A volte siamo tutti stranieri nella nostra terra, mentre camminiamo per le strade. E magari ci soffermiamo a guardare distrattamente quello che fanno gli altri, perdendoci nei nostri pensieri. Questa poesia è uno di quei momenti in cui ci si lascia annullare completamente, per dedicarsi soltanto a guardare l’ingenuità dei gesti più semplici, riponendo la propria fiducia nella spontaneità degli uomini.

Occhi di vita

È come passeggiare sul filo del destino,
nascosto nell’ombra,
guardando gli altri,
inosservati.

Chi piange,
chi ride,
chi gioca,
chi è stanco,
chi lavora,
chi dorme.

I due piccoli sfrenati,
le carezze, i sogni, i baci,
i genitori innamorati,
i mille progetti,
e i mille fallimenti.
La gioia di vivere,
gli occhi tristi e ridenti,
il caffè della sera,
il bicchiere ormai vuoto,
la luce dei lampioni,
il buio della notte,
la chiarezza della luna.

E intanto i passi avanzano,
e osservi, e osservi,
la tua vita è in ciò che vedi,
le emozioni di chi è ingenuo,
e di chi lo è troppo poco.

Ma tu cammini, e cammini,
perché i tuoi occhi,
i più belli,
li hai donati alla vita,
agli esseri umani,
e non avrai altro dio,
all’infuori di quelli.

di Paolo Acampora

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