità di fare spazio all’altro che costruisce un futuro, anche per chi non è credente. Le sue parole si spalmano sulla storia intera e la storia è patrimonio di tutti. E il “tutti” non ammette differenze, di nessun tipo. Di nessun partito. La croce, prima che di fede, ci parla dell’uomo. Racconta la fatica, la lotta, che ogni essere umano affronta, nella sua condizione e storia personale. E questo non può escludere nessuno. E non offende alcunchè.

Sarebbe interessante, oggi, dinanzi alle tante chiacchiere e polemiche che nascono in merito a questa questione, scoprire come il Crocifisso potrebbe rispondere. Ma Egli tace. Lo fa con un linguaggio che provoca e spiazza tutti. E mette a nudo. E la sua forza è tutta lì. Un silenzio carico di senso più di mille parole. Un silenzio che continua a scrivere la Sua e la nostra storia.

di Francesco Cuciniello

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