alfonso gatto

“Poesia in bicicletta”: raccontare lo sport con Alfonso Gatto

Redazione Informare 08/06/2024
Updated 2024/06/07 at 10:13 AM
4 Minuti per la lettura

Con un inedito ritratto di Alfonso Gatto si è chiuso il 19 aprile il ciclo di seminari Con parole nuove presso l’Università degli Studi di Salerno, ospite Massimo Cerulo, organizzato in sinergia tra la Fondazione Gatto e l’omonimo Centro di ricerca interdipartimentale dell’ateneo.

L’intervento di Massimo Cerulo su Alfonso Gatto

Professore ordinario di Sociologia presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli “Federico II”, Cerulo si è occupato di Gatto appunto in termini sociologici. Il suo lavoro è stato pubblicando lo scorso anno per Orthotes Editrice (2023), all’interno della collana Sillabario, che insegue l’intuizione di esplorare nuove vie per raccontare grandi classici e contemporanei.

Introdotto dal docente di Letteratura italiana Epifanio Aiello, l’intervento ha sollevato un’interessante riflessione rispetto alla narrazione sportiva odierna, oltre a ricostruire un aspetto della produzione gattiana che normalmente passa in secondo piano. Eppure, in diversi momenti della sua vita il poeta si dedica allo sport: in particolare, è inviato per “l’Unità” al Giro d’Italia del 1947 e del 1948; e poi per il “Giornale del mattino” il Tour de France del 1958 e il Giro d’Italia del 1959. 

Lo sport come collante sociale

Dell’interesse del poeta salernitano sono già testimonianza altre raccolte in volume dei suoi scritti e articoli – tra cui La palla al balzo, a cura di Filippo Trotta, “felice resoconto dagli stadi d’Italia di uno dei maggiori poeti del Novecento” – interesse che si colloca in un contesto in cui, da alcuni intellettuali, lo sport era guardato con diffidenza, considerato un relitto del periodo fascista. L’autore vi aveva invece scoperto, e a ragione, un modo per arrivare alle persone: ancora oggi, la dimensione sportiva è infatti collante sociale e potente strumento comunicativo per veicolare valori e costruire legami.

L’esperienza di Alfonso Gatto

L’esperienza di Alfonso Gatto nel panorama sportivo si sposava con l’incarico di raccontare le grandi competizioni ciclistiche di quegli anni: una strategia portata avanti dalle testate giornalistiche per avvicinare la popolazione alla lettura e incentivare l’azione di acculturazione sociale, che vedeva l’attiva collaborazione di intellettuali e scrittori del tempo. Ai cronisti si affiancava così una penna che potesse “dipingere” meglio il quadro in cui si inseriva la competizione, allargandone i confini.

Attraverso il Tour de France e il Giro d’Italia nel secondo dopoguerra, Gatto si fa cantore di vicende, personaggi e aneddoti che si intrecciano all’evento sportivo: una vivida scrittura giornalistica, intrisa di narrazione, che esplora i fatti da diverse prospettive e punti di vista, e ritaglia spazio a coloro che non sono protagonisti diretti dell’evento ma che allo stesso modo lo rendono vivo, pulsante. Un viaggio nel viaggio, che percorre itinerari paralleli coinvolgendo – e raccontando – l’Italia del tempo.

Il ritratto di Alfonso Gatto

Alfonso Gatto figlio della modernità: così Massimo Cerulo lo restituisce agli studenti presenti, ribadendone l’“essere per sé, essere per gli altri”. Seppur calandosi in vesti differenti, egli porta con sé gli strumenti del poeta, guardando ai dettagli, allo straordinario nell’ordinario, riportando a galla la quotidianità e la sua verità. Una capacità narrativa che, come sottolinea il docente, oggi farebbe bene al mondo dello sport, e non solo: in quel particolare momento storico, Gatto fu senz’altro la figura adatta per ridare “colore” a una civiltà che aveva un gran bisogno di guardare a sé stessa con rinnovato ottimismo. 

Di Annateresa Mirabella

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