La bellezza della scrittura ed in particolar modo della poesia, si trova nel fatto che è sempre in continuo mutamento. Può essere libera da ogni schema o vincolata da metriche, può essere aulica, intensa, pulita, lineare oppure estremamente metaforica, contorta e breve. Ognuno ha la sua forma espressiva ed il suo concetto di scrittura. Oggi, voglio farvi conoscere il mio.

 

“Il muro.”

Per troppi anni mi sono finta l’ombra di quel muro,

e poi d’improvviso quel muro l’ho rotto

con le mie mani nude,

e con l’irrequietezza di chi ha bisogno di realtà.

Come fossi anestetico di me stessa, non ho badato al dolore per le ferite sulle mie nocche; fanno male, ma molto meno rispetto alla mia rabbia.

 

Quel cemento era lì immobile, come se potesse proteggermi da un intero mondo,

ma l’ho distrutto,

ed ho capito che quel mondo sarebbe stato un premio,

non una punizione.

Sembrava roccia eppure si è sgretolato

assieme alla mia debolezza, e a ciò che resta delle mie paure.

Ho corso in quello spazio minuscolo dietro quel muro,

pensavo di non farcela.

Poi l’ho rotto urlando, spinta dal dispiacere…

ed ho scoperto che quel muro non aveva alcuna utilità.

Mi trovo ora in uno spazio che conosco bene,

che ho già visto,

dove qualcuno ha passeggiato prima di me ed ha deciso di spegnere le luci.

Mai potrò pretendere di trovare l’interruttore,

ma non smetterò per ora

di cercare uno dei miei fiammiferi in queste tasche disordinate.

Il buio non può obbedirmi, ma può arrendersi alle mie mani.