“Poggioreale è un campo di concentramento”

148

Pietro Ioia presenta il suo libro di denuncia: “La Cella Zero. Morte e rinascita di un uomo in gabbia”

La Cella Zero” è la prima pubblicazione di Pietro Ioia, ex detenuto che ha scontato in carcere una pena di 22 anni per narcotraffico. Tra i 20 diversi istituti penitenziari nei quali è stato trasferito c’è anche il carcere di Poggioreale, dove Pietro per la prima volta incontra la realtà della Cella Zero, nella quale ha subito torture di una violenza inaudita.

«Noi la chiamavamo O’ Zer. Era una cella non numerata dove la polizia penitenziaria ci spogliava e ci picchiava con manganelli, calci e pugni. Nell’arco di 30 anni ci sono passati oltre 50000 detenuti». Spiega Ioia durante la presentazione del suo libro, tenutasi a Napoli il 13 gennaio.

La cella zero non esiste solo a Poggioreale ma, come confermano numerose denunce, in svariati carceri italiani. Pietro in quella cella ci è stato due volte e ha deciso di rompere il silenzio sulle violenze che ha subito in prima persona e che continua a subire chi si trova ora al suo posto. Nel suo libro ha scelto infatti di parlare di tutto quello che ha visto e vissuto negli anni di detenzione, nei quali ha raccolto storie difficili da raccontare.

«La seconda volta che finii allo Zero fu perchè ci trovarono delle armi. Ci portarono al piano terra, ci spogliarono e ci fecero correre per un corridoio, buttandoci i cani addosso. Uno dei detenuti venne morso nelle parti intime».

Questa è solo una delle storie che Pietro ci racconta, che ci apre gli occhi su una realtà che, afferma, ricorda quella di un campo di concentramento. Sono questa e le tante esperienze di questo genere vissute nel carcere di Poggioreale che lo spingono ad iniziare la sua lotta per i diritti dei detenuti, denunciando nel 2014 le torture subite in carcere. Dopo la sua, di denunce, ne arrivano più di 150.

Da allora Pietro ha continuato con coraggio la sua battaglia, riconosciuta e premiata anche dal sindaco De Magistris, che gli ha recentemente affidato l’incarico di garante per i diritti dei detenuti.

«Per me questo incarico è una missione» commenta l’autore, raccontandoci delle sue recenti visite nei carceri napoletani e di come il suo operato sia continuamente intralciato dalle interferenze della penitenziaria. Poggioreale, tra tutti gli istituti, resta il più invivibile. Le condizioni di vita che ci vengono descritte, tra sovraffollamento, strutture fatiscenti e diritti negati, sono davvero inumane.

«Io ho pagato. Ora, forse, è il turno dei carnefici» Queste le parole con cui si conclude “La Cella Zero”, che racchiudono il senso di rivalsa non solo personale ma collettiva che ha spinto e spinge Ioia a portare avanti la sua missione, con la speranza che la giustizia possa finalmente vincere sul potere.

A presentare il libro di Pietro Ioia è presente anche Giuseppe Ferraro, docente di filosofia morale alla Federico II che da anni lavora come volontario in carcere, a stretto contatto con i detenuti. Il professore analizza la situazione carceraria da un punto di vista sociale.

«Il grado di democrazia di un Paese si misura in base alle condizioni delle sue scuole e delle sue carceri» afferma, sottolineando come entrambe le istituzioni dovrebbero svolgere un ruolo educativo. Pessime notizie per l’Italia che, in entrambi gli ambiti, non fa di certo una bella figura.

Di quanti altri Stefano Cucchi c’è bisogno prima che la polizia penitenziaria paghi per le proprie responsabilità? Di quante altre vittime, prima che il sistema carcerario venga riformato partendo da zero?

di Marianna Donadio

Print Friendly, PDF & Email